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giurisprudènza

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sf. [sec. XVIII; dal latino iurisprudentía]. Scienza del diritto; l'insieme delle decisioni emesse dagli organi giurisdizionali e, per estensione, il complesso di tali organi: la giurisprudenza francese. Facoltà di giurisprudenza, quella che prepara alla laurea in legge.

Diritto romano

Nei primi secoli della Repubblica l'attività dei giuristi romani (prudentes) era svolta esclusivamente dal collegio dei pontefici (giurisprudenza pontificale), che interpretavano il diritto non scritto (mores maiorum), enucleandone regole di comportamento e la determinazione del rituale in particolari contingenze. Con il sec. III a. C. la giurisprudenza divenne laica; nel sec. I a. C. l'attività consultiva e di elaborazione aveva già una letteratura giuridica sempre più consistente. Q. Mucio realizzò per primo una trattazione sistematica dei vari istituti e dei risultati raggiunti dai giuristi precedenti (18 libri iuris civilis). Con l'avvento del principato si assiste a una ricca fioritura di giuristi e di opere di alto livello scientifico e alla parallela affermazione di scuole di diritto: nel sec. I d. C., la sabiniana e la proculeiana. Durante tutto il principato (sec. I-II) la giurisprudenza proseguì nell'opera di sistemazione, di elaborazione e di coordinamento tra le varie fonti del diritto, con opere di carattere istituzionale (Institutiones), commentari dei vari editti (libri ad edictum), di ius civile (libri ad Q. Mucium o ad Sabinum), e soprattutto di casistica, quali i Digesta che fondono, conciliano diritto onorario, ius civile, legislazione imperiale (da ricordare Paolo, Ulpiano e Papiniano). Con l'avvento della monarchia assoluta venne meno l'attività giurisprudenziale come autonoma fonte di diritto: questa fu proseguita da un lato dai funzionari che collaboravano con l'imperatore nell'esercizio della funzione legislativa e giurisdizionale; dall'altro, dai maestri di diritto che procedevano alla progressiva semplificazione dei testi classici, soprattutto in Occidente. Nelle scuole orientali lo studio del diritto mantenne un livello prevalentemente teorizzante, preparando una solida base per la grande compilazione giustinianea.

Diritto moderno

La giurisprudenza è il complesso delle decisioni giudiziarie esaminate nel loro indirizzo interpretativo e costituisce una delle fonti indirette di formazione del diritto oggettivo: questa auctoritas rerum similiter iudicatarum ha sempre esercitato grande influenza in Francia (dove ben difficilmente il giudice si allontana dai precedenti giurisprudenziali) e in Gran Bretagna, in cui tale autorità è regolarmente riconosciuta come decisiva. Nel diritto italiano, invece, la sentenza del giudice vincola solo le parti in causa, essendo il magistrato libero di giudicare “secondo scienza e coscienza”. Ciò non toglie, tuttavia, che anche da noi esista la tendenza di uniformarsi alle decisioni precedenti e superiori. Questa è la principale funzione della Corte di Cassazione, tesa ad assicurare unità d'indirizzo nell'amministrazione della giustizia, per evitare il danno che le deriverebbe da un eccessivo contrasto con la giurisprudenza, il cui valore e limite sono illustrati dalle parole di Portalis: “Presso tutte le nazioni civili si vede formarsi, accanto al santuario delle leggi e sotto la vigilanza del legislatore, un deposito di massime, di decisioni e di dottrina che si purifica quotidianamente attraverso la pratica e il contrasto dei provvedimenti giudiziari, che si accresce continuamente e che è stato costantemente considerato come la seconda voce della legislazione”.

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