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Maométto

(arabo Muḥammad). Fondatore dell'islamismo (La Mecca ca. 570-Medina 632). Di modesta famiglia, Maometto rimase orfano ancor giovane e fu educato dallo zio Abī Ṭālib (padre di ʽAlī). Per la sua intelligenza e onestà fu scelto come agente d'affari da Khadigiah, ricca vedova, che poi lo sposò e visse con lui ventitré anni dandogli sette figli. Poco colto (non è sicuro che sapesse leggere e scrivere), conoscitore superficiale delle religioni ebraica e cristiana, Maometto era tuttavia, sin da giovane, incline al misticismo: amava la solitudine, la meditazione, le pratiche ascetiche, tendeva l'orecchio a voci arcane. Verso i quarant'anni cominciò ad avere quelle “rivelazioni da Dio”, che costituiranno poi il contenuto del Corano (Qur'an, messaggio). Maometto iniziò la sua predicazione fra le stesse pareti domestiche e primi a credere in lui furono la moglie Khadigiah, il cugino ʽAlī, il saggio mercante Abu Bakr. Presto la sua predicazione si fece pubblica: Maometto non si sentì più un privilegiato, che aveva rivelazioni da Dio, ma il “profeta”. La sua predicazione si svolse in senso monoteistico e di superamento delle tradizioni tribali. Pertanto venne osteggiato dall'ambiente della Mecca, importante sede religiosa intertribale e in particolare dalla tribù dei Quraish (o coreisciti), che godeva in quell'ambiente di una posizione preponderante e a cui egli stesso apparteneva. Maometto trovò invece seguito nella vicina città di Yatrib; qui egli si trasferì nel 622 rompendo ogni relazione con La Mecca. Questo “distacco” (in arabo hiǧra, egira) costituì un momento fondamentale per la nascita dell'islamismo, tanto che fu assunto come anno zero nella cronologia islamica. A Yatrib, che poi fu chiamata Medina (la “Città” per antonomasia), Maometto costituì una teocrazia di cui egli era il capo spirituale e temporale. Questo sviluppo, religioso e politico al tempo stesso, lo portò a concepire un popolo unito sotto di lui nella fede del Dio unico, e completamente svincolato dalle relazioni tribali. Questo popolo, dapprima composto dagli abitanti di Medina, si venne allargando con spedizioni militari e razzie contro le altre comunità arabe. Il primo notevole scontro fu quello con i Quraish: la battaglia di Badr vinta dai musulmani (i muslim, cioè i “dediti” al Dio di Maometto) restò famosa nella tradizione islamica e da essa Maometto trasse motivo per definire la “guerra santa” (gihād) come un dovere religioso. La guerra si svolse con fasi alterne, ma alla fine nel 630 Maometto conquistò La Mecca. Da quel momento cessò ogni seria opposizione alla nuova religione e l'Islam fu praticamente accettato da tutte le tribù del deserto: ne fanno fede le disposizioni date da Maometto per il pellegrinaggio alla Mecca del 632, al quale non avrebbe partecipato “nessun arabo idolatra”. Nel marzo 632 il profeta, quasi presago della sua prossima fine, rivolse ai fedeli il “discorso del commiato” proclamando la sacralità del territorio della Mecca, esortando le tribù all'unità e prevedendo la diffusione dell'Islam oltre i confini dell'Arabia. L'improvviso aggravarsi della malattia gli impedì di continuare a dirigere la preghiera e il compito fu affidato al fedelissimo Abu Bakr. L'8 giugno (secondo altri qualche giorno prima) Maometto moriva, lasciando dietro di sé uno “Stato” islamico sorretto da leggi e da un'ideologia affermate, oltre che dal suo prestigio, dalla sua predicazione raccolta nel Corano. § La figura del fondatore dell'Islam servì da pretesto a Voltaire per la tragedia filosofica in 5 atti Mahomet ou le fanatisme (rappresentata a Lilla nel 1741 e alla Comédie-Française nel 1742), violento atto d'accusa contro ogni forma di fanatismo religioso. Nel 1800 l'opera fu tradotta in tedesco da Goethe per il teatro di Weimar (dove venne allestita da Schiller), anche se era in contraddizione con un suo giovanile frammento drammatico, Mahomet (ca. 1772), sul dualismo tragico tra l'individuo e le circostanze in cui deve agire.

Bibliografia

R. Blachère, Le problème de Mahomet, Parigi, 1952; W. Montgomery Watt, Muhammad at Mecca, Oxford, 1953; idem, Muhammad at Medina, Oxford, 1956; S. Noja, Maometto profeta dell'Islam, Roma, 1974.

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