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Praga, Emìlio

scrittore italiano (Gorla, Milano, 1839-Milano 1875). Di famiglia benestante, viaggiò a lungo in Europa e a Parigi. Nel 1858 s'infervorò nella lettura dei Fleurs du mal, che definirà più tardi “un'imprecazione cesellata nel diamante”. Nel 1859 esordì come pittore, esponendo a Brera quattro dipinti a olio; poco tempo dopo si affermò come poeta con la raccolta Tavolozza (1862). Ma il dissesto economico seguito alla morte del padre lo ridusse all'indigenza: Praga reagì conducendo una vita sregolatissima, che minò il suo fisico e lo condusse alla tomba appena trentaseienne. Capofila della Scapigliatura, di cui fissò il repertorio tematico, divenendone, con la propria esperienza “maledetta”, la figura più emblematica, Praga superò tuttavia i limiti dell'operazione di rottura compiuta dal suo gruppo e aprì la letteratura tardoottocentesca a esiti decadenti. In Tavolozza, il modello baudelairiano è imitato con pedissequa fedeltà, ma la tensione anticonformistica è contraddetta da un mal dissimulato legame con la tradizione lombarda, pariniana e manzoniana, e il “maledettismo” si mescola con un sentimentalismo nostalgico e con una vena idillica, che raggiunge felici risultati nel quadretto e nel bozzetto di genere. Con Penombre (1864), l'esperienza maudite di Praga tocca il suo culmine: l'erotismo orgiastico, l'orrido funerario, l'invettiva anticlericale sono le manifestazioni più vistose della rottura dell'ordine borghese, cui però si contrappone la regressione all'infanzia, considerata come un rifugio dalla crudeltà del mondo (Il canzoniere del bimbo). Ma, accanto al delirante cantore dei vermi e dei feti, si delinea già, in Penombre, il poeta decadente, che traccia l'amaro bilancio di un fallimento artistico e umano ma, al tempo stesso, si compiace morbosamente della propria malattia esistenziale. Dopo Fiabe e leggende (1867), che manifestano una fase di crisi e di incertezza, l'ultima raccolta, Trasparenze, uscita postuma nel 1878, segna l'accentuarsi dell'autobiografismo lirico, di una sottile auscultazione che porta già il timbro di una sensibilità decadente. Postumo apparve anche il romanzo Memorie del presbiterio (1877), dove un tema fondamentalmente manzoniano (il dramma del male che insidia un'anima consacrata a Dio) è svolto con un'attenzione preverista e anticipa le suggestioni del romanzo moderno.

Bibliografia

B. Croce, La letteratura della nuova Italia, Bari, 1947; W. Binni, La poetica del decadentismo, Firenze, 1949; E. Circeo, Emilio Praga romantico decadente, Roma, 1958; M. Petrucciani, Emilio Praga, Torino, 1962; G. Mariani, Storia della Scapigliatura, Caltanissetta-Roma, 1967; A. Marinari, Emilio Praga, poeta di una crisi, Napoli, 1969; T. Scappaticci, Emilio Praga tra impegno e intimismo, Frosinone, 1986.

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