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Scròffa o Scròfa, Camillo

letterato italiano (Vicenza ca. 1516-1565). Studiò giurisprudenza a Padova, dove trovò uno stimolo alle più audaci sperimentazioni letterarie. Intorno al 1550 scrisse una ventina di componimenti (raccolti nel 1562 sotto il titolo di Cantici di Fidenzio), assumendo lo pseudonimo di Fidenzio Glottocrisio, del quale era andato fiero a lungo il grammatico Pietro Giunti. Intarsiata di latinismi, la poesia “fidenziana” consiste nella parodia del linguaggio dei pedanti; ma Scrofa non è l'iniziatore di tale genere letterario, che era già stato usato da P. Aretino nel Il marescalco, da G. Bruno nel Candelaio e da altri. L'originalità di Scrofa consiste piuttosto nell'aver conferito un pathos nuovo al tema dell'omosessualità, sullo sfondo di un mondo di scuola ritratto nella sua dimessa realtà quotidiana, in un felice clima di commedia. Introdotto “come un messer Francesco Petrarca che sia passato attraverso lo stile del Polifilo” (B. Croce), il pedante protagonista dei canti di Scrofa non ha nulla di turpe e di buffonesco, ma è un personaggio patetico che nel suo urto con la prosaica attività quotidiana prefigura la vicenda di Don Chisciotte.

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