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Policòro

comune in provincia di Matera (68 km), 25 m s.m., 67,29 km², 15.096 ab. (policoresi), patrono: Madonna del Ponte (terza domenica di maggio).

Cittadina situata tra le foci dei fiumi Agri e Sinni. Deriva il nome dalla medievale Policoro, sorta nei pressi dell'antica Eraclea (e dell'ancora più antica Siri), fondata nel 432 a.C. come punta avanzata della colonizzazione tarantina, conquistata da Alessandro il Molosso nel 334-330 a. C. Nell'area si combatté, nel 279 a. C., una battaglia tra Pirro e i Romani (280 a. C.); qualche anno dopo (272 a. C.) la città divenne confederata di Roma e nell'89 a. C. municipio. Appartenne ai Gesuiti, nel 1771 alla principessa Serra Cassano di Gerace e infine ai Berlingieri. § Nell'abitato sono il palazzo baronale, la moderna parrocchiale con campanile a cupola e il Museo Nazionale della Siritide, che documenta le fasi storiche e culturali del territorio sottoposto alle città di Siris e di Eraclea. § Comune tradizionalmente agricolo (cereali, agrumi, olive, uva da vino, barbabietole da zucchero, ortaggi, albicocca di Policoro), conta su una sviluppata industria, attiva nei settori alimentare, meccanico, dei materiali da costruzione e della lavorazione della gomma. Rilevante il turismo archeologico e balneare (Lido di Policoro). Fiorente l'artigianato (lavorazione dell'argilla). § Nei dintorni è la chiesa di Santa Maria d'Anglona, sorta sul sito della bizantina Anglone: di origine altomedievale, ma rimaneggiata più volte nei secoli, custodisce all'interno pregevoli affreschi. Dell'antica Eraclea sussistono tratti delle mura urbane e parte della città, costruita a impianto ortogonale con le strade secondarie all'asse viario principale.