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giacobino

sm. [sec. XVIII; francese jacobin]. Durante la Rivoluzione francese, chi apparteneva all'associazione politica il Club dei giacobini. Fondata a Versailles nel 1789 alla vigilia della riunione degli Stati Generali da alcuni deputati bretoni, e chiamata perciò dapprima Club dei bretoni, l'associazione si trasferì poi, nell'ottobre 1789, a Parigi dove prese il nome di Società degli Amici della Costituzione, benché fosse poi più nota come Club dei giacobini. Quest'ultima denominazione derivava dalla sede del club, un ex convento di domenicani chiamati jacobin per aver avuto un ospizio che accoglieva i pellegrini diretti a Santiago de Compostela. Aperto a tutti i cittadini, purché venisse pagata la tassa di iscrizione, il club ebbe dapprima orientamento moderato e fu guidato fino all'aprile 1791 da Mirabeau, mentre una piccola minoranza tentava di raggrupparsi intorno a Robespierre. Dopo l'inutile tentativo di fuga di Luigi XVI, cui seguì la scissione del gruppo più moderato dei foglianti (luglio 1791), i giacobini presero un orientamento di intransigente repubblicanesimo. Oppostisi ai girondini già all'apertura dell'assemblea legislativa (ottobre 1791), i giacobini, guidati da Robespierre, acquistarono sempre maggior seguito, guadagnandosi il favore dei sanculotti e delle masse proletarie per la loro posizione democratica e favorevole a un programma di rivendicazioni sociali. Dopo l'abolizione della monarchia, nell'ambito della Convenzione nazionale, essi costituirono il settore più importante della Montagna. Eliminati i girondini dopo l'insurrezione del 2 giugno 1793, i giacobini divennero praticamente partito unico, il partito di Robespierre, divenuto l'oracolo indiscusso del club. Sostegno essenziale del Comitato di Salute Pubblica, il club decadde rapidamente dopo il 9 termidoro e cessò ufficialmente di esistere in seguito a un decreto della Convenzione emanato il 2 novembre 1794.

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