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autogovèrno

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Generalità

sm. [sec. XIX; auto-+governo]. Particolare forma di autonomia, che consiste nel preporre a uffici locali dell'amministrazione statale funzionari tratti dalla popolazione del luogo che ne tutelino meglio gli interessi. Tipico dell'Inghilterra, l'autogoverno era legato all'esistenza della nobiltà rurale che, dapprima per nomina della corona, poi per elezione, ricopriva per lo più tali cariche onorarie. La decadenza di questa classe portò a una trasformazione dell'autogoverno col sorgere di uffici affidati a personale stipendiato, poi, dal 1836, con il conferimento di personalità giuridica alla collettività e con la collegialità degli amministratori eletti. Il termine ha assunto poi carattere generale, indicando in modo improprio sia il sistema di amministrazione degli enti territoriali locali, come il Comune (vedi autarchia), sia, con evidente riferimento ai Paesi ex coloniali, ogni forma di governo in cui un popolo si amministri da sé.

Pedagogia

Gli esperimenti di autogoverno nacquero sulla scia delle “scuole nuove” intorno alla metà dell'Ottocento. Il sistema di autogoverno più conosciuto è probabilmente quello inaugurato nel 1889 da Cecil Reddie con la fondazione della scuola di Abbostholme, nel Derbyshire. Tuttavia il primo vero e proprio esempio di self-governement è da far risalire all'esperienza della George Junior Republic, fondata a New York nel 1895 da William George. La scuola aveva una propria amministrazione e una propria moneta; gli incarichi erano affidati a studenti definiti “uomini di fiducia”. Ricordiamo inoltre, fra i numerosi esperimenti, quelli di H. Lietz, P. Geheeb e Wyneken in Germania (tutti della stessa scuola). Fra le esperienze italiane è da segnalare quella della Scuola-Città “Enrico Pestalozzi”, fondata nel 1945 a Firenze da E. Codignola e da lui diretta fino al 1958; è una scuola a tempo pieno e comprende l'intera fascia dell'obbligo (studenti dai 6 ai 14 anni).