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Regalbuto

comune in provincia di Enna (50 km), 520 m s.m., 169,27 km², 7744 ab. (regalbutesi), patrono: san Vito (11 agosto).

Centro situato sullo spartiacque tra i fiumi Dittaino e Salso. Casale fortificato di origine saracena (Rahalbutah), fu distrutto dai centuripini nel 1261, poi riedificato da re Manfredi; per lungo tempo fu feudo degli arcivescovi di Messina. Durante la seconda guerra mondiale, nel luglio-agosto del 1943, fu teatro di aspri combattimenti.§ L'abitato conserva tracce dell'originario impianto saraceno (con vie curve, vicoli ciechi e cortiletti) e numerose testimonianze di una vivace attività architettonica sviluppatasi in epoca barocca, come il Palazzo Municipale, la chiesa di Santa Maria della Croce, preceduta da un'ampia scalinata e la chiesa di San Giovanni, del sec. XVIII. Barocca è anche la chiesa madre di San Basilio, con alto campanile e facciata curvilinea; all'interno è un imponente altare di dieci metri, con la statua del santo (1790). Sussistono i ruderi del castello feudale (sec. XIII).§ La principale risorsa è l'agricoltura (agrumi, olive, cereali, mandorle e uva). Si praticano l'allevamento (bovino e ovino) e l'artigianato del ferro e del legno. Sono attive alcune piccole aziende nel settore delle materie plastiche e della gomma.§ Nelle vicinanze è il bacino artificiale di Pozzillo, formato dal Salso.

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