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potére (fotografia)

potere risolvente o potere risolutivo, capacità di un sistema fotografico di registrare i dettagli più fini di un soggetto. Il potere risolvente si misura fotografando un test a barre bianche e nere via via più sottili e determinando dopo lo sviluppo fino a che punto queste siano ancora risolte; viene espresso in linee per millimetro, indicando con ciò il numero di coppie di linee risolte in un millimetro di emulsione. La risoluzione di un'immagine fotografica dipende dalle caratteristiche dell'obiettivo e da quelle dell'emulsione. Il potere risolvente del solo obiettivo si può misurare analizzando con un microscopio l'immagine proiettata sul piano focale. Esso è massimo al centro dell'immagine e decresce progressivamente verso i bordi, dove può anche dimezzarsi; dipende inoltre dall'apertura del diaframma, ossia aumenta fino a un certo punto con la chiusura del diaframma, per poi tornare a diminuire a causa della diffrazione sul diaframma stesso. Il potere risolvente della sola emulsione viene invece determinato impiegando un obiettivo con risoluzione estremamente elevata e standardizzando le condizioni di esposizione e sviluppo: infatti dipende dal tipo di sviluppo e in ogni caso è massimo solo quando l'esposizione è corretta. Il potere risolvente non è sufficiente per stabilire la qualità di un'immagine fotografica, in quanto essa dipende anche dal contrasto con cui vengono risolti i dettagli. Infatti un'immagine ad alto potere risolvente e basso contrasto può risultare peggiore di una con potere risolvente inferiore ma con contrasto elevato. Siccome la linea di separazione tra due zone di diversa densità risulta sempre sfumata a causa delle aberrazioni dell'obiettivo, della granulosità dell'emulsione e della diffusione della luce all'interno dell'emulsione stessa, si è presa come indice della nitidezza la velocità di variazione della densità in queste zone di separazione, denominandola acutanza. Un più completo criterio per la valutazione della qualità di un'immagine fotografica deriva dagli studi fatti per determinare quantitativamente il decadimento subito da un'immagine trasmessa per televisione. Si considera l'immagine suddivisa in una serie di zone di diversa luminanza e dimensioni. L'informazione (da trasmettere via radio o da registrare fotograficamente) è costituita dalla differenza di luminanza tra zone adiacenti. Il soggetto da riprodurre viene quindi considerato come una distribuzione nello spazio di zone di diversa luminanza: si può quindi ridurre il problema dello studio della qualità dell'immagine alla valutazione di come venga riprodotta una modulazione spaziale standard, costituita da una successione di linee bianche e nere di frequenza variabile. Poiché le linee di separazione tra due zone di diversa densità sono sempre sfumate, si ha una progressiva diminuzione del contrasto all'aumentare della frequenza. Si può quindi riportare in grafico l'andamento del contrasto in funzione della frequenza spaziale, ottenendo la cosiddetta funzione di trasporto del contrasto. Questa funzione tende al valore zero in corrispondenza del limite del potere risolvente e quindi non fornisce solamente l'indicazione del potere risolvente, ma anche informazioni sul contrasto con cui vengono riprodotti i dettagli al di sotto di questa frequenza limite. Queste indicazioni sono particolarmente importanti poiché la nitidezza di un'immagine non dipende tanto dalla sua risolvenza quanto dal contrasto con cui sono riprodotti i dettagli più immediatamente visibili.