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Messina (città)

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capoluogo della provincia omonima, 3 m s.m., 211,73 km², 243.997 ab. secondo una stima del 2007 (messinesi), patrono: Madonna della Lettera (3 giugno).

Generalità

Città della Sicilia situata sulla costa occidentale dello stretto omonimo, nel piano alluvionale tra il porto e le estreme propaggini nordorientali dei monti Peloritani. Il nucleo urbano originario si sviluppò nella parte più interna del porto naturale, costituito da una lingua di terra a forma di falce, alla base della quale sorse, nel sec. XVII, la cittadella fortificata. Dopo il devastante terremoto del 1908 l'abitato fu ricostruito sulla base di una rigorosa razionalizzazione urbana (piano regolatore del 1911), i cui elementi formali furono l'adozione di rigide norme antisismiche, il reticolato viario a taglio ortogonale, la scomposizione in “isolati” costituiti da edifici relativamente bassi e l'individuazione dei limiti estremi della città nel torrente Gazzi (a S), nel torrente Annunziata (a N) e nella strada di circonvallazione (a W), che racchiudeva l'area costiera alluvionale. La principale arteria urbana della zona centrale è la via Garibaldi, che si snoda a ridosso del porto, tra la piazza Castronuovo e la piazza Cairoli, oltre la quale si diparte verso SW il rettilineo viale San Martino, asse di un vasto quartiere con struttura a scacchiera, sorto tra la costa e i rilievi dell'interno. La città è parte integrante della particolare area geografica dello stretto di Messina, imperniata su un sistema che ha il suo fulcro nella conurbazione Messina-Villa San Giovanni-Reggio, dotata di una pluralità di funzioni di base, ma soprattutto luogo di transito. Le relazioni tra le due vaste aree urbane si intensificherebbero ulteriormente qualora venisse realizzato il controverso progetto del “ponte sullo stretto”, da molti anni allo studio ma non ancora giunto alla fase esecutiva. Lo sviluppo del circuito autostradale siciliano ha inserito il capoluogo peloritano nella sua rete, dalla quale a lungo era rimasto isolato, tanto che ormai l'espansione edilizia costiera tende a saldare Messina con Catania. È sede arcivescovile e universitaria.

Storia

Fondata dai Calcidesi (provenienti da Cuma e da Calcide in Eubea) nella seconda metà del sec. VIII a. C., col nome di Zancle (“falce”), fu colonia di grande importanza strategica e commerciale, data la sua felicissima posizione naturale dominante lo stretto fra la Sicilia e la Calabria. Intorno al 480 a. C. venne occupata da Anassila, tiranno di Reggio, che la popolò con coloni della Messenia e le attribuì il nome di Messana. Alla sua morte (476 a. C.) fu ristabilito il governo democratico e s'infranse l'unità politica con Reggio; la storia della città fu allora caratterizzata da precarie alleanze, ora con Siracusa ora con Atene, e dalle alterne vicende di predominio della fazione dorica (messenica) e ionica (calcidese). Espugnata e distrutta dai Cartaginesi nel 396 a. C., fu ricostruita da Dionisio I di Siracusa. Caduta in possesso dei Mamertini, mercenari di Agatocle, nel 289 a. C., dopo la prima guerra punica divenne la prima città siciliana sottoposta ai Romani (263 a. C.); visse allora un periodo di grande prosperità come città federata, decadendo con la fine dell'impero. Durante il dominio bizantino godette di una relativa floridezza e autonomia di governo. Occupata dai Saraceni nell'843 e dai Normanni nel 1061, conobbe grande importanza come centro di scambi commerciali durante la dominazione sveva. Dimostrò la propria fedeltà agli Angioini respingendo l'attacco dei pisani nel 1268, ma prese parte insieme ad altre città ai Vespri siciliani; nel 1282 fu assediata senza successo da Carlo d'Angiò. Gli Aragonesi impressero nuovo impulso alla vita commerciale e culturale della città, che fu elevata a capitale e visse un periodo di grande splendore: fu ampliato il porto, potenziato l'arsenale e la cittadella e fondata l'Università (1548). Investita nel sec. XVII da una grave crisi economica, tentò di ribellarsi alla Spagna con l'aiuto della Francia (1674-78), ma fu riconquistata, perdendo ogni privilegio e decadendo d'importanza. Si risollevò con il governo di Carlo III di Borbone, ma fu duramente provata da una serie di calamità naturali: l'epidemia di peste del 1743 e il terremoto del 1783, che la distrusse. Si ribellò ai Borbone con il resto dell'isola nel 1848 e fu bombardata dalle truppe del re Ferdinando II. La città venne liberata da Garibaldi nel settembre del 1860 e la cittadella si arrese al generale Cialdini nel marzo 1861. Nuovamente danneggiata dal terremoto del 1894, fu distrutta (60.000 vittime e il 91% degli edifici rasi al suolo) da quello del 1908. Nel 1943 costituì l'ultimo baluardo delle forze italo-tedesche contro le truppe anglo-americane.

Archeologia

Testimonianze archeologiche della fase arcaica sono le monete di Zancle con la raffigurazione del porto (Siracusa, Museo Archeologico Nazionale), la necropoli del torrente San Cosimo (con ceramica corinzia, ionica e attica) e i materiali votivi della penisoletta del porto, tra cui vasetti protocorinzi. Della fase ellenistico-romana restano tratti delle mura, vari settori di necropoli, tracce di un santuario di Asclepio presso il duomo. Sculture greche, ritratti e sarcofagi di età romana si trovano nel locale museo.

Arte

Di origine normanna è il duomo, principale monumento cittadino, ricostruito dopo il terremoto del 1908 e i bombardamenti del 1943. La parte inferiore della facciata, con i tre portali cinquecenteschi dalle belle forme gotiche, appartiene alla costruzione originaria. Nell'interno, a tre navate con colonne ad archi ogivali e soffitto in legno, si trovano molte opere d'arte, tra cui la statua di San Giovanni Battista di Antonello Gagini (1525), la lastra tombale dell'arcivescovo Palmieri (sec. XII, la più antica scultura della chiesa), il cenotafio dell'arcivescovo Guidotto De Tabiatis (sec. XIV), il ricchissimo altare maggiore con baldacchino (realizzato nei sec. XVII-XVIII e ricomposto dopo il 1943), un paliotto in argento e rame dorato di Filippo Juvara e il sepolcro dell'arcivescovo Pietro Bellorado (1513); la parte meno danneggiata è la cappella del Sacramento, in cui si trova un mosaico originale del Trecento. La chiesa custodisce inoltre il Tesoro del duomo, con circa 400 opere di orafi e argentieri messinesi (sec. X-XX), tra cui è la Manta d’oro della Madonna della Lettera (1668), vero capolavoro del fiorentino Innocenzo Mangani. Adiacente alla chiesa è il campanile cuspidato, con orologio astronomico tra i maggiori del mondo, costruito a Strasburgo nel 1933, in cui automi vari (figure simboliche del tempo, dei giorni e delle stagioni, nonché scene evangeliche), si animano a ore fisse. La piccola chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani (sec. XII) è stata restituita alle forme originarie da vari restauri condotti nel sec. XX. Unica testimonianza di arte gotica siciliana è la chiesa di Santa Maria degli Alemanni, edificata nel sec. XIII forse da maestranze d'oltralpe. Poco resta anche delle realizzazioni architettoniche dei sec. XVI-XVII: la restaurata fontana di Orione, in piazza del Duomo (1547-53), e quella del Nettuno (1557), in piazza Unità d'Italia; la chiesa e il monastero di Montevergine, la chiesa di San Giovanni di Malta e la chiesa di San Paolino (o Santa Rita), che conserva all'interno preziosi stucchi e affreschi del primo Settecento. Significative costruzioni ottocentesche sono il Cimitero Monumentale (1872), progettato da Leone Savoia, e il teatro Vittorio Emanuele di Pietro Valente, inaugurato nel 1852. Nel Novecento furono realizzati il complesso dell'Università (1927) di Giuseppe Botto e il Palazzo di Giustizia (1928) di Marcello Piacentini.

Musei

Il Museo Regionale vanta preziose opere d'arte; tra le più significative si annoverano mosaici, sculture e pitture bizantine e di epoca normanna, un trittico trecentesco di scuola senese, formelle settecentesche in bronzo dorato, polittici del Quattrocento di epoca catalana e opere di Antonello da Messina (polittico di San Gregorio, 1473), Gerolamo Alibrandi, Caravaggio (Adorazione dei pastori e Resurrezione di Lazzaro, opere del 1609), Polidoro da Caravaggio, Antonello Gagini, Francesco Laurana e Mattia Preti. Nella frazione di Gesso si trova il Museo “Cultura e Musica Popolare dei Peloritani”, che espone un'insolita raccolta di strumenti musicali popolari siciliani e oggetti utilizzati dai pastori, tipici della zona peloritana.

Economia

Notevole centro amministrativo e commerciale, importantissimo nodo ferroviario e portuale per le comunicazioni con il continente, la città si configura come punto forte della conurbazione dell'“area dello stretto di Messina”, che include anche Reggio di Calabria. Le principali attività manifatturiere sono legate alla trasformazione dei prodotti agricoli: agrumi e altra frutta, ortaggi, uva da vino (faro DOC), olive e nocciole; sono presenti industrie nei settori metalmeccanico, cantieristico, chimico, cartario, poligrafico, tessile, vetrario, delle materie plastiche, del legno e della ceramica. Altre fonti di reddito provengono dalla pesca e dalle attività connesse al turismo naturalistico, culturale e invernale (monti Nebrodi).

Curiosità e dintorni

Nel periodo di ferragosto vi si svolgono due singolari cerimonie: la Cavalcata dei Giganti (13 e 14 agosto), in cui una coppia di statue equestri, in legno e cartapesta, Mata e Grifone, rappresentanti i mitici fondatori della città, viene fatta sfilare per le vie del centro; e, il giorno dell'Assunta, la Processione della Vara, un'enorme costruzione piramidale, nella quale prendono posto anche personaggi viventi, con meccanismi mobili e figure sospese, che rappresenta la morte della Vergine e la sua assunzione in cielo. Messina ospita la prestigiosa Fiera Campionaria Internazionale (agosto) e il Campionato invernale di vela d'altura “Trofeo Rodriquez” (febbraio-aprile). La città diede i natali ai pittori Antonello da Messina (ca. 1430-1479), Gerolamo Alibrandi (1470-ca. 1524) e Giuseppe Migneco (1908-1997), all'architetto Filippo Juvara (1678-1736) e all'uomo politico Giuseppe La Farina (1815-1863). Poco fuori dalla città sorge la chiesa di Santa Maria della Valle (o della Scala), detta anche la “Badiazza”, costruita in epoca normanna (sec. XII) e in seguito più volte rimaneggiata. Conserva un aspetto fortificato, conferitole dalla coronatura merlata. L'interno è caratterizzato da un pregevole arco acuto che definisce l'abside centrale.