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atropina

sf. [sec. XIX; dal genere Atropa, tramite il tedesco Atropin]. Alcaloide contenuto in varie piante della famiglia Solanacee, tra cui Atropa belladonna e Hyosciamus niger. Dal punto di vista strutturale, l'atropina è un estere formato da un alcol a nucleo tropanico (tropanolo o tropina) e dall'acido tropico o fenil-idracrilico di formula

L'alcaloide è stato isolato dall'Atropa belladonna nel 1931 da Mein e successivamente ottenuto per sintesi con diversi procedimenti, nessuno dei quali tuttavia ha assunto interesse industriale. Alcune delle proprietà farmacologiche dell'atropina erano sfruttate già vari secoli prima che l'alcaloide fosse identificato. Per esempio all'epoca di Luigi XIV l'estratto di belladonna era largamente usato, per il suo potere midriatico, nella cosmesi femminile, considerandosi la pupilla dilatata un elemento di elevato valore estetico. È noto, inoltre, che fin dal sec. XIV l'estratto di belladonna costituiva il rimedio di elezione contro la dismenorrea e l'incontinenza urinaria. L'interesse farmacologico e terapeutico dell'atropina deriva dalla sua proprietà di antagonizzare gli effetti del mediatore colinergico della trasmissione nervosa (acetilcolina) a livello delle ghiandole esocrine, del miocardio, delle muscolature lisce negli apparati gastrointestinale, respiratorio, urinario, vascolare. In terapia l'alcaloide viene impiegato, soprattutto sotto forma di solfato, per via endovenosa o sottocutanea, o in unguenti, compresse o soluzioni per uso oftalmico. Le indicazioni terapeutiche sono numerose, pur essendo il campo di applicazione delimitato dall'elevata tossicità e dai molteplici effetti collaterali. L'atropina è stata per lungo tempo il farmaco di elezione nella terapia del morbo di Parkinson, e a tal fine viene spesso ancora oggi usata in associazione con vari farmaci di sintesi. Attualmente le principali indicazioni dell'alcaloide sono l'ulcera peptica, gli stati spastici del tratto gastro-intestinale e genito-urinario, le intossicazioni da sostanze anticolinesterasiche (antiparassitari agricoli organofosforici, funghi del tipo Amanita muscaria). Il farmaco ha inoltre una certa importanza nella preanestesia chirurgica in quanto inibisce la salivazione e le secrezioni bronchiali e riduce l'effetto irritante degli anestetici gassosi. In oftalmologia le sue proprietà midriatiche vengono sfruttate sia a fini diagnostici (cioè per facilitare l'esame completo della retina) sia a fini curativi (iriti acute, iridocicliti, cheratiti). I più comuni effetti collaterali dell'atropina sono tachicardia, secchezza delle fauci, disturbi visivi, fotofobia, costipazione, ritenzione urinaria. L'intossicazione acuta da atropina costituisce un'evenienza non rara specie in età infantile, data l'elevata sensibilità del bambino all'azione dell'alcaloide.

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