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colerètico

agg. e sm. (pl. m. -ci) [da coleresi]. Farmaco che aumenta la produzione di bile da parte delle cellule epatiche. I principali coleretici sono la bile stessa, i sali biliari, alcuni principi attivi di origine vegetale quali la cinarina, i glucosidi antrachinonici del rabarbaro, della sena, della cascara, vari farmaci sintetici tra cui il fenilpropanolo, il fenilidrossipentano, l'acido 1,4-dicaffein-chinico, il florantinone. Possiedono infine azione coleretica alcuni componenti alimentari, in particolare gli acidi grassi, i trigliceridi, i peptoni. Le sostanze coleretiche esercitano la loro azione con meccanismi differenti; alcune migliorano la circolazione sanguigna nel fegato aumentando il trofismo delle cellule epatiche, altre agiscono con meccanismo prevalentemente nervoso. I coleretici vengono inoltre distinti in idrocoleretici e coleretici completi. I primi provocano la formazione di una bile più fluida in quanto aumentano soprattutto l'escrezione biliare dell'acqua. I secondi aumentano invece sia l'escrezione dell'acqua sia quella dei componenti organici e inorganici della bile, la cui concentrazione rimane pertanto immodificata. I coleretici vengono impiegati nel trattamento di varie malattie del fegato, nei disturbi con vaga sintomatologia dispeptica (per esempio discinesie biliari), nei portatori di fistola biliare. Trovano anche impiego nelle ipercolesterolemie, in quanto favoriscono l'escrezione del colesterolo contenuto in forti concentrazioni nella bile.

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