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oràcolo

sm. [sec. XIV; dal latino oracŭlum, da orāre, parlare].

1) Risposta a una consultazione divinatoria: la Pizia dava l'oracolo di Apollo. Per estensione, il luogo, il tempio in cui venivano dati tali responsi e la divinità stessa: recarsi all'oracolo; l'oracolo di Apollo in Delfi; consultare, interrogare l'oracolo.

2) Fig., parere, sentenza espressa da persona di grande autorità e prestigio, di riconosciuta sapienza e saggezza; la persona stessa: le sue parole sono un oracolo per i suoi seguaci; è l'oracolo del paese. Con valore iron., discorso, consiglio sentenzioso, proferito con tono cattedratico da chi si ritiene infallibile: dispensare oracoli a tutti; la persona stessa: stiamo zitti, parla l'oracolo! § L'importanza e la funzione degli oracoli varia a seconda dell'orientamento culturale nei riguardi della divinazione e può assumere valore di norma o di legge (divina) quali erano per esempio le prescrizioni oracolari rese a consultazioni pubbliche dell'oracolo di Delfi da parte delle città della Grecia. Ugualmente riflessi sulla vita pubblica avevano gli oracoli concernenti i re mesopotamici, egiziani, ecc., dovunque vigesse l'istituto della regalità. Certe raccolte oracolari, i cosiddetti Libri Sibillini, venivano conservate in Roma e consultate per prendere pubbliche decisioni, sia pure nell'ambito di un'esclusiva azione religiosa, da parte di speciali sacerdoti che erano chiamati decem- o quindecimviri sacris faciundis, dal loro numero, prima di 10 e poi di 15. Nell'organizzazione teocratica che caratterizzava il Tibet, importantissima era la parte assunta dall'oracolo di Stato.

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