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Silla, Lùcio Cornèlio

(latino Lucíus Cornelíus Sulla) generale e uomo politico romano (Roma 138-Cuma 78 a. C.). La sua carriera politica non fu facile perché la famiglia, pure nobilissima, non era in grado di fornirgli i mezzi necessari per imporsi all'elettorato. Come questore ebbe una parte notevole nella conclusione della guerra giugurtina (105) riuscendo, con la sua scaltrezza, a farsi consegnare il re di Numidia Giugurta rifugiatosi presso Bocco re di Mauretania; nel 92, in Oriente, sconfisse più volte Mitridate; si distinse poi, durante la guerra sociale (90-88), nella campagna contro i Sanniti verso i quali fu spietato e crudele; uomo colto e raffinato, tenace nei sentimenti e lucido nelle idee, rivelò in quell'occasione tendenze autoritarie e conservatrici. Rinforzati i legami con l'aristocrazia mediante il matrimonio con C. Metella (89), Silla fu console nell'88 e ottenne poi dal Senato il comando di una nuova spedizione contro Mitridate; l'assemblea popolare però gli tolse l'incarico e lo trasferì a Mario verso il quale egli da sempre nutriva un sordo rancore. Silla marciò allora col suo esercito su Roma dove, entrato in assetto di guerra, eliminò i rivali (Mario era però riparato in Africa) e rafforzò l'autorità del Senato. Partito per l'Oriente, vi ottenne una serie di successi contro Mitridate nelle battaglie di Cheronea e di Orcomeno; costretto poi il re alla pace di Dardano (85) e restaurato dappertutto l'ordine, rientrò in Italia, nel frattempo tornata in mano dei seguaci di Mario, che era morto l'anno prima. Ancora una volta, grazie anche all'aiuto di Pompeo, riuscì ad avere la meglio sugli avversari che sconfisse definitivamente alla Porta Collina (82). Rimasto unico padrone di Roma, si fece nominare dictator reipublicae constituendae e perseguì gli avversari politici con le “liste di proscrizione”: migliaia di persone furono messe a morte o mandate in esilio in base a queste liste compilate dallo stesso Silla il quale si arricchì spropositatamente con i beni confiscati alle famiglie degli uccisi. Poi si diede alla riforma dello Stato in senso oligarchico. Accrebbe il potere del Senato vagliandone personalmente la composizione; aumentò il numero dei questori e dei pretori riducendo il potere tribunizio; istituì nuovi tribunali permanenti; riorganizzò i municipi, rese difficili le carriere politiche per evitare l'opposizione di potenti rivali; emanò leggi per reprimere le spese eccessive, tolse il potere giudiziario ai cavalieri. Nel 79, forse per favorire l'avvio del nuovo ordinamento, per altro del tutto inadeguato alla realtà politica e sociale del tempo, si ritirò inaspettatamente dalla vita pubblica.

Bibliografia

A. Valgiglio, Silla e la crisi repubblicana, Firenze, 1956; H. Volkmann, Syllas Marsch auf Rom, Monaco, 1958; F. Hinard, Silla, Roma, 1990.

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