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beato

agg. [sec. XIII; dal latino beātus].

1) Che gode perfetta felicità, che ha raggiunto una piena soddisfazione; felice, sereno: lo considero un uomo beato; dormiva beato sognando; “esser beato non consente il cielo / a natura terrena” (Leopardi); talvolta usato in espressioni escl., per esprimere ammirazione o anche sottile invidia: “Beati gli occhi che la vider viva!” (Petrarca); beati loro che non conoscono la guerra!; scherzoso: beato fra le donne, di un uomo solo fra diverse donne; a volte con intento iron., per rilevare la spensierata ingenuità di qualcuno: beato lui, che non s'accorge di niente! Di cose, che provoca felicità, privo di preoccupazioni moleste: vita beata; gli anni beati della giovinezza; anche ironicamente: beata incoscienza.

2) Assunto alla beatitudine celeste del paradiso: gli spiriti beati; anche come sm.: i beati del cielo; per estensione, delle cose che appartengono alla beatitudine celeste: “Venni qua giù dal mio beato scanno” (Dante). In particolare, attributo della Madonna, specialmente nelle preghiere: la Beata Vergine (abbreviato B. V.). Si usa anche come titolo reverenziale nelle petizioni al papa, spesso al superl.: beatissimo padre.

3) Come sm., qualifica che la Chiesa cattolica, a conclusione di un processo canonico, attribuisce a persona morta in concetto di santità. A differenza del santo, il beato non è iscritto nel martirologio ecclesiastico, né la sua immagine è esposta nelle chiese e negli oratori.

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