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pèste

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Lessico

sf. [sec. XIV; latino pestis].

1) Malattia infettiva, a decorso acuto e a tendenza epidemica, sostenuta da Pasteurella pestis.

2) Fig., cosa molto dannosa, specialmente dal punto di vista morale; calamità, rovina: la peste della guerra, dell'ambizione; la corruzione è la peste della società. Iperb., cosa pessima, molto sgradevole, specialmente al gusto o all'odorato: che peste quel suo sigaro! In particolare, persona insopportabile, molto fastidiosa: i suoi figli sono una peste. Nella loc.: dire peste e corna di qualcuno o di qualche cosa, parlarne malissimo.

3) In metallurgia, peste dello stagno, fenomeno per il quale talvolta un pezzo massiccio di stagno si trasforma in ammasso pulverulento e grigiastro, a seguito di mantenimento a bassa temperatura, inferiore a quella di trasformazione allotropica (13,2 ºC).

Medicina: cenni storici

Secondo antiche testimonianze la peste esisterebbe da tempi immemorabili negli altopiani dell'Asia centrale, che sarebbe la culla dell'infezione. Non è certo che le epidemie riportate dalla Bibbia o dagli storici antichi (come la famosa peste di Atene del 429 a. C. descritta da Tucidide) fossero proprio epidemie di peste, dato che il termine peste era usato dagli antichi per indicare qualsiasi forma morbosa a diffusione epidemica. La prima pandemia pestosa certa è pertanto quella cosiddetta di Giustiniano che nel sec. VI infierì nell'area del Mediterraneo. La grande peste del Medioevo, la peste nera, costituisce la seconda pandemia; giunta dall'India, si stabilì nelle regioni mediterranee da dove si diffuse tra il 1346 e il 1353 in tutta Europa facendo circa 25 milioni di vittime. La peste rimase presente in Europa per tre secoli, lasciando tristi ricordi a Venezia (1575-77), Lione (1628), Milano (1576-77, 1629-32, 1657), Londra (1665), Marsiglia (1720); all'inizio dell'Ottocento diminuì e scomparve. Una terza pandemia iniziò a Hong Kong nel 1894 e si diffuse in India, Madagascar (1898), Giappone, Africa settentrionale e Portogallo (1899), Manila, Sydney, Glasgow, San Francisco, Giava (1911), Ceylon (1914), Marsiglia (1920). Contemporaneamente a questa diffusione avvenuta per via di mare, si risvegliò un altro focolaio in Manciuria (1910), che in pochi mesi fece almeno 50.000 morti. Questa pandemia, che causò in India dal 1898 al 1948 la morte di 12 milioni di persone, ne causò in Europa soltanto un migliaio di cui la maggior parte in Portogallo e un centinaio a Parigi (1918-20). I casi di peste sono in declino e sembra che il rischio di altre pandemie si possa scartare; tuttavia il carattere permanente della malattia presso i ratti e i roditori selvatici in alcuni focolai naturali – ossia dove esistono condizioni ecologiche favorevoli alla sopravvivenza dell'agente eziologico – richiede la sorveglianza costante delle autorità interessate e degli organismi internazionali.

Medicina: sintomatologia

La peste è trasmessa all'uomo dalle pulci dei ratti e di altri roditori; l'infezione tuttavia può avvenire anche per contagio diretto interumano. Dopo un periodo di incubazione di 3-12 giorni si ha un'insorgenza brusca con brividi, febbre elevata (fino a 40 ºC), vomito, diarrea, delirio, aumento di volume del fegato e della milza. Nell'uomo, secondo gli organi elettivamente colpiti, si distinguono due forme cliniche. La peste bubbonica, imputabile alla penetrazione del virus nell'organismo per via cutanea, è la più frequente (80% dei casi) e interessa in modo particolare le linfoghiandole cervicali, ascellari e inguinali; il linfonodo assume l'aspetto di un grosso bubbone (da 3 a 8 cm di diametro) con cute soprastante calda, arrossata, infiltrata e dolorosissima, e, mentre evolve verso la suppurazione, altri linfonodi subiscono la stessa sorte; spesso il quadro si complica con una sindrome emorragica o setticemica. La peste polmonare, dovuta alla penetrazione diretta del virus attraverso le vie respiratorie, si manifesta come una polmonite, estremamente contagiosa e grave, che si conclude dopo pochi giorni con la morte. La diagnosi si formula con l'esame microscopico di pus prelevato da un bubbone, nella forma bubbonica, o di espettorato, nella forma polmonare. La prognosi è sempre riservata, tenendo presente che le forme setticemiche e polmonari sono quasi sicuramente mortali. La terapia si vale di antibiotici (streptomicina e tetraciclina) e di sulfamidici. La profilassi si attua con l'isolamento rigoroso dei malati, con la vaccinazione, con la distruzione dei ratti e delle pulci e cercando di individuare i portatori sani.

Veterinaria: peste aviaria

La peste aviaria è malattia infettiva, virale e altamente contagiosa che colpisce polli, tacchini, faraone, fagiani e uccelli selvatici, talvolta anche piccioni e uccelli acquatici. Viene trasmessa per contagio diretto oppure per mezzo di acqua e alimenti infetti. Si manifesta con febbre, astenia, sonnolenza, difficoltà di respiro e feci diarroiche verdastre: negli allevamenti la malattia si verifica all'improvviso e colpisce immediatamente tutti i soggetti che muoiono in meno di una settimana. La mortalità può talvolta raggiungere il 100%. Non esiste alcuna terapia valida per cui tutti gli animali colpiti devono essere abbattuti.

Veterinaria: peste bovina

La peste bovina è una malattia infettiva e contagiosa, provocata da un ultravirus, che colpisce particolarmente i bovini e gli zebù. Si manifesta con rialzo termico, abbattimento e mancanza di appetito, cui seguono congestione della congiuntiva, abbondante lacrimazione, scolo nasale e tremori. Gli animali muoiono di solito in 5-10 giorni. Data la mancanza di una terapia efficace (la sieroterapia dà buoni risultati solo quando la diagnosi è precoce) è obbligatoria la vaccinazione preventiva del bestiame.

Veterinaria: peste equina

La peste equina è una malattia causata da un ultravirus pantropo che colpisce soprattutto il cavallo, meno il mulo e raramente l'asino e gli zebroidi. Si ammalano particolarmente i soggetti giovani importati. La peste equina si verifica soprattutto all'epoca delle piogge nelle zone di pianura. Non è direttamente contagiosa e sembra che si diffonda per mezzo di insetti notturni e anche di portatori. Dopo un periodo di incubazione di 7-8 giorni, la malattia si presenta in forma acuta o subacuta. Nella forma acuta si ha ipertermia, tosse convulsa, mucose di colore rosso vivo; l'animale può morire in una settimana o avviarsi lentamente alla guarigione. Nella forma subacuta oltre a sintomi generali si ha la comparsa di edemi che dal muso, dal collo, petto, ventre, si estendono a tutto il corpo. Questa forma in genere non è mortale ma richiede una lunga convalescenza. Per la profilassi e la terapia ci si comporta come nella peste bovina.

Veterinaria: peste suina

La peste suina è una malattia infettiva e contagiosa dei suini provocata da un ultravirus presente nel sangue e in tutto l'organismo, caratterizzata da manifestazioni setticemiche e nervose, cui spesso si accompagnano spandimenti emorragici in tutto il corpo ma soprattutto sulle orecchie e sulle cosce, essudazione muco-purulenta della congiuntiva, diarrea e fenomeni nervosi. Data la mancanza di una terapia efficace è obbligatoria la vaccinazione del bestiame; negli allevamenti colpiti è consigliabile l'abbattimento dei capi.