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deus ex machina

locuzione latina (il dio che parla o compare dalla macchina). Congegno teatrale costituito da un praticabile mobile. Veniva usato, nell'antica Grecia, per consentire l'apparizione in scena di una divinità o di un essere sovrumano, con poteri illimitati e tali da risolvere ogni situazione. Sembra sia stato introdotto per la prima volta da Euripide nella Medea (431 a. C.). L'espressione è entrata nel linguaggio comune per indicare, in senso fig., persona o circostanza in grado di risolvere repentinamente un caso complesso; in senso estens., chi dirige, restando nell'ombra, un'attività, un'operazione, ecc.

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