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compitàlia

sf. pl. (latino Compitalía). Feste mobili dell'antica Roma, indette dal pretore tra il 23 dicembre (saturnali) e il 5 gennaio. Prendevano nome dai sacrari dedicati ai Lari, eretti nei crocicchi (compita) a simboleggiare una specie di centro cosmico (dal quale si dipartono le strade), o un punto di riferimento nell'organizzazione sacrale dello spazio. Comunità cultuali (collegia compitalicia) tra gli abitanti della zona contraddistinta da un medesimo sacrario compitale si costituirono tanto in campagna che nelle città e quivi vennero configurandosi anche come unità politiche, ora tollerate e ora perseguitate dall'autorità costituita. Erano formate dagli strati più bassi della società romana (anche gli schiavi potevano farne parte) e costituivano una massa di manovra nelle azioni popolari. Nel 64 a. C. il Senato ne decretò lo scioglimento. Nel 58 a. C. furono ricostituite e legalmente organizzate, a opera di Clodio, il capo degli estremisti del partito popolare. Sciolte nuovamente da Cesare, furono poi assorbite dal culto pubblico ufficiale nel quadro della restaurazione religiosa augustea. La tradizione faceva risalire le compitalia a Servio Tullio o a Tarquinio il Superbo. Durante la festa si celebravano anche i giochi (ludi compitales).

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