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pittorialìsmo

sm. entrato in uso alla fine dell'Ottocento sia in Europa sia in America per indicare la tendenza a considerare la fotografia come un'espressione artistica autonoma, in grado di colpire emotivamente lo spettatore quanto un dipinto su tela e di suscitare in lui un analitico apprezzamento estetico. I suoi fautori si rifacevano alla pittura impressionista, dalla quale mutuavano non solo i soggetti e il taglio della composizione, ma anche la morbidezza tonale e gli effetti sfumati, che spesso venivano accentuati con ritocchi a mano sulle stampe. Per prendere le distanze dai dilettanti e dagli autori commerciali, i fotografi pittorialisti esponevano alle mostre o fondavano riviste in cui diffondevano il proprio credo artistico. Anche se seppero sfruttare appieno le possibilità offerte dagli apparecchi fotografici disponibili all'epoca e dai procedimenti di sviluppo, paradossalmente finirono col privare la fotografia della sua carica innovativa e col costringerla all'ossequio dei canoni consolidati, attribuendo valore solo a quelle immagini che rientravano nel solco della tradizione pittorica. A portare avanti gli ideali estetici del movimento, che si sarebbe esaurito verso la metà degli anni Venti, furono soprattutto i Linked Ring Brotherhood in Inghilterra, il Photo Club in Francia e la Photo-Secession negli Stati Uniti.