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càrica

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Lessico

(ant. carca), sf. [sec. XIII; da caricare].

1) Ant., atto del caricare; carico: nave da . A Venezia fu anche misura di peso equivalente a ca. 120 kg. Per estensione: annata di , quella in cui le piante legnose offrono una produzione particolarmente abbondante.

2) Incarico di responsabilità in un ufficio pubblico, mansione particolarmente importante talvolta solo onorifica: occupare, ricoprire, conferire un'alta ; in , nell'esercizio delle proprie funzioni. Per sociale, in diritto, vedi società.

3) Fornitura del materiale energetico necessario al funzionamento o all'attivazione di un congegno, impianto, arma da fuoco ecc.; il materiale stesso. In particolare: A) In metallurgia, di un forno, l'insieme dei materiali metallici (e delle eventuali aggiunte specifiche) che viene introdotto (sotto forma liquida o solida) in un forno, in una o più riprese, per i processi di fabbricazione di metalli e leghe. B) In fonderia, l'insieme di materiale solido posto sopra le staffe per impedire che esse si aprano, in fase di riempimento, per effetto della spinta metallostatica.

4) Per estensione, tensione esercitata su un dispositivo a molla, per mettere in funzione orologi, giocattoli e simili: dar la alla sveglia; il dispositivo stesso: aggiustare la del pupazzo. Negli orologi meccanici con motore a molla, operazione che si esegue per armare la molla stessa; anche il meccanismo preposto a tale operazione. In quasi tutti gli orologi, il meccanismo di carica è essenzialmente costituito dal bottone e dall'albero di carica, che azionano alcuni rotismi agenti sul rocchetto del bariletto nel quale è posta la molla di carica, che può essere pertanto armata facilmente; scaricandosi lentamente, la molla fornisce l'energia motrice ai vari organi dell'orologio, consentendone il movimento. Tramite il bottone e l'albero di carica, grazie a un rotismo apposito, si comanda anche il meccanismo di messa all'ora.

5) Fig., potenza, intensità espressa o potenziale (riferito specialmente agli affetti della personalità umana o al vigore di un'opera d'arte): affettiva; d'entusiasmo; poetica, l'efficacia emotiva di un brano in versi. In particolare, in psicologia, psichica, concentrazione di energia psichica in un determinato “oggetto” (gesto, idea, persona, cosa ecc.). L'espressione è usata da quegli autori che propongono un modello interpretativo dell'attività psichica adottando concetti e termini di derivazione meccanicistica. In psicanalisi è sinonimo di investimento.

6) In fisica, proprietà delle particelle elementari costituenti la materia che si manifesta, anche macroscopicamente, con forze dette elettriche, di tipo sostanzialmente diverso da quelle gravitazionali e che non sono quindi attribuibili alle proprietà della materia legate alla massa. Il termine viene anche usato per indicare proprietà delle particelle fondamentali, quali la carica di colore dei quark e dei gluoni, proprietà senza alcun legame né con la carica elettrica né con il colore.

7) Aggiunta di speciali sostanze ad alcuni prodotti industriali (carta, sapone, tessili) per conferir loro particolari proprietà o modificarne le caratteristiche.

8) Nell'uso militare, irruzione compiuta da truppe a cavallo per rompere di slancio la resistenza nemica; anche assalto alla baionetta di truppe appiedate: suonare la ; per estensione: passo di , assai veloce; fig.: tornare alla , riproporre con insistenza un certo argomento, ripetere ostinatamente un tentativo in precedenza fallito.

9) Negli sport a squadre, azione di disturbo, diretta contro l'avversario che controlla la palla, attuata gravando su di lui con tutto il peso del corpo o urtandolo o bloccandolo quando corre, entro i limiti di liceità fissati dai regolamenti. In particolare, nel calcio, la carica è regolare se eseguita lateralmente e con la sola spalla; è irregolare se eseguita con l'ausilio delle braccia, delle anche e delle gambe o si traduca in una spinta oppure sia diretta contro un avversario che non controlla la palla o contro il portiere: in tal caso è punita con un calcio piazzato.

Balistica: carica di lancio

La quantità di polvere o di esplosivo necessaria a imprimere il moto al proiettile. Nelle armi ad avancarica era costituita da polvere nera, in quantità variante da un quinto a un terzo del peso della palla, veniva introdotta nella canna dalla volata e trattenuta in sede da uno stoppaccio o dal pezzetto di stoffa, pelle o carta che avvolgeva la palla. Nelle armi a retrocarica, la carica è contenuta nel bossolo ed è costituita da polveri alla nitrocellulosa (singola base) o alla nitrocellulosa e nitroglicol (doppia base). Il rapporto tra il volume della polvere e il volume del bossolo ha molta importanza ai fini del risultato balistico e della pressione ed è detto densità di caricamento. Nelle artiglierie di grosso calibro la carica, costituita da cilindretti cavi di nitrocellulosa gelatinizzata, è spesso separata dal proiettile e contenuta in sacchetti di plastica. Nei mortai la carica è costituita da foglietti di esplosivo che vengono incastrati nel codolo delle bombe. La caratteristica principale degli esplosivi utilizzati per le cariche di lancio è quella di sviluppare una pressione progressiva, riducendo al minimo l'effetto dirompente. Essi devono inoltre essere molto puri e ben stabilizzati, per ridurre al minimo l'erosione e la corrosione delle canne. Altra caratteristica importante è la velocità di combustione, che viene scelta in relazione al tipo di arma: le cartucce da caccia a pallini richiedono polveri molto veloci, quelle per pistola, polveri a media velocità, quelle per fucili a palla, polveri lente e quelle per mitragliatrici, polveri lentissime. In linea generale, maggiore è la quantità di polvere rispetto al peso della palla, minore deve essere la velocità di combustione.

Balistica: carica di scoppio

È così detto l'esplosivo collocato nei proiettili esplodenti (granate), nelle bombe e negli altri artifizi esplodenti. Gli esplosivi più comunemente usati sono il tritolo, il T4 (trinitrourotropina) e gli esplosivi gelatinizzati (miscele di nitroglicerina e cotone collodio). Questi esplosivi sono caratterizzati da un elevato potere deflagrante e dirompente.

Balistica: carica cava

Caricamento di alcuni tipi di proiettili controcarro, in particolare quelli a razzo, così detto in quanto terminante in punta con un cono negativo cavo, protetto da una falsa ogiva; all'impatto, l'energia dell'esplosione si concentra al centro del cono creando una temperatura altissima che fonde il metallo e si sfoga oltre la corazzatura. Questo fenomeno, detto effetto Munroe (vedi balistica), determina all'interno del carro una temperatura elevatissima che carbonizza gli occupanti. Questo sistema di caricamento non è adatto per i proiettili da sparare in canne rigate poiché la rotazione assiale del proiettile genera una forza centrifuga che allarga e disperde il dardo di fiamma.

Fisica: quantità di carica

Nel Sistema Internazionale (SI), la quantità di carica è una grandezza derivata che ha le dimensioni di un'intensità di corrente per un tempo; la corrispondente unità di misura, il coulomb (simbolo C), è pertanto uguale a un ampere per un secondo ed è definita come la quantità di elettricità che attraversa in 1 s la sezione di un conduttore percorso dalla corrente costante di 1 A.

Fisica: carica elettrica

Le cariche possono esercitare tra loro forze sia attrattive, sia repulsive, mentre sino a ora tra le masse si sono osservate solo forze attrattive. In dipendenza dalle forze che si possono esercitare tra le cariche, si distinguono cariche di due tipi, chiamate convenzionalmente positive o negative. La legge di Coulomb permette di valutare la forza che si esercita tra due cariche puntiformi in dipendenza dalla distanza alla quale sono poste; tale legge stabilisce anche che tra due cariche dello stesso tipo le forze sono repulsive, mentre tra due cariche di tipo diverso sono attrattive. Tutte le cariche elettriche osservate sono multiple intere di una carica, di valore determinato attraverso accuratissime misurazioni, detta elementare. La convenzione che assegna il segno alla carica è basata sull'attribuire all'elettrone e al protone (che sono due dei costituenti elementari della materia e portano appunto cariche elementari di tipo diverso) rispettivamente carica negativa e carica positiva, di valore uguale a ±1,602∤10‒19 C. Sino a ora, le esperienze tendenti a dimostrare l'esistenza di cariche più piccole di quella elementare non hanno dato risultati probanti (vedi quark). Nella fisica delle particelle elementari è, infine, molto importante un principio fisico, detto di conservazione della , mai contraddetto dall'esperienza, per cui la somma algebrica delle cariche possedute da particelle che interagiscono si mantiene costante prima e dopo la reazione.

Fisica: densità di carica

Il termine carica elettrica è sinonimo di quantità di . Le grandezze densità lineare di , densità superficiale di , densità volumica di sono definite come la quantità di carica distribuita rispettivamente sull'unità di lunghezza, di superficie, di volume del corpo in esame. Se tale distribuzione non è uniforme, le corrispondenti definizioni devono essere date in funzione dei punti del corpo, come limiti del rapporto tra la quantità di carica distribuita su un certo elemento geometrico e la misura della sua superficie, al tendere a zero delle dimensioni dell'elemento stesso.

Fisica: fisica del plasma

spaziale indica una carica elettrica che, all'interno di un sistema costituito da n particelle, può comparire in determinate regioni a causa delle presenza di un eccesso di particelle con carica opposta. Nel caso di un plasma (elettronicamente neutro) la comparsa in una regione di una carica spaziale di un dato segno implica quella di una carica spaziale di segno opposto in un'altra regione. La carica spaziale genera campi elettrici intensi, responsabili in particolare di perturbazioni nel funzionamento dei tubi termoionici, delle cellule fotoelettriche e delle oscillazioni elettrostatiche in un plasma.

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