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Sécchia rapita, La-

poema eroicomico, in dodici canti in ottava rima, di A. Tassoni, pubblicato nel 1622 con il titolo La secchia e nel 1624 con il titolo definitivo. Capolavoro del genere eroicomico, il poema prende lo spunto da un fatto leggendario (la guerra avvenuta al tempo di Federico II di Svevia tra Bolognesi e Modenesi per una secchia di legno rapita dai secondi ai primi), per demistificare i valori epico-cavallereschi del tradizionale poema eroico. Parodia della donna guerriera è Renoppia, intorno alla quale ruotano, vanamente innamorati, i cavalieri; anzi, ogni situazione amorosa è nel poema stravolta e degradata fino a una condizione di anormalità, tipica di una società nella quale il rapporto uomo-donna è entrato in crisi. Se il conte di Culagna, invaghitosi di Renoppia, tenta di avvelenare la moglie, questa a sua volta lo tradisce con Titta; l'adulterio, tuttavia, si risolve in una farsa, dal momento che i due amanti riescono a eccitarsi solamente alla presenza del marito. Una farsa si rivela anche l'uxoricidio, poiché il conte di Culagna finisce con il prendere il veleno (un semplice purgante) destinato alla moglie, donde la celebre scena della defecazione pubblica, momento culminante del capovolgimento barocco dell'eroico nel greve e nell'osceno. Ricca di riferimenti al costume e alla letteratura del tempo, la Secchia rapita trova la sua maggiore validità nei bozzetti di vita borghese e popolana e nelle caricature, dal codardo spaccone al gradasso millantatore, schizzate con vivace senso del comico e con uno stile rapido e incisivo.

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