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Shiʽa

sf. arabo (propr., partito). Nell'islamismo, il Partito legittimista che, alla morte di Maometto, sosteneva il passaggio del governo a un membro della famiglia del Profeta e specificamente al suo parente più prossimo, ʽAlī ibn Abi Tālib, suo cugino e genero. Il Partito legittimista di ʽAlī non riuscì ad avere il potere civile, ma poté affermarsi in campo religioso come “modello scismatico”, al quale si riferirono le varie forme eterodosse originatesi nel tempo sia per insofferenza del sunnismo ortodosso sia per esigenza di capi carismatici che incarnassero la “santità” del Profeta: la sostanza dottrinaria della Shia si riscontra infatti nella setta dei Drusi, sorta verso l'anno Mille in Siria, negli Ahl-i Ḥaḳḳ della Persia occidentale e nell'ismailismo, che viveva nell'attesa del ritorno dello imām “celato” sotto forma di Mahdī. I molti seguaci della Shia sono noti con il nome italianizzato di Sciiti.

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