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cimatura

sf. [sec. XV; da cimare]. Operazione consistente nell'asportare la cima di qualche cosa; per estensione, la stessa estremità asportata e anche la parte privata della cima. Più in genere, tutto ciò che è stato reciso: “La luna appena nata, sembra una cimatura d'unghia” (Dossi). Con accezioni particolari: A) pratica agricola consistente nell'asportare la cima delle piante, ovvero quella dei rami eccessivamente cresciuti, per limitare lo sviluppo in altezza o stimolare la produzione dei fiori e dei frutti. B) Operazione tessile di finitura che ha lo scopo di livellare in modo uniforme l'altezza del pelo dei tessuti. Viene eseguita su coperte e lanerie pesanti che richiedono una certa sofficità e sulle quali il pelo viene rialzato mediante garzatura. Si esegue pure la cimatura su tessuti pettinati di lana per avere un diritto senza peluria. Per l'operazione si impiega la cimatrice, macchina composta essenzialmente da un'affilatissima lama e da un cilindro girevole portante lunghi coltelli elicoidali che passano sopra la lama a una distanza regolabile a seconda dell'altezza del pelo che si vuole ottenere. La cimatura si ottiene facendo scorrere il tessuto tra lama fissa e coltelli. C) In elettronica, manipolazione eseguita su un segnale elettrico da un circuito cimatore. D) Operazione per separare le frazioni più volatili del petrolio mediante distillazione.

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