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emoglobinopatìa

sf. [da emoglobina+-patia]. Condizione patologica ereditaria caratterizzata dalla presenza di emoglobina anomala negli eritrociti. Le emoglobinopatie sono malattie molecolari legate ad alterazioni geniche che impediscono l'equilibrata sintesi delle catene polipeptidiche della globina. In presenza di un'anomalia di tipo qualitativo si parla anche di emoglobinosi. Tali situazioni sono molto spesso asintomatiche, ma in alcuni casi comportano disturbi gravi, che possono portare anche alla morte. Una frequente anomalia emoglobinica è costituita dalla presenza nell'adulto di emoglobina fetale (HbF), che deriva dalla mancata repressione nel corso dello sviluppo dei geni che regolano la sintesi delle catene γ e dalla contemporanea inibizione della sintesi delle catene β. Esistono inoltre emoglobinopatie dovute alla mancata sintesi delle catene polipeptidiche α, con assenza quindi della normale emoglobina HbA. In tal caso nei globuli rossi possono essere presenti emoglobine formate soltanto da catene β o HbH, da catene γ o emoglobina di Bart, oppure da catene δ o Hbδ4. La HbH e l'emoglobina di Bart possiedono un'affinità per l'ossigeno dieci volte maggiore di quella dell'emoglobina normale, per cui cedono difficilmente l'ossigeno respiratorio ai tessuti provocando cianosi e disturbi della respirazione cellulare. Altre anomalie emoglobiniche sono di tipo qualitativo, essendo caratterizzate da un'alterata sequenza degli amminoacidi nelle catene polipeptidiche della globina. Va ricordata per esempio la HbS che differisce dall'emoglobina normale per avere l'amminoacido valina al posto della molecola di acido glutammico nella sesta posizione della catena β. Meno comune è la presenza negli eritrociti umani di HbM, che si associa con una malattia ereditaria detta “cianosi metemoglobinemica”. Nella HbM solo due dei quattro atomi di ferro si trovano, come di norma, allo stato ferroso (Fe++) e sono quindi capaci di combinarsi con l'ossigeno respiratorio. Gli altri due atomi si trovano invece allo stato di ione ferrico (Fe+++). Tale anomalia è dovuta alla mancanza nella catena α di una molecola di istidina, sostituito da una di tirosina, amminoacido che ha forte tendenza a formare complessi con il ferro. La tirosina impedisce quindi la riduzione fisiologica del ferro, trasformando, in pratica, l'emoglobina in metaemoglobina. Esistono anche anomalie associate di tipo quantitativo e qualitativo come nella talasso-drepanocitosi. In tal caso (anemia microcitica drepanocitica di Silvestroni e Bianco), sono associate la emoglobinosi S (anemia falciforme) e la microcitemia. È stata rinvenuta in tutte le popolazioni colpite dalle due tare ed in Italia è l'emoglobinopatia, più frequente dopo la microcitemia. È molto diffusa in Sicilia orientale e in Campania. Le forme associate derivano da un duplice eterozigotismo: ogni genitore è portatore di una tara emoglobinica diversa. Attualmente si conoscono più di cento emoglobine anomale. La distribuzione geografica e popolazionistica di alcuni dei pigmenti anomali mostra un significativo addensamento in alcune zone dell'Africa, dell'Asia e dell'Europa meridionale. In certi territori più del 10% della popolazione è costituito da portatori di emoglobine anomale. Ciò dipende dal fatto che alcune emoglobinopatie, in forma eterozigote, costituiscono un fattore protettivo nei confronti di parassitosi come la malaria e costituiscono quindi un vantaggio evoluzionistico. Alcune anomalie emoglobiniche si accompagnano con manifestazioni patologiche, caratterizzate in genere dalla ridotta integrità dei globuli rossi, da crisi emolitiche e da disturbi dell'emopoiesi.

Bibliografia

V. M. Ingram, The Hemoglobins in Genetics and Evolution, New York, 1963; F. De Cataldo, Terapia medica delle malattie del sangue, Milano, 1985.

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