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atomizzazióne

sf. [sec. XX; da atomizzare].

1) In tecnica farmaceutica, operazione che serve per nebulizzare ed essiccare sostanze in soluzione o sospensione senza modificarne le principali caratteristiche organolettiche. L'operazione consiste nel disperdere il liquido in minutissime gocce che vengono rapidamente essiccate da una corrente di aria calda. L'atomizzazione avviene in speciali impianti, detti atomizzatori, costituiti schematicamente da: un nebulizzatore, che nebulizza il liquido da essiccare, disperdendolo per mezzo di un disco rotante a ca. 10.000 giri al minuto oppure forzandolo sotto pressione attraverso ugelli di dimensioni idonee; una camera di essiccamento, dove la sostanza nebulizzata entra in contatto con aria calda che in uno o due minuti l'essicca: il prodotto essiccato, detto atomizzato, si raccoglie in fondo a questa camera e quindi viene asportato da una corrente d'aria; un separatore per polveri, che solitamente è un ciclone o una camera di sedimentazione, dove la miscela di aria e polvere, ivi giunta, separa per gravità l'atomizzato che viene raccolto sul fondo in appositi contenitori. I liquidi che si possono essiccare con questo sistema devono avere un contenuto di materia solida non inferiore al 20%; è necessario, quindi, preconcentrare le soluzioni più diluite in appositi preconcentratori che possono essere direttamente collegati all'impianto di atomizzazione prima del nebulizzatore. Nell'industria farmaceutica e in quella alimentare, l'atomizzazione è usata per la produzione di grossi quantitativi di latte in polvere, estratto di malto, estratti di droghe, fermenti lattici, plasma, preparati opoterapici, ecc.

2) In metallurgia, termine improprio per indicare il fenomeno che si manifesta quando un metallo liquido, iniettato in una corrente gassosa attraverso i fori sottili di uno spruzzatore, dà origine a un pennello nel quale si trova in forma estremamente suddivisa, senza tuttavia raggiungere dimensioni atomiche.