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Tortorìci

comune in provincia di Messina (133 km), 468 m s.m., 70,16 km², 7535 ab. (tortoriciani), patrono: san Sebastiano (20 gennaio).

Centro situato sul versante settentrionale dei monti Nebrodi, nel cui parco regionale è compreso. L'abitato sorge su un ripiano circondato da un'ansa della fiumara di Tortorici. Citato in un documento della diocesi di Messina del sec. XII come Turris Tudith, dal secolo successivo appartenne ai Pollichino, ai Moncada e ai Mastrilli. Dal 1547 entrò a far parte del demanio, salvo un'interruzione negli anni 1595-1628, quando appartenne a Luigia Mastritta e ai Corbera. Fu noto in passato per i suoi fonditori di campane e di altri oggetti in bronzo. Fu danneggiato da calamità naturali nel 1682 e nel 1754.§ L'abitato conserva la chiesa di San Nicolò, a navata unica e bel soffitto ligneo, la chiesa di San Francesco, di architettura arabo-normanna, e la chiesa della Badia (sec. XVIII) con un'Annunciazione di scuola gaginesca.§ L'agricoltura produce uva da vino, ortaggi, frutta, cereali e nocciole; si pratica lo sfruttamento dei boschi (legname). È diffuso l'allevamento ovino, bovino e suino. L'industria opera nei settori enologico e della lavorazione del legno.§ La prima domenica di agosto ha luogo la Festa delle Tre Verginelle: la popolazione si reca in pellegrinaggio a una fontana di acqua sulfurea che, secondo la leggenda, sarebbe sgorgata nel luogo dove tre ragazze sarebbero state uccise da un bruto per non esserglisi volute concedere.

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