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móndo (sostantivo)

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Lessico

sm. [sec. XIII; latino mundus].

1) L'universo, il cosmo: la creazione, le origini del mondo; la fine del mondo, il cataclisma finale che secondo alcune dottrine religiose dovrebbe distruggere l'universo attuale (fig., scompiglio, disastro indicibile o semplicemente cosa o fatto straordinario, mai visto prima); da che mondo è mondo, da sempre. Fig. familiare: un mondo, una grandissima quantità: un mondo di complimenti; con valore avv., moltissimo: divertirsi un mondo.

2) Ognuno dei vari corpi celesti: l'universo è popolato da una quantità infinita di mondi; il mondo della luna. In particolare, la Terra, il globo terrestre o una sua parte: fare il giro del mondo; le cinque parti del mondo, i cinque continenti; il vecchio mondo, l'Europa, l'Asia e l'Africa, conosciute anche dagli antichi; il nuovo mondo, le Americhe; il mondo nuovissimo, l'Australia e l'Antartide. In varie loc. estensione e fig.: in capo al mondo, in luogo lontanissimo o difficile da raggiungere; il mondo è grande, c'è posto per tutti; il mondo è piccolo, com'è piccolo il mondo, si dice in tono di sorpresa incontrando qualcuno che non ci si aspettava di trovare in quel posto. Spesso iperb.: il più bello del mondo, il più bello di tutti, bellissimo; è la cosa più facile del mondo, facilissima; non avere una preoccupazione al mondo, essere assolutamente liberi da preoccupazioni; per nulla, per nessuna cosa al mondo, per nessuna ragione, in nessun modo.

3) La Terra considerata come sede di una determinata forma di vita e in particolare come teatro delle vicende umane: il mondo degli abissi, della fauna polare; il mondo in cui viviamo; venire al mondo, nascere; mettere al mondo, generare. In loc. fig.: saper stare al mondo, saper vivere, destreggiarsi, cavarsi d'impiccio; tutto il mondo è paese, dovunque si trovano abitudini e problemi analoghi; vivere fuori dal mondo, esser privo di senso della realtà. Mondo cane!, mondo ladro!, porco mondo!, escl. d'ira e disappunto.

4) L'umanità, il consorzio umano, la gente: gli interessi, le cose, gli occhi del mondo. In particolare, l'insieme delle persone accomunate dalla stessa civiltà; la forma stessa di civiltà: il mondo cristiano e quello pagano; il mondo greco, medievale; l'insieme delle persone che si dedicano a una determinata attività; classe, categoria, ceto: il mondo politico, letterario; il mondo della scuola; il mondo dei nobili, degli intellettuali; il bel mondo, la società ricca, elegante, mondana; il gran mondo, l'alta società.

5) Per estensione, la vita terrena in quanto protesa alla ricerca dei piaceri materiali in contrapposizione alla vita spirituale e ascetica: i pericoli, le gioie, gli allettamenti del mondo; lasciare il mondo per il chiostro. Per estensione: questo mondo, la vita terrena; l'altro mondo, l'oltretomba, l'aldilà; andare all'altro mondo, morire; fig.: cose dell'altro mondo, straordinarie, assurde o biasimevoli.

6) Complesso di elementi e fenomeni appartenenti a un determinato ambito della realtà: il mondo fisico, vegetale, minerale; mondo morale, soprannaturale; il mondo dello spirito, della fantasia, dell'arte. In senso soggettivo, il modo in cui ognuno si configura la realtà; la sfera delle idee e dei sentimenti personali: vive in un mondo tutto suo; il mondo poetico del Pascoli.In particolare, in filosofia, si intende la totalità delle cose esistenti, l'insieme di un ambito o campo d'indagine, di attività, di relazione. Su questi concetti la filosofia è venuta elaborando nella sua storia diverse teorie del mondo sia come totalità delle cose esistenti (cosmologia), sia come determinato campo di attività, di indagine e di relazioni, oggetto di volta in volta di una particolare indagine filosofica.

7) Gioco infantile di destrezza, tra i più diffusi in tutta Europa. 8) Nei tarocchi, una delle 22 carte figurate dei Trionfi o Arcani Maggiori, e precisamente quella contrassegnata con il numero 21.

Storia delle religioni

La storia delle religioni presenta un'estesissima pluralità di concezioni del mondo, differenti secondo i diversi sistemi religiosi, ma tuttavia con una serie di caratteristiche fondamentali generalmente comuni alle visioni religiose del mondo, in tutto o in parte. A un livello culturale primitivo il mondo rappresenta sostanzialmente la totalità dell'ambiente naturale immediatamente circostante l'uomo: questo ambiente viene percepito in modo non teoretico come una realtà vivente e significativa, soprattutto nella misura in cui costituisce il campo di azione e d'interrelazione di potenze soprannaturali: in quanto tale, il mondo è quindi una realtà essenzialmente sacra, sensibile all'azione sacra che l'uomo esercita nei suoi confronti mediante il rituale o la magia. Già a questo livello culturale primitivo si connette con l'esperienza religiosa l'interesse cosmogonico, che appunto entro la sfera religiosa trova risposta ai propri problemi: è fenomeno comune alle religioni primitive la credenza in un dio autore del mondo nella sua totalità. La cosmogonia mitica costituisce poi regolarmente un capitolo fondamentale delle religioni evolute, che esprimono concezioni diverse dell'origine del mondo: ordinamento del caos primordiale, risultato di lotte fra esseri divini (religione assiro-babilonese, orfismo, gnosi) che generalmente personificano opposti principi (luce-tenebre), esito di un atto creatore di Dio (ebraismo, cristianesimo e islamismo), o anche eterna presenza (così nell'induismo e nel giainismo). All'interesse per l'origine del mondo si accompagna quindi un interesse cosmologico, che trova compiute forme di espressione nelle complesse immagini della struttura del mondo (o dell'universo) presenti in molte religioni evolute: un tratto tipico del quadro cosmologico religioso è la tripartizione dell'universo in un piano celeste superiore (sede delle divinità), uno intermedio (la terra) e uno inferiore carico di potenzialità negative (gli inferi); il piano intermedio, in questo quadro, è punto d'incontro e campo dell'azione e degli influssi degli altri due. Accanto a quello della struttura spaziale del mondo si pone nelle religioni il problema della sua durata, la cui soluzione dà luogo alle mitologie dell'eterno ritorno (per esempio nella religione dei Germani, nell'induismo, nel giainismo, nell'orfismo), della fine del mondo (per esempio il giudaismo apocalittico), ecc.: con i rituali di rinnovamento del mondo, l'uomo religioso pensa d'altra parte di poter determinare la durata del mondo, cioè causarne periodicamente la fine e la rigenerazione. Miti e rituali di struttura escatologica implicano peraltro una concezione religiosa del tempo e un trapassare del concetto di mondo in quello di storia. Se cosmogonia, cosmologia ed escatologia definiscono la condizione del mondo in quanto realtà nel suo complesso, data e vissuta dall'uomo, è caratteristica di taluni sistemi religiosi (per esempio buddhismo, gnosi) una visione globale del mondo per cui quest'ultimo, in quanto realtà data e vissuta, costituisce propriamente una non-realtà, un fenomeno soltanto apparente e ingannevole, cui si contrappone una vera realtà transmondana. Il giudizio di valore implicato da questo concetto religioso di mondo, che esprime una svalutazione dell'ente mondano, è altresì presente generalmente in ogni concezione religiosa per la quale all'origine del mondo stia il decadimento da una situazione originaria di perfezione, oche accentui comunque con particolare forza la trascendenza della divinità. Nel pensiero biblico, il concetto di mondo è caratterizzato positivamente in quanto il mondo è creazione di Dio, e negativamente in quanto è sottoposto all'azione del peccato introdottovi dalla caduta dell'uomo, anche se rimane pur sempre oggetto della sollecitudine di Dio. Il mondo è, per la Bibbia, essenzialmente mondo dell'uomo e mondo della storia, e in quanto tale ha rilevanza per il discorso teologico: nel Nuovo Testamento il termine mondo viene adoperato nella sua accezione negativa (soprattutto nell'epistolario paolinico e negli scritti di Giovanni) per designare l'ambito e le condizioni di vita degli uomini separati da Dio e soggetti alle potenze del peccato e della morte. A un tale mondo, che è quanto rimane della creazione di Dio dopo la ribellione dell'uomo, si contrappone la realtà di Dio e la nuova creazione dell'attesa escatologica; ma, d'altro lato, il mondo rimane per il credente la sfera entro cui è tenuto a vivere e testimoniare la propria fede.

Giochi

Gioco di origine antichissima, forse rituale, conosciuto in una gamma vastissima di varianti sotto diversi nomi: settimana, campana, marella, gamba zoppa, bruso, salto in Paradiso, lumaca. È quindi difficile darne delle regole unitarie. Anche per la rappresentazione del campo di gioco esistono numerose figure, dalle più semplici alle più complicate e meno comuni. In generale si tratta di un rettangolo lungo 2 o 3 m, largo da 1 m a 1,50 m, tracciato sul terreno e diviso in un numero variabile di caselle (da 7 a 16), una delle quali è zona di riposo (Purgatorio, o Domenica, ecc.). Nella sua variante più diffusa il gioco consiste nel gettare una piastrella (o un ciottolo) nella prima casella, saltarvi dentro su un piede solo e sospingerla indietro fuori del gioco fino alla linea da cui si è partiti, senza farla fermare sulle linee di demarcazione e senza poggiare l'altro piede, se non nella zona di riposo. E così di seguito per tutte le caselle, finché il giocatore non sbaglia e prosegue un altro.