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Mitridate VI

Eupatore, re del Ponto detto il Grande (? ca. 132-Panticapeo 63 a. C.). Figlio di Mitridate V, sbarazzatosi nel 111 della madre e ucciso il fratello, intraprese una energica politica di espansione verso i territori vicini, Galazia, Paflagonia e Bitinia, presentandosi in Asia come liberatore delle angherie dei Romani che fece massacrare in gran numero nell'88. Si spinse successivamente in Grecia occupando Atene, ma un esercito romano al comando di Silla lo cacciò dalla città battendolo poi a Cheronea e a Orcomeno. Mitridate VI ottenne la pace ma dovette rinunciare a tutte le conquiste fatte e alla flotta. Nel 74 scese però nuovamente in guerra contro i Romani che avevano occupato la Bitinia, ma fu sconfitto nel 69 da Lucullo e nel 66 da Pompeo. Si rifugiò quindi nella Colchide per riprendere di lì la lotta, ma contro di lui si rivoltò il figlio Farnace: vistosi perduto, si fece trafiggere da uno schiavo gallo, sapendo che il veleno, cui si era assuefatto, non avrebbe agito su di lui. Nella lotta contro i Romani dimostrò indomito coraggio, ma ai suoi grandi progetti, da re ellenistico, non corrisposero né duttilità diplomatica né capacità strategica. § Di Mitridate VI si conosce l'effigie da numerose redazioni monetali, ma specialmente dalla testa marmorea del Louvre, coperta dalla pelle leonina, esemplare notevole della ritrattistica del tardo ellenismo.