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città

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Lessico

Sf. [sec. XII; dal latino civítas -ātis, insieme di cittadini, da civis, membro libero di una città].

1) Centro di vita sociale nel cui ambito si svolgono varie attività di tipo culturale, amministrativo, religioso, politico (e il cui influsso si estende al territorio circostante), esplicate in un aggregato di costruzioni di vario genere a cui si assommano spazi liberi in modo da rendere possibile o facilitare lo svolgimento delle attività umane nonché l'espletamento dei bisogni di un considerevole numero di individui: “Le nostre città sono il centro antico di tutte le comunicazioni di una larga e popolosa provincia” (Cattaneo). In particolare: A) città alta, la parte più elevata di un centro abitato sorto su un'altura, solitamente in contrapposizione a città bassa; città vecchia, il nucleo attorno a cui si è venuto estendendo l'abitato e che nella maggior parte dei casi ne costituisce la sezione centrale; città capitale, dove hanno sede gli organi centrali dello Stato; città aperta; città forte, fortezza; città olimpica, zona apprestata, con appositi complessi urbanistici a carattere provvisorio, a volte permanente, per accogliere gli atleti partecipanti alle Olimpiadi. B) Nelle loc.: città-Stato, costituente uno Stato indipendente come il comune medievale o la polis greca; città-giardino,città satellite, v. oltre; città-studi (o degli studi o universitaria), area urbana entro cui sono articolati i vari edifici di un complesso universitario comprendente attrezzature e servizi, a livello di città, indispensabili alla vita dello studente; città dei ragazzi, istituzione educativa che ha lo scopo di accogliere in un ambiente adatto ragazzi abbandonati o sbandati per rieducarli secondo il sistema dell'autogoverno. Il primo esempio fu la Boy's Town, creata nel 1917 a Omaha (Nebraska) da padre E.-J. Flanagan. In Italia la genesi delle città dei ragazzi è da ricollegare con il periodo difficile seguito alla II guerra mondiale, allorché sorse la repubblica dei ragazzi di Santa Marinella (Civitavecchia). C) Unita ad aggettivi che ne qualificano un aspetto specifico: città eterna, Roma; città santa, Gerusalemme. Con valore astratto e idealizzato: città di Dio, il Paradiso e anche la Chiesa: “Convenne rege aver che discernesse / della vera cittade almen la torre” (Dante).

2) Fig., l'insieme dei cittadini: “La città era in gran discordia” (Compagni).

Cenni storici: generalità

Ogni cultura, ogni tempo e ogni indirizzo disciplinare hanno proposto una diversa definizione di città. E questo perché non solo la realtà urbana è diversa in momenti culturali diversi, ma l'idea stessa di città, nella mente dei contemporanei, varia nel tempo in modo tale da renderne inutilizzabili le definizioni di volta in volta avanzate. Nell'antichità la città, considerata un'entità fissa, veniva fondata per essere eterna e la sua fondazione era sempre un atto sacro. Kerenyi afferma che essa è nella sua essenza “fondazione”, cioè l'attualizzazione delle archai primordiali e la prima comprensiva raffigurazione del mito. Indagando sull'origine della fondazione di una città il mitologo Usener ebbe ad affermare che tale fondazione è solo la ripetizione, sul piano umano, della costruzione dell'universo; le città erano quindi considerate come piccoli mondi, dimora degli dei. Ogni città adorava colui che l'aveva fondata e il fondatore era per la città quello che i Lares erano per la famiglia.

Cenni storici: le prime civiltà urbane

La prima rivoluzione urbana si crede sia avvenuta in Mesopotamia ca. 5000 anni fa, quando il progresso tecnico (la metallurgia, la ruota, la vela, il carro da buoi) rese possibile la formazione e l'uso di un'eccedenza agricola per il mantenimento di una nuova popolazione di specialisti: artigiani, mercanti, amministratori, sacerdoti. La nuova organizzazione economica avviene con la formazione delle prime città, Erech, Eridu, Lagash, Ur, Mari, insediamenti di eccezionale grandezza rispetto agli antichi villaggi e nei quali è riconoscibile una struttura spaziale, un'organizzazione gerarchica e funzionale della tipologia edilizia e la delimitazione, con la cinta muraria, di un ambiente urbano distinto dalla campagna. Come la civiltà egiziana anche quella mesopotamica è legata ai fiumi; ma, mentre le inondazioni del Nilo sono regolari, le piene del Tigri e dell'Eufrate sono violente e imprevedibili. L'irrigazione, il controllo delle piene e il drenaggio richiedevano dunque un'elaborata organizzazione comunale e agricola che si esprime all'inizio in piccole e numerose città murate, poi raggruppate in regni più ampi governati da un despota. Le aree principali di concentrazione urbana sono: nella bassa Mesopotamia, la terra dei Sumeri; nella stretta fascia prima che i due fiumi si incontrino, l'antica Akkad; a N di Assur, nella regione tra il Tigri e l'Upper Zab, l'area assira. Ur (Tell Muqaiyar), capitale dell'impero neo-sumero sotto Ur-Nammu (2112-2095 a. C.), situata in posizione strategica sull'Eufrate, aveva una forma definita dalle mura che seguivano la topografia irregolare delle colline. Uruk (Warka, la Erech dell'Antico Testamento), la più grande delle antiche città sumere, occupava un'area di 502 ettari ed era cinta da fortificazioni risalenti al III millennio a. C., consistenti in un doppio muro lungo 9,5 km rinforzato da circa mille bastioni semicircolari. La capitale dello Stato assiro, Assur (Qal'At Sherqat), era situata su un alto sperone tra il Tigri e un canale navigabile e costituiva una fortezza naturale che dominava i percorsi commerciali dell'alto Tigri. Babilonia, che fu soprattutto creazione di Nabucodonosor II562 a. C.), aveva tutta l'apparenza di una città pianificata. A forma di rettangolo, con un'area di 404,8 ettari, orientato con i vertici verso i punti cardinali, era circondata da un doppio muro di fortificazione con forti e un fossato. In Anatolia, fra il VI e il II millennio a. C., gli agglomerati presentano fino a dodici livelli di stratificazione. Con l'arrivo degli Ittiti sorgono numerose città fortificate: Kanesh, Alishar, Huyuk, Hattusas, Buyukkale. La regione di Elam, a oriente della Mesopotamia, conta anche numerose città fra cui Susa che, nota finora soprattutto negli strati recenti dell'epoca persiana, sembra risalire al V-IV millennio, e Dur Untash, organizzata in un grandioso schema urbano nel sec. XIII a. C.: un canale di 50 km porta l'acqua del fiume Kerkka a un serbatoio esterno e quindi a uno interno alla città; una doppia cinta muraria, di cui la maggiore è lunga 4 km, e un quartiere reale con accesso fortificato, un vasto recinto sacrale cinto da mura e dominato dallo ziqqurat. Numerose città sorgono in Palestina e Siria fra il Mediterraneo, il deserto e i monti dell'Anatolia, legate alle vie di comunicazione con la Mesopotamia e l'Oriente: Aleppo, Damasco, quelle che poi furono chiamate fenicie – Tiro, Sidone, Biblo – e quelle della terra di Canaan, Hazor, Megiddo, Gerusalemme, Gerico (che è la più antica città di cui si abbia notizia, potendola datare, secondo scavi recenti, all'VIII millennio a. C.).

Cenni storici: la città egizia

In Egitto, fra il terzo e il primo millennio a. C., si afferma una civiltà urbana nella vallata del Nilo. Due antichi geroglifici danno alcune indicazioni sulla primitiva organizzazione del Paese. Il “nomo”, rettangolo diviso a scacchiera, è l'unità territoriale e amministrativa nella divisione dell'Egitto e, nella sua forma, riassume anche il tracciato delle sistemazioni del terreno durante le annuali piene del Nilo; la città invece, indicata da un incrocio di due linee all'interno di un cerchio, si pone all'interno del “nomo”. I resti delle più antiche città egizie sono molto scarsi; residenze, palazzi, costruzioni civili, considerati strutture temporanee, erano infatti costruiti con materiali non durevoli, come legno e mattoni di fango, e solo templi e tombe, intesi come residenze permanenti della divinità o per la vita ultraterrena, erano costruiti in pietra. L'unica città egizia conservatasi nella sua struttura completa è la nuova capitale di Amenofi IV (1372-1354), Akhetaten (ora Tell el Amarna), la cui esistenza fu brevissima. La città, disposta lungo una stretta striscia di terra ai bordi del Nilo, non ha uno schema regolatore generale; solo gli elementi principali della città (templi, palazzi) erano pianificati e rispettavano il carattere monumentale, già individuato nei complessi funerari, basato sulla composizione assiale non rigorosa, che è comune ad altre aree del Mediterraneo e dell'Oriente.

Cenni storici: la città indiana

Nella piana dell'Indo (Indianordoccidentale) si riconosce la formazione, anteriore al 2500 a. C., di una società unitaria altamente urbanizzata. Mohenjo-Daro e Harappā sono città di mattoni costruite (e ricostruite dopo molte inondazioni) secondo un piano regolatore e dotate di un efficiente sistema di fognature. Botteghe, bagni pubblici e magazzini, una tipologia residenziale composta da case signorili di due piani e case “operaie” a un solo piano con cortile, suggeriscono una struttura sociale assai meno accentrata di quelle contemporanee nelle valli del Nilo e del Tigri e dell'Eufrate, e basata sul commercio e su un'intensa produzione artigianale. La cultura urbana della valle dell'Indo, razionalistica e funzionale, fu distrutta intorno al 1500 a. C. dall'invasione degli Ari, nomadi e agricoltori, che si insediarono in piccoli villaggi. Intorno all'800 a. C., con la redazione dei Veda (testi sacri), si fissano i caratteri della religione indù e della nuova cultura indo-ariana. La forma del villaggio, determinata in questo periodo, è un rettangolo con i lati orientati verso i punti cardinali e intersecati da quattro strade che terminano in altrettante porte; all'interno delle mura un percorso continuo, la strada processionale, circondava l'intero abitato. Questo schema, derivato sia dai campi fortificati degli invasori ariani, sia dalla forma del mandala (schema magico che riproduce in ogni costruzione l'ordine del cosmo), sia da antichi rituali vedici (la circuambulazione dell'altare durante il rito dell'offerta), sarà continuamente presente nella storia della città indiana. In particolare, secondo i Vastu Shastra (trattati di architettura), gli assi principali o “strade regali” si incontreranno in un'area centrale occupata dal palazzo del Mahraja, mentre “grandi strade carraie” articoleranno gli isolati, che secondo la loro posizione più o meno vicina all'area centrale saranno assegnati alle diverse caste. Numerose fontane e zone verdi presso le mura renderanno attraente la città e ne mitigheranno il clima (descrizione della città di Ayodhya nel Rāmāyana, poema epico del sec. III). Dopo l'invasione musulmana, nelle città del periodo Moghūl (sec. XVI-XIX), l'orientamento delle strade è spesso abbandonato al caso e l'organizzazione urbana si adatta alle successive necessità della crescita organica; questo carattere presentano le città di Agra , Delhi, Lahore, tutte intensamente popolate e ricche di bagni, bazar e caravanserragli.

Cenni storici: la città cinese

La città cinta da mura comparve nel 1º periodo (Età del Bronzo protofeudale, 1500 a. C.-221 a. C.). La società cinese, sebbene fondamentalmente agricola, era basata sulla città murata: questa era la residenza e fortezza del signore, dominava il territorio circostante e accoglieva soldati, operai, mercanti, schiavi e liberi, tutti alle sue dipendenze. I territori più fertili presentavano numerose città vicine. Tra le più antiche città si ha notizia di Shang-Yin e Hsiaot'un (nei pressi di Anyang), della dinastia Shang (sec. XVI-XI a. C.), ma è durante le dinastie Chou (sec. XI-III a. C.) e Han (206 a. C.-220 d. C.) che si perviene, anche per effetto delle teorie confuciane, alla codificazione di norme urbanistiche, i cui elementi fondamentali sono la cinta muraria, l'assialità, l'orientamento N-S, le corti. Non solo il perimetro esterno della città era cinto da mura, ma anche le zone interne avevanopropri recinti (Pechino). Gli edifici entro le mura, o talvolta formanti parte di esse (in genere rettangolari e a un piano), si affacciavano intorno a una corte o a una serie di corti. La rete viaria correva in direzione N-S ed E-W generando un modello a griglia rettangolare (Fang); la strada principale era orientata N-S, dalla porta principale al palazzo. Nel corso del 2º periodo feudale-burocratico (221 a. C.-1911 d. C.) la città cessò di appartenere a una sola persona, per divenire il centro amministrativo, la sede di funzionari del governo centrale e di burocrati. Oltre alla nobiltà terriera la città attirò un numero sempre crescente di mercanti. Si moltiplicarono templi, biblioteche, scuole, depositi, alberghi, mercati: le città divennero centri di commercio e di cultura, le mura decaddero d'importanza ma le porte continuarono a essere chiuse di notte fino al sec. XX. Tra le città più importanti vanno ricordate: Ch'ang-an (l'odierna Sian), antica capitale della dinastia Han (insieme a Luoyang) e della dinastia T'ang (618-907); Pien-liang (oggi Kaifeng), la capitale nord dei Sung (960-1279), ricca di strade, canali e ponti; P'ing-Chiang (oggi Soochow), dei Sung, di cui esiste un'incisione su pietra; Hangchou, grande centro commerciale, anch'essa dei Sung, i cui quartieri residenziali si sviluppavano tra le mura e il lago, mentre questo era circondato da monasteri, cimiteri, uffici governativi e case private. Pechino, Pei-ching (capitale del nord), di antichissima origine (II millennio a. C.), si definisce nei secoli soprattutto attraverso le varie ristrutturazioni subite durante le ultime dinastie Yüan, Ming e Ch'ing. Al modello indicato dal Chou Li (Riti dei Chou), si ispireranno i Ming nelle ristrutturazioni di Pechino (e anche di Nanjing) dopo la sconfitta dei mongoli, e i Ch'ing consolideranno e manterranno la stessa struttura. Circondata da mura, oggi distrutte, Pechino è caratterizzata soprattutto dalla Città Imperiale che racchiude la Città Proibita, un tempo abitata dall'imperatore e quindi centro politico-amministrativo di tutta la Cina.

Cenni storici: la città precolombiana

Il processo di urbanizzazione in Messico, America Centrale e Meridionale, prima della conquista spagnola (1527), ha nelle diverse aree geografiche alcuni caratteri comuni. Tra il 1200 e il 400 a. C. nei territori delle culture precolombiane si cominciano a formare piccoli villaggi in cui una popolazione rurale si addensa intorno a templi-piramidi, a testimonianza del prestigio della classe sacerdotale, e del carattere teocratico a cui gradualmente si avviano le società precolombiane. San Lorenzo e il centro cerimoniale di La Venta (800 a. C.) sono le principali realizzazioni di questo periodo nel Golfo del Messico. La Venta, in particolare, prefigura alcuni caratteri che saranno poi tipici di Teotihuacan, la città più importante dell'altopiano messicano tra il sec. II e il VII d. C. Quest'ultima ha uno schema urbano cruciforme, al cui centro si trovano la cittadella e una larga piazza per le attività commerciali. Le città della cultura Maya, nella penisola dello Yucatan e nell'altopiano del Guatemala, sono del tutto diverse. In ogni città maya (Tikal, Copán, Palenque, Piedras Negras, Yaxchilán, Vaxactúm, sec. II-IX d. C.) possono essere distinti: un complesso centrale organizzato intorno a gruppi di piazze e spazi circondati da piramidi tronche, “palazzi” e altre costruzioni; un settore intermedio di case e capanne costruite su basse piattaforme e circondate da zone coltivate; la giungla e le milpas o fattorie. Non c'è traccia di assi stradali o di uno schema geometrico che regoli l'intera città: solo nei bellissimi centri cerimoniali si esplicano le capacità di disegno urbano dei Maya. Nell'America Meridionale il periodo di maggior sviluppo urbano è quello dell'Impero Inca la cui durata peraltro è brevissima (dalla metà del 1400 al 1532, anno dell'invasione spagnola guidata da Pizarro). Gli Inca conquistarono e collegarono attraverso un'estesa rete stradale tutte le città dell'altopiano andino e delle coste del Perù e del Cile. Essi fondarono anche nuove città: Cuzco (la capitale), Huanuco, Viracochapampa, che sono meno monumentali rispetto alle contemporanee realizzazioni urbane dell'America Centrale; loro caratteristica comune è una grande piazza di forma regolare la cui funzione doveva essere molto varia (da luogo di spettacolo e di pubbliche festività a centro commerciale e di scambio).

Cenni storici: la città greca

Sin dall'inizio della civiltà greca (sec. XI-X a. C.) la polis testimonia le forme istituzionali democratiche. Si veda l'attenzione rivolta agli edifici comunicanti, l'uniformità delle abitazioni, la separazione delle aree sacra e pubblica (poi agorà). Alla fine del sec. VII le città andarono sempre più diversificandosi; in particolare si accentuò la funzione dell'agorà su quella dell'acropoli. Tra il sec. VIII e il VI il grande periodo di colonizzazione greca in Occidente porta alla fondazione di Metaponto, Agrigento, Selinunte, Posidonia nell'Italia meridionale. Nel sec. V si ha la codificazione urbanistica e sociologica di Ippodamo: concetto di suolo pubblico, suddivisione ortogonale per funzioni preminenti, coordinamento di edifici pubblici (Pireo, Olinto, Rodi in Grecia, Mileto in Asia Minore). In Asia Minore (dove lo schema ortogonale si riallaccia a principi di autorità orientali), i piani ippodamei si articolano in forma monumentale. Elementi base della città ellenistica sono, oltre allo schema ortogonale, la separazione di classi e funzioni e la distinzione di centri amministrativi, religiosi, economici (Pergamo; città seleucidi: Alessandria, Antiochia, Laodicea; città carovaniere: Gerasa, Palmira; città seleucidi-pergamee: Perge, Side, Termessos).

Cenni storici: la città romana

Nasce su schema derivato dall'accampamento militare (castrum) di tradizione etrusca; origine religiosa avevano il pomerio (pomoerium), fascia inedificabile all'interno e all'esterno delle mura, e il mundus, apertura del terreno nel centro della città di nuova fondazione dove si gettavano prodotti della terra d'origine. Roma nasce verso la metà del sec. VIII a. C. sotto forma di un insieme di villaggi costruiti sulle colline che sovrastano la pianura col Tevere; si forma presto il foro (sec. VII a. C.); dopo gli Etruschi (che costruiscono i primi monumenti), Roma comincia a ingrandirsi in seguito alle conquiste, restando soprattutto una capitale politica e militare con scarsa attività economica. Essa diviene successivamente un centro culturale e, dall'inizio dell'impero, crea un costume di vita imitato da tutto il mondo e si trasforma in un complesso organismo, con grandi interventi edilizi non rapportati però a una struttura generale. Con l'ampliarsi delle frontiere perde sempre di più la sua funzione militare, mentre la funzione religiosa si identifica praticamente con quelle politiche o culturali (R. Picard). Basata su principi sanzionati dalla Lex Iulia Municipalis, l'urbanistica romana ebbe leggi ben definite sull'organizzazione delle città, riguardanti in specie l'ordinamento edilizio, la sicurezza pubblica, l'igiene. Ma è soprattutto nelle colonie (nei primi secoli a. C. vi si riversa l'eccedenza di popolazione) che si realizza il disegno ortogonale della città romana: all'intersezione delle strade maggiori, cardo (N-S) e decumano (E-W), è situato il foro, centro religioso e pubblico, presso il quale è il mercato; più lontano le terme e gli edifici destinati ai divertimenti. La città romana è circondata da mura con 4 porte, al centro di ogni lato (Firenze,Lucca,Torino, Aosta, Pompei). Dopo il sec. II d. C. la colonizzazione diventa uno strumento di progresso politico e sociale dei discendenti dei vinti (G. Picard): nasce così Cuicul (Djemila) e si sviluppano Timgad,Leptis Magna, Sabratha, in Africa, Baalbek, in Asia Minore.

Cenni storici: la città islamica

È l'espressione urbana di una civiltà che considerava l'insediamento atto essenziale della conversione delle popolazioni alla nuova religione. Gli Arabi, anche se nelle loro conquiste vennero a contatto con mondi culturali diversi, seppero conferire unità ai diversi influssi: in questa linea si inserisce l'evoluzione storica della città islamica che dal sec. VII compare in tutta l'area medio-orientale, nordafricana, iranica e indiana. La primitiva città islamica nasce dalla trasformazione di campi militari non recinti da mura: le diverse tribù sistemate in unità di territorio e ordinate lungo assi di comunicazione regolari o irregolari danno vita a un insediamento (Al-Kufah, Al-Basra, Al-Qairouan fondate dagli Omayyadi, 661-750). Ma elementi base della città sono considerati la moschea, il palazzo del governo (dar-al-imara), il mercato (suq, bazar); di notevole importanza le piazze, con funzione culturale, economica e sociale mentre il complesso delle strade è inteso come struttura secondaria. Altre caratteristiche della città islamica sono la divisione in quartieri (harats) su base etnica o religiosa e l'organizzazione gerarchica dei commerci. Anche la cultura islamica ha elaborato teorie urbane: i concetti di Ibn-Khaldun sulle città riguardano tra l'altro il carattere, l'ubicazione, le fortificazioni, il sistema di vita, la vicinanza di risorse economiche stabili, ecc. Per la sua pianta circolare Baghdad, capitale dell'impero islamico (la prima fu Medina, la seconda Damasco) fondata da al-Manṣūr della dinastia abbaside (750-1258), può farsi risalire alle antiche città della Mesopotamia e a quelle dei Parti e dei Sassanidi dei primi secoli d. C. Pianta circolare presentavano pure le città di al-Rakifa, presso Raqqa e al-Mansuria fondata dai Fatimiti (969-1171) in Tunisia. Reticolo ortogonale presentavano invece al-Qatai, presso Il Cairo, fondata dai Tulunidi (868-905), Rabat in Marocco dagli Almohadi (1147-1269), Meknes e Taza (Almohadi) con strade parallele e perpendicolari alla qibla (direzione della Mecca). Fondazioni abbasidi sono Raqqa in Siria e Samarra in Iraq. Nei sec. XII-XIII si sviluppa il tipo della città fortificata con una cittadella interna, residenza del governatore (in Siria, Bostra, Homs, Aleppo, Damasco), che aveva nella cittadella moschea, mercati, bagni. Dall'area nordafricana conquistata nel sec. VII, gli Arabi passati in Spagna (711-1492) fondarono un regno con capitale Cordova e varie città, fra cui Madīnat-az-Zahrā (936). In Iran fra gli esempi più interessanti sono la sistemazione dell'antica Isfahan da parte dei Safavidi (1502-1736) e la grande piazza del Registan a Samarcanda (Turcomanni e Timuridi, 1370-1506). Gli Ottomani (1300-1922), succeduti ai Selgiuchidi di Rum (1071-1308) in Anatolia, conquistano la maggior parte del mondo islamico: notevole interesse nel contesto urbano presenta il complesso della külliye (a Bursa, İstanbul, Edirne) che comprende, oltre alla moschea, la scuola di teologia (medrese), la tomba del sultano, l'ospedale, la cucina per i poveri, un bagno pubblico e un caravanserraglio, rappresentando quindi la formazione di un fuoco urbano.

Cenni storici: la città medievale

L'eredità del mondo antico passa al Medioevo in gran parte attraverso la realtà spirituale e materiale della città. L'istituto cittadino ha infatti caratterizzato la civiltà greco-romana, e non a caso la parola “civiltà” deriva da “città” (civitas) e sta a indicare un modo di vivere superiore in ricchezza di valori a quello della campagna (latino villa, da cui il nostro “villano”) o delle terre prive di città e abitate dai “barbari”. Il modello e prototipo della città è, per tutto il Medioevo e oltre, Roma, che i medievali considerarono communis patria, anche e soprattutto in quanto centro del mondo cristiano occidentale, come Bisanzio, “seconda Roma”, divenne il punto di riferimento per il mondo cristiano orientale (a Bisanzio, caduta nel 1453 sotto i Turchi, subentrò poi Mosca quale “terza Roma”). Accanto a Roma, si potrebbe addurre l'altro modello ideale di città, Gerusalemme, biblicamente trasfigurata nella “città di Dio” o “Gerusalemme celeste”, immagine della comunità e convivenza dei cristiani in terra, e ancor più nella patria ultraterrena, il Paradiso. La sopravvivenza delle città antiche e poi la loro vivacissima ripresa dopo il Mille sono un fatto decisivo per la continuità della storia nell'Occidente. Dalle terre che avevano fatto parte dell'antico impero di Roma la struttura cittadina si doveva infatti diffondere anche a quei territori che Roma non aveva sottomesso e che erano stati occupati dai Germani, i quali non conoscevano originariamente le istituzioni cittadine e il modo stesso di edificare tipico della città. Se è dunque vero che le invasioni e le guerre che accompagnarono la fine del mondo antico portarono a distruzioni, almeno parziali, delle città antiche, come avvenne in Italia durante la “guerra gotica” della prima metà del sec. VI, è pur vero che né i cives, né le curiae, o amministrazioni municipali, sparirono completamente dal nucleo cittadino; ma soprattutto la sopravvivenza fu assicurata dalla presenza nelle città del vescovo e del clero che lo attorniava (il primo o uno dei primi vescovi della città divenne spesso il santo patrono di essa). In questa saldatura dell'antica struttura municipale e del nuovo organismo cristiano, la diocesi ecclesiastica con il suo centro nell'antica città, sta dunque la salvezza e la forza di ripresa dell'istituto cittadino e della sua stessa realtà urbanistica. Ciò permise alla città di contrastare efficacemente il prevalere nell'alto Medioevo di un'economia quasi essenzialmente agricola e poi feudale. I possessi fondiari e la vita rurale ebbero infatti la prevalenza fin dal tardo mondo antico, e dal periodo franco-carolingio il feudo trovò il suo centro nel castello, fino a quando, favorite dalla politica degli imperatori della casa di Sassonia, all'affacciarsi del nuovo millennio, si diffusero le infeudazioni a favore di ecclesiastici, vescovi e abati. Fu proprio questa nuova funzione del vescovo, divenuto vescovo-conte, o comunque investito di diritti feudali sulla città (le mura, il mercato, ecc.), che segnò il rifiorire dell'organismo cittadino e della concomitante economia mercantile. Nell'Italia centrosettentrionale le città davano vita, attraverso assemblee e consigli di cives che attorniavano il vescovo, all'ordinamento comunale, a partire dalla fine del sec. XI, mentre le cosiddette “città libere” imperiali in Germania e specialmente nelle Fiandre e le stesse città “privilegiate” dell'Italia meridionale gareggiavano anch'esse coi comuni in vitalità commerciale. Le città “repubbliche marinare”, da quella meridionale di Amalfi a quelle di Pisa, Venezia e Genova, sono in questo campo gli esempi più vistosi. In generale l'urbanistica medievale delle città-Stato, ancora presente nei nuclei storici dellenostre città, con prevalente cinta di mura a forma circolare o irregolare, di contro al più ristretto nucleo rettangolare romano, va riferita a questo periodo, e cioè ai sec. XII-XIV. La formazione graduale dei “borghi”, in forma tentacolare lungo le vie che escono dalle porte cittadine, è il naturale sviluppo di tale urbanistica.

Cenni storici: la città medievale, tipologia

In Italia molte città crescono su basi romane, mentre in Francia e Germania dopo il sec. X si fondano numerose “città nuove”. In Inghilterra i grandi insediamenti sono pochi e più scarsi ancora in Spagna, Grecia e Scandinavia. Lo sviluppo della città medievale si può schematizzare secondo quattro diverse situazioni: città sorte su preesistenti insediamenti romani senza mutarne la struttura (Torino, Aosta, Autun, Magonza, Winchester) o alterandola (Firenze, Orléans, Colonia, Ulm); città sorte intorno a castelli, monasteri o strutture ecclesiastiche (in Francia, Germania, Paesi Bassi, Inghilterra) che concedendo particolari privilegi richiamarono numerosa popolazione, il cui schema di accrescimento è quello di un “tessuto” attorno a un polo di attrazione (è tipico del periodo feudale) e in cui si distinguono uno spazio laico (mercato) e uno sacro (monastero); città sorte in luoghi strategici per il commercio e per il traffico (le città della Lega Anseatica tedesca, Lubecca, Stralsund, Danzica, Helbing e Amburgo) e quelle fondate, sempre in Germania, dai duchi Zahringen, insediamenti caratteristici dell'Europa settentrionale nei sec. XII e XIII; città di nuova pianificazione, sorte soprattutto in Francia, nei sec. X-XI per motivi economici (le prime sulle terre della Chiesa), nei sec. XII e XIII per motivi politici. Le più comuni caratteristiche tipologiche sono: piano regolatore e costruzioni contemporanee. Sia che i confini fossero di forma regolare (rettangolare), sia irregolare, le strade formavano sempre una scacchiera in modo da avere lotti di terreno rettangolari. Una piazza centrale era riservata al mercato e al municipio costruito a lato della piazza. In una piazza più piccola attigua alla prima veniva sistemata la chiesa parrocchiale. La piazza era fiancheggiata da portici. Numerosi contratti, clausole e privilegi regolavano la costruzione nei singoli lotti di terra, che venivano concessi agli abitanti contro pagamento di una rendita annuale. Esempio tipico sono le bastides francesi (Aigues Mortes, 1240; Villeneuve-sur-Lot, 1253; Montauban, 1144; Montpazier, 1284). È nelle nuove fondazioni che appare più evidente la ricerca teorica.

Cenni storici: la città rinascimentale

Tra i fattori culturali determinanti il concetto rinascimentale di città, vanno annoverate la vasta letteratura dei teorici sull'architettura civile e militare e le concezioni di utopisti e riformatori sociali. Per i primi la fonte fondamentale fu il manoscritto di Vitruvio. Nel De re aedificatoria di L. B. Alberti il singolo edificio è concepito come un elemento in un contesto urbano, facente parte di una composizione più vasta; Filarete ipotizza una città, Sforzinda, a forma di stella a 8 punte; Francesco di Giorgio Martini progetta piante di città e fortezze; A. Dürer (1527) propone una città ideale in forma di quadrato ruotato di 45 gradi. S. Serlio, A. Palladio, V. Scamozzi affrontano i problemi dei tipi di edifici e la necessità della relazione degli stessi col naturale luogo urbano. Vignola, nella Regola delli cinque ordini dell'architettura (1562), sviluppa la questione di una tipologia con riferimento agli elementi di composizione (gli ordini classici) piuttosto che ai differenti programmi e funzioni degli edifici, affrettando così il processo di subordinazione dell'architettura all'urbanistica (G. C. Argan). In campo militare la trasformazione del sistema delle fortificazioni contribuisce all'elaborazione di trattati dove oltre alle mura viene studiata la struttura interna della città alla luce della nuova funzione difensiva; in una casistica estremamente precisa le diverse componenti che concorrono alla formazione di una città fortificata sono analizzate e ridotte in termini geometrici, in regole. Seguendo questi principi, verso la fine del sec. XVI vengono fondate nuove città alle frontiere: Palmanova (stella a 9 punte, impianto radiale di vie convergenti sulla grande piazza centrale), Hesdin (pianta poligonale, piazza al centro, con un fiume che scorre intorno), Philippeville (perimetro fortificato su 5 lati), Vitry-le-François (schema quadrato con tracciato rettangolare delle strade; distrutta nella II guerra mondiale). Sabbioneta (1554-86), la piccola capitale del ducato di Vespasiano Gonzaga, è uno degli esempi più interessanti di città ideale. Nelle teorie degli utopisti e dei riformatori sociali le descrizioni di società perfette e mondi immaginari contengono anche indicazioni sulla struttura delle città. Tipicamente rinascimentale è poi il ruolo del monumento nel tessuto urbano (cupola di S. Maria del Fiore): non solo simbolizza valori storici e ideologici della comunità, ma tende a modificare strade, spazi e dimensioni dell'intorno secondo la regola primaria della prospettiva. A Pienza (1459) B. Rossellino per incarico di Pio II interviene nella zona centrale: nella piazza del duomo, il palazzo vescovile e il palazzo Piccolomini hanno le facciate divergenti verso la cattedrale (soluzione poi usata da Michelangelo nella piazza del Campidoglio a Roma). Altro principio è rappresentato dall'addizione di nuove sezioni alla città (addizione voluta da Ercole d'Este a Ferrara, progettata da B. Rossetti). Radicale revisione subisce il tracciato di Roma sotto Sisto V (1585-90) col piano di D. Fontana consistente in un'estensione dei limiti della città oltre le Mura Aureliane, includendo le prime basiliche cristiane e diradando la popolazione che aveva raggiunto indici di elevata densità.

Cenni storici: la città barocca

Mentre la città del Rinascimento si presentava come un piccolo Stato sovrano, nel sec. XVII, con la formazione dei grandi Stati europei, essa diventa la sede dell'autorità, degli organi di governo e della pubblica amministrazione, con un'elevata funzione rappresentativa (G. C. Argan). Nell'organizzazione giocano un ruolo fondamentale il rapido aumento della popolazione urbana, il traffico, la creazione di nuclei politici, amministrativi, militari. Lo spazio urbano, dove si cerca di far prevalere linee rette, isolati regolari, dimensioni uniformi, accentua l'uso della prospettiva come convergenza di visuali sugli edifici rappresentativi dell'autorità politica e religiosa che costituiscono i centri della vita pubblica. Il corso è il più importante simbolo e il principale fatto della città barocca: il tracciamento di nuovi corsi o di un nuovo quartiere può ridefinire il carattere di una città. Parigi è un esempio di città creata come espressione dell'“ideologia del potere” (L. Mumford): riforma urbana iniziata da Enrico IV (1589-1610), proseguita da Luigi XIII (1601-1643) con i piani di Blondel e Bullet, da Luigi XIV (1638-1715) con i piani di Patte. Se è vero che solo in città residenziali per re e principi (Versailles, Karlsruhe, Potsdam) o città di presidio (Londonderry, Philippeville, Christiansand) l'urbanistica barocca poteva essere applicata completamente (L. Mumford), tuttavia numerosi sono gli esempi di città che ne seguono i principi: Amsterdam con il piano (1593) che le dà la forma di corona semicircolare con tre grandi canali e disposta intorno al nucleo antico; Torinocon tre successivi ampliamenti che la trasformano, ricalcando lo schema del castrum romano, in una capitale con grandi piazze regolari; Londracon il piano di Wren per la sua ricostruzione dopo l'incendio del 1666, piano solo in parte realizzato, intorno a S. Paolo e nei singoli episodi urbanistici di King's Square (1681), Grosvenor Square (1695), Bedford Square (1777): piazze chiuse e architettura omogenea con giardino al centro. Anche Madrid nel sec. XVII subisce una profonda trasformazione. Al modello della Parigi barocca si rifanno i piani di Copenaghen (1649), Stoccolma (1640), Vienna, Berlino, Lisbona, Pietroburgo.

Cenni storici: la città coloniale in America

La vastità delle aree libere a disposizione dei conquistatori europei e la quantità degli interventi da attuare per una rapida colonizzazione permisero la nascita in America di un nuovo tipo urbano che, anticipato da alcune città a scacchiera europee della fine del sec. XV (Cortemaggiore, Santa Fé de Granada, Puerto Real) e suggerito da tradizioni urbanistiche diverse (le città romane e le bastides medievali da una parte, la forma del campo trincerato di origine militare dall'altra), riuscì solo nelle colonie a concretarsi come costante modello di intervento. Nell'America Centromeridionale Santo Domingo è la prima città fondata dai colonizzatori secondo un piano memore di Santa Fé de Granada; a essa seguono le altre città portuali basate sullo stesso modello elementare della scacchiera a maglie quadrate: San Miguel de Balboa (1513), Santiago di Cuba (1514), L'Avana (1515), Río de la Plata (1516), Panamá (1519). Nel 1521 Cortés conquista Tenochtitlan e sulle sue rovine fa costruire da Garcia Bravo la nuova capitale Mexico. Si rispettano i tracciati principali della città azteca, riorganizzandoli in una griglia ortogonale, mentre la nuova grande piazza (Zócalo), la Cattedrale e il palazzo di Cortés prendono il posto dell'area sacra, dei templi e del palazzo di Montezuma. Questa esperienza condizionerà tutte le nuove città fondate in seguito nell'America Latina. Pizarro, dopo la conquista dell'Impero inca (1532), userà lo stesso modello per San Miguel, Quito, Cuzco, Lima. Prevale il concetto di città europea, come città residenziale formata prevalentemente di case (al contrario della città precolombiana intesa come centro di servizio di una popolazione sparsa). Nel 1573 Filippo II di Spagna, a conclusione di queste prime esperienze, fissa con una legge il modello urbanistico che orienterà fino al sec. XIX la formazione delle nuove città. Carattere diverso assumono invece le reducciones, insediamenti di comunità indigene che i gesuiti fondarono in Paraguay tra la fine del sec. XVI e l'inizio del XVIII, villaggi isolati nella foresta e abitati da 1000 a 5000 persone, formati da una piazza quadrata ai cui lati erano situati da una parte gli edifici direzionali (chiesa, cimitero, collegio dei gesuiti, mensa) e dall'altra le case degli indigeni disposte in schiere parallele. Nell'America Settentrionale il modello a scacchiera è generalmente applicato nelle città fondate dai coloni francesi agli inizi del sec. XVIII (Louisbourg, Mobile, New Orleans) e nelle colonizzazioni inglesi sulle coste dell'Atlantico. Nel 1733 nella nuova colonia di Georgia viene fondata la capitale Savannah: la città è suddivisa in lotti fabbricabili raggruppati in ulteriori lotti quadrati, vere e proprie unità urbane, che comprendono oltre alle residenze anche uno square, edifici pubblici e servizi. Secondo gli stessi assi sono poi tracciati fuori della città i lotti dei giardini e delle fattorie. La scacchiera tradizionale viene così generalizzata e può essere indifferentemente applicata alla città come a interi territori.

Cenni storici: la città dell'Illuminismo

La cultura urbana del Settecento, mentre verifica il campo di applicazione delle soluzioni urbanistiche rinascimentali e barocche nelle numerose occasioni di intervento che le si presentano nel corpo della città antica, ne svaluta di fatto la validità generale, riducendole a strumenti particolari per situazioni urbane precise. In Germania le nuove capitali dei piccoli principati sono le ultime e tardive manifestazioni della pianificazione classica estesa a un'intera città .: il tracciato a scacchiera di Mannheim (1699) e quello stellare di Karlsruhe (1715) restano dei disegni prospettici chiusi, subordinati alla posizione della reggia, che non influiscono sull'ulteriore sviluppo della città. In Francia il modello della piazza chiusa e unitaria trova l'espressione più interessante e raffinata a Nancy, nel sistema articolato di piazze (progettato da Héré de Corny nel 1752) che collegano l'antico centro medievale e la ville neuve del Seicento; la pianta del Patte, che nel 1765 riunisce in un unico disegno i progetti per una piazza in onore di Luigi XV a Parigi (l'attuale Place de la Concorde), mostra un vero campionario dei modelli di composizione urbana correnti. In Inghilterra, mentre a Londra, dopo l'incendio del 1666 e il piano di Christopher Wren, viene largamente applicata la tipologia dello square, unità edilizia e urbanistica composta da un giardino definito tutt'intorno da edifici, nella cittadina termale di Bath i due Wood inventano il circus (piazza rotonda circondata da un unico edificio circolare interrotto dagli ingressi delle strade) e il crescent (schiera di case a pianta semiellittica di fronte a un grande spazio verde). Questi elementi, che sono forse le tipologie urbane più felici del sec. XVIII, saranno usati anche nell'ampliamento di Edimburgo alla fine del secolo. In Portogallo la ricostruzione di Lisbona dopo il terremoto del 1755 è la maggiore impresa urbanistica ed edilizia del secolo: il quartiere centrale, la “Baixa”, è una scacchiera regolare compresa tra due piazze orientate secondo uno stesso asse. L'episodio architettonico principale è la piazza sul mare con veste architettonica unitaria; la regolarità del sistema generale e l'unificazione delle misure degli isolati rendono possibile l'unificazione dei tipi edilizi e del disegno delle facciate. La natura autoritaria e nello stesso tempo funzionale di questa realizzazione sarà il carattere principale delle iniziative dell'assolutismo illuminato dell'Europa settecentesca (Borgo Teresiano a Trieste). Il campo privilegiato in cui la pianificazione classica può ancora esprimere le sue capacità di controllo, sia pure solo visive, di grandi aree è la progettazione dei parchi suburbani (Nymphenburg a Monaco, Schönbrunn a Vienna, Zwinger a Dresda, Charlottenburg a Berlino, Stupinigi, Caserta, Aranjuez presso Madrid). La loro dimensione è tale da rivaleggiare con la struttura urbana portante (Parigi e Versailles, Monaco e Nymphenburg, Vienna e Schönbrunn). La stessa città sarà progettata come un giardino (la nuova Pietroburgo, disegnata nel 1716 da Leblond), e in ogni caso il fatto edilizio urbano fa parte di un più ampio sistema paesistico che penetra nelle città attraverso le foreste, i parchi reali, le grandi arterie alberate. Mentre ai tracciati geometrici si va sostituendo il pittoresco naturalismo dei parchi inglesi, i teorici dell'Illuminismo (Laugier, Lodoli, Milizia) pensano le città come “foresta”, come pittoresca e naturale varietà di parti diverse. G. B. Piranesi sarà interprete di questo frammentismo urbano nella ricostruzione fantastica del Campo Marzio.

Cenni storici: la città moderna

La città moderna nasce dalla rivoluzione industriale che si verifica in Europa e in Nordamerica fra la fine del sec. XVIII e la fine del sec. XIX. È questa un'età di enormi trasformazioni nella struttura degli insediamenti. Le modificazioni d'uso su interi territori (una diversa localizzazione delle attività produttive, l'acquisizione di nuove terre alle colture, l'apertura di nuove vie di comunicazione, i grandi spostamenti di popolazione – migrazioni da un Paese all'altro e dalla città alla campagna –) costituiscono lo sfondo su cui si proiettano la nuova società urbana e la grande città industriale che ne riassume le caratteristiche. L'industrializzazione si appoggia a un eccezionale aumento della popolazione mondiale, in gran parte da imputarsi a quella europea, che tra il 1800 e il 1900 sale da 180 a 400 milioni. Nel 1851 l'Inghilterra, il primo Paese industriale, registra una popolazione urbana superiore al 50%, nel 1901 del 77%. Nel 1800 solo una città, Londra, contava un milione di abitanti, nel 1850 Parigi ne contava un milione e Londra due, nel 1900 le città “milionarie” erano undici, di cui sei europee: Londra, Parigi, Berlino, Vienna, Mosca, Pietroburgo, New York, Chicago, Philadelphia, Tōkyō e Kolkata. Motivi tecnici ed economici giustificano la concentrazione delle lavorazioni industriali. L'uso del carbone coke nella produzione del ferro porta alla formazione dei grandi centri carbo-siderurgici, la crescente complessità dei procedimenti produttivi e dei controlli qualitativi induce alla concentrazione delle industrie meccaniche e chimiche. Per tutte poi la ferrovia diviene uno dei motivi fondamentali di attrazione e concentrazione. § La rivoluzione industriale ha inoltre definitivamente alterato il rapporto esistente fra la città e i suoi abitanti: l'urbanesimo e l'espansione urbana, residenziale e industriale, vanno di pari passo con l'affermarsi della rendita fondiaria urbana come protagonista dello sviluppo, “ricchezza prodotta dalla città nel suo espandersi” (Baumeister). Si realizza in questo modo l'appropriazione privata di un bene sociale: l'organismo spaziale, funzionale, sociale e culturale della città viene disaggregato, scomposto e ridefinito in base ai rapporti di proprietà. L'uso collettivo della città si riduce al minimo, grazie al prevalere dell'uso privato delle sue singole parti che non lascia al pubblico altro che un elemento sicuramente inalienabile: la strada. La ricchezza morfologica ed espressiva della città storica corrisponde a un diverso rapporto tra individuale e sociale nell'insieme urbano: qui alcuni elementi pubblici in un contesto proprietario privato, lì alcuni elementi privati (l'abitazione) in un contesto essenzialmente pubblico (le corti, i passaggi, i portici). Questa trasformazione si configura pienamente nella città ottocentesca, che vede altresì l'affermarsi di strumenti pubblici di controllo, piano regolatore e regolamento edilizio, tendenti a imporre dall'esterno un ordine culturalmente perduto. La stessa disciplina urbanistica nasce in questi anni.

Cenni storici: la città contemporanea

Il significato e il senso della città si è arricchito di valenze che esulano dal campo più strettamente urbanistico e investono tematiche che vanno dall'ambito economico a quello politico, da quello sociale a quello culturale; quest'articolazione ha le sue premesse nelle ricerche avviate sulla città all'inizio del Novecento da parte di un gruppo di intellettuali e architetti che ha visto nella città industriale un modello insediativo da modificare e superare. La città verso cui si indirizzavano le critiche poteva essere emblematicamente assimilata alla Parigi del piano Haussmann (1853-69) o alla Vienna del Ring (1859-72), ambedue modelli per i quali teorici come Tony Garnier (La Cité Industrielle, 1904), E. Howard (La città giardino, 1903 e segg.) e Soria y Mata (Ciudad Lineal, 1882), avevano tentato di proporre correttivi e soluzioni funzionali diversificate e varie. § Città giardino, nucleo urbano organizzato in un sistema di altri consimili distribuiti e collegati attorno alla città centrale, aventi caratteristiche proprie: indivisibilità del suolo, limitazione della densità di abitanti, precisi rapporti tra superficie edificabile e superficie scoperta, adozione di tipologie edilizie a limitato volume, contenimento dell'espansione entro una determinata fascia agricola. Il concetto di città giardino, usato per la prima volta (1869) a New York per indicare un sobborgo caratterizzato da case con giardino e poi esteso e usato per riferire su particolari aspetti naturali di alcune città, assunse definizione precisa con la realizzazione in Inghilterra delle città giardino di Howard: Letchworth (1903) e Welwyn (1919). L'idea delle città giardino ebbe diffusione e risultati diversi nelle varie realizzazioni compiute nei primi decenni del Novecento, che tuttavia dimostrarono l'impossibilità di completa attuazione pur esercitando un importante ruolo di proposta nelle alternative per lo sviluppo del territorio (città satellite e new town). § Città satellite, città di piccola o media grandezza con industrie proprie la cui attività economica è direttamente legata a un centro di maggiore sviluppo, o città centrale, attorno al quale sono organizzate in sistema le città satelliti. Il concetto informatore della città satellite ha origine da quello delle città giardino. La definizione di città satellite fu usato in Inghilterra in riferimento alla città giardino di Welwyn per distinguerne i particolari rapporti che la univano a Londra rispetto ad altre città giardino o agglomerati urbani di uguale organizzazione. La città satellite si presenta quindi come conseguenza immediata della città giardino. Le maggiori esperienze sono state compiute in Gran Bretagna (garden cities e le new towns), nell'ex Unione Sovietica (goroda-sputniki di Mosca), in Svezia (Forstader di Stoccolma). Anche le città satelliti hanno evidenziato aspetti negativi e limitazioni dimostratisi difficilmente superabili. § Città del movimento moderno, a partire dal primo decennio del Novecento gli architetti moderni (Gropius, Mies, Le Corbusier) avviano una nuova ricerca sulla città, destinata a svolgersi per i successivi 50 anni; i momenti principali di questa ricerca sono riassumibili: nell'analisi delle funzioni che si svolgono nella città moderna; nella definizione degli elementi minimali per ognuna delle funzioni urbane; nella ricerca di modelli di aggregazione tra gli elementi funzionali, mirando così alla definizione della struttura generale della città moderna. Dall'analisi delle funzioni, resa esplicita da Le Corbusier, che identifica le 4 funzioni fondamentali (abitare, lavorare, coltivare il corpo e lo spirito, circolare) si arriva a privilegiare la funzione dell'abitare sopra tutte le altre. Questa scelta deve essere vista come la volontà di criticare una volta per tutte l'assetto della città postliberale industriale, che tra tutte le funzioni privilegiava il terziario; infatti, se la residenza con i suoi servizi più immediati diventa l'elemento più importante, ciò significa avviare un cambio in profondità del disegno e della struttura economica della città. In questo senso la critica di Le Corbusier e degli architetti moderni alla città tradizionale è una critica alla combinazione fra interesse pubblico e privato, nei termini con cui questa era maturata, e prepara l'avvio dell'ipotesi di controllo pubblico su tutto lo spazio della città. Inoltre l'evidenza attribuita all'abitare fa sì che si affronti uno studio sistematico dell'alloggio e delle funzioni che vi si svolgono; infine, se l'ipotesi di riorganizzazione cittadina parte dall'alloggio, lo studio sul sistema di aggregazione degli alloggi porta all'identificazione di un modello ottimale che somma alloggi e servizi nell'unità di abitazione, costituita al minimo di 300-400 alloggi. Se la città tradizionale era costituita da edifici indipendenti fra loro, la città moderna può essere organizzata da grandi elementi, ognuno progettato come composizione edilizia unitaria. Una trasposizione delle ipotesi di città avanzate dal Movimento Moderno si può leggere nel piano della Ville contemporaine per 3 milioni di abitanti (Le Corbusier 1921-22), mentre un esperimento isolato si può considerare il progetto di Broadacre City (F. L. L. Wright 1931-35), che ipotizza la città diffusa sul territorio, in linea con i modelli di vita del continente americano. § I progetti e le realizzazioni di città moderne hanno dato luogo dunque a una serie di formule che comprendono: le utopie del primo Novecento (la città giardino di Howard, la città industriale di Garnier); i modelli dei teorici russi elaborati nel periodo compreso fra le due guerre; le nuove città inglesi del primo dopoguerra, le realizzazioni inglesi successive e le città nuove francesi; le nuove capitali (Chandigarh, Brasilia, Islamabad) e i grandi insediamenti pianificati dei Paesi del Terzo Mondo. § La società industriale si è qualificata nettamente come società urbana: la città è divenuta, infatti, luogo privilegiato non solo della produzione, ma soprattutto delle relazioni, dei commerci, dei servizi direzionali e innovativi. A partire dagli orientamenti scientifici funzionalisti affermatisi intorno alla metà del sec. XX, la rete urbana si è configurata come l'armatura portante del territorio: già la teoria delle località centrali, introdotta da W. Christaller, poneva la città, in quanto fornitrice di beni e servizi, al centro di una propria area di influenza, tanto più ampia quanto più elevato era il rango dell'offerta terziaria. Successivamente A. Lösch introduceva il concetto della metropoli regionale, come città posta al vertice di una gerarchia polifunzionale complessa. Per altre interpretazioni, di natura spiccatamente politica, la città diveniva luogo di elezione dei conflitti di classe e, pertanto, massima espressione della divisione sociale e spaziale del lavoro. In effetti, l'organizzazione interna delle aree urbane esprime le varie fasi dello sviluppo economico: già alla metà degli anni Venti, nell'ambito della Scuola sociologica di Chicago, E. W. Burgess elaborava un modello urbano che, razionalizzando l'influenza della rendita fondiaria, individuava un'espansione per anelli concentrici, di cui i più interni contenevano le funzioni produttive (commercio e industria) e i più esterni quelle residenziali. Lo schema, applicabile alla città della prima rivoluzione industriale, subiva poi notevoli modificazioni e la struttura urbana veniva progressivamente ridefinita su modelli “per settori radiali” (H. Hoyt) e “a nuclei multipli” (C. D. Harris e E. L. Ullman), questi ultimi significativi del processo di decentramento avviatosi a partire dagli anni Cinquanta, come effetto della crescente mobilità e flessibilità dei fattori di localizzazione nella cosiddetta “seconda rivoluzione industriale”. In particolare la motorizzazione privata, mentre creava gravi problemi di congestione del traffico nei centri storici, favoriva una maggiore diffusione delle residenze nell'hinterland, con flussi pendolari di sempre maggiore intensità. Si avviava così quella tendenza che, a partire dai Paesi a economia matura e dagli anni Settanta, avrebbe portato a individuare una sorta di deglomerazione urbana (controurbanizzazione), ovvero la perdita di popolazione delle grandi città centrali a favore delle città piccole e medie. In realtà un simile processo, se rappresenta l'arresto o l'inversione dell'urbanesimo, determina la creazione di un sistema policentrico e la più equilibrata distribuzione degli effetti urbani sul territorio, favorendo l'affermarsi del concetto di “città diffusa”. Su di esso si innestano le nuove capacità di interconnessione delle reti telematiche, portando a ipotesi futuribili di “città cablata”, dove i contatti diretti verrebbero mediati e in gran parte sostituiti da sistemi informatici. Mentre, dunque, nei Paesi in via di sviluppo il modello urbano transita ora per la fase esasperatamente agglomerativa (e la più grande città mondiale diviene Città di Messico, seguita da Il Cairo, da Shanghai e da San Paolo), nei Paesi industrializzati e terziarizzati si impongono le “megalopoli” (con gli esempi eclatanti degli Stati Uniti di NE e di SW o della Randstad nei Paesi Bassi). Naturalmente, non vanno trascurate le tipologie intermedie, a forte spinta conurbativa, che trovano la loro esaltazione nella direttrice urbana litoranea del Giappone (Tōkyō-Osaka), non a caso il Paese con maggiore peso relativo del settore industriale. Il problema che si pone alla città del futuro, peraltro, non è solo quello della dimensione: ciascuna grande regione urbana rispecchierà le proprie vicende storiche e le proprie condizioni geografico-economiche. Uno o più nuclei ad alta densità (prototipi ne sono Parigi e Londra) resteranno, in ogni caso, punti di riferimento fondamentali: il ritorno ai vecchi centri di affari – spesso trasformati in ghetti impraticabili al di fuori degli orari di lavoro – comincia a manifestarsi, come reazione a una tendenza che ha finito per minacciare la natura stessa delle funzioni centrali. La città postindustriale è dunque alla ricerca di un volto nuovo, a dimensione efficiente ma, nel contempo, anche più umana: per usare le parole di J. Gottmann, uno dei massimi studiosi della geografia urbana contemporanea, “le forme della città si elaborano a servizio dei modi di vita, e non per determinarli”. La città postindustriale non chiede tanto un'organizzazione di sviluppo (il futuro della città è già tutto costruito), quanto nuovi punti di aggregazione, una regola che leghi l'obsoleto alle aree vitali della città stessa.

Ecologia: città e ambiente

La città espande la sua influenza a tutto il territorio, determinandone il destino e i modi con cui l'ambiente e le sue risorse vengono impiegati dall'uomo. Se le capacità di modificare l'ambiente vengono gestite in rapporto alle esigenze di sviluppo della città, le aree da essa occupate sono quelle sottoposte a più radicali trasformazioni. La tendenza prevalente della pianificazione del territorio a favorire la concentrazione di popolazione, il potenziamento e la specializzazione delle funzioni urbane in agglomerati (monocentrici o policentrici) ha determinato fenomeni di insediamento spesso sfuggiti alla programmazione delle amministrazioni e alla loro capacità di assicurare le necessarie infrastrutture e servizi (acqua, energia, impianti igienici, scuole, mobilità e mezzi di trasporto). La città è spesso cresciuta in modo abnorme, senza adeguati livelli di qualità strutturale ed estetica. L'ambiente naturale, che un tempo costituiva la trama ecologica che assicurava condizioni di salubrità alla città, è stato poi sistematicamente eliminato e sostituito da insediamenti artificiali nei quali sono presenti attività caratterizzate da flussi di energia e sostanze fino a 1000 volte maggiori di quelli naturali, determinando condizioni di inquinamento. Le motivazioni economiche che hanno condotto a questo tipo di sviluppo sono superate dagli altissimi costi che le città devono pagare per fronteggiare l'inquinamento, la difficoltà di spostamento, la mancanza di spazi ricreativi e di riferimenti all'ambiente naturale originario, le condizioni igieniche e sanitarie negative, e talvolta drammatiche (per esempio smog urbano). Acquista così interesse lo studio di nuovi modelli di sviluppo della città basati non più sulla concentrazione degli insediamenti ma sulla loro distribuzione su di una rete con maglia scelta in modo adeguato a conservare tutte le caratteristiche proprie degli ecosistemi naturali e stabilire un equilibrio tra le risorse rinnovabili presenti nell'ambiente e i bisogni primari della città (aria, acqua, energia, ecc.). Questi studi indicano che città così realizzate presenterebbero notevoli vantaggi economici, rispetto alle città attuali, anche se una trasformazione in tal senso comporterebbe elevati costi di ristrutturazione.

Bibliografia

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