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obiettivo od obbiettivo

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Lessico

agg. e sm. [sec. XVI; latino medievale obiectivus, da obiectum, oggetto].

1) Agg., oggettivo; privo di parzialità, spassionato: realtà obiettiva; un rendiconto obiettivo. In particolare: giudizio obiettivo, in filosofia, di giudizio che aderisce alla realtà con esclusione di ogni punto di vista soggettivo e individuale; psicologia obiettiva, l'insieme delle correnti psicologiche che hanno teso a eliminare dallo studio del comportamento tutte le variabili soggettive, quindi specialmente la reflessologia russa e il behaviorismo americano.

2) Sm., sistema ottico, parte essenziale di molti strumenti ottici; nell'uso comune il termine è riferito specialmente agli obiettivi fotografici, cioè agli obiettivi in uso nelle macchine fotografiche (vedi anche fotografia), nelle cineprese, nelle telecamere.

3) Località o elemento topografico o dell'organizzazione nemica la cui conquista o la cui difesa materializza il compito di una unità o complesso di fuoco. In particolare, obiettivo strategico, zona di interesse vitale di uno scacchiere operativo la cui conquista è determinante per l'esito della manovra strategica; obiettivo d'attacco, località o individualità topografica che un'unità deve raggiungere e occupare per adempiere il compito affidatole; obiettivo eventuale, località che un'unità deve occupare dopo aver conquistato l'obiettivo d'attacco, qualora consentito dalla sua capacità operativa residua.

4) Per estensione, meta stabilita; scopo, proposito, fine di un'azione: il suo obiettivo è laurearsi.

Ottica

L'obiettivo è un sistema ottico convergente formato da una o più lenti, in grado di produrre un'immagine reale di un oggetto posto davanti a esso. L'obiettivo può anche essere costituito da uno specchio (obiettivocatottrico), come per esempio nei telescopi riflettori, o da un sistema di specchi e lenti, come in alcuni obiettivi di microscopio e in alcuni obiettivi fotografici (obiettivicatadiottrici). In base all'uso, gli obiettivi possono raggrupparsi in tre grandi categorie: obiettivi per microscopi, obiettivi per canocchiali (e per telescopi) e obiettivi fotografici. Le caratteristiche di questi obiettivi, dovendo rispondere a esigenze varie, sono sostanzialmente diverse, in particolare per quanto riguarda le aberrazioni che devono essere specificamente corrette. Nei cannocchiali e nei microscopi l'immagine fornita dall'obiettivo viene osservata e ingrandita attraverso un altro sistema ottico posto dalla parte dell'occhio e detto oculare. L'oculare può essere anche utilizzato per proiettare l'immagine, ingrandita, su un'emulsione fotografica o su un altro sistema di rivelazione, per esempio elettronico. Negli obiettivi fotografici, invece, l'immagine si forma direttamente sull'emulsione fotografica, o su uno schermo, o su un altro sistema di rivelazione. Le caratteristiche generali più rilevanti degli obiettivi sono: la focale, l'angolo di campo, la luminosità, il potere risolvente. Negli obiettivi per cannocchiale, l'angolo di campo è generalmente piccolo, dell'ordine di alcuni gradi; per ciò che riguarda le aberrazioni, è richiesta la migliore correzione possibile delle aberrazioni assiali (cromatica e sferica). Ciò si ottiene, nella maggior parte dei cannocchiali, utilizzando doppietti acromatici. Una migliore correzione dell'aberrazione cromatica si può ottenere con un sistema di tre lenti. Negli obiettivi a specchio l'aberrazione cromatica è totalmente assente. Nei microscopi, l'oggetto è posto generalmente vicinissimo all'obiettivo e pertanto l'angolo di campo è sempre molto grande e la focale è molto piccola. La caratteristica più importante di questi obiettivi è il potere risolutivo, che, in questo caso, è definito come la minima distanza tra due punti alla quale essi sono visti ancora distinti. Gli obiettivi per microscopio sono però contraddistinti da una grandezza strettamente legata al potere risolutivo: l'apertura numerica, definita dal prodotto dell'indice di rifrazione, n, del mezzo in cui è immerso l'oggetto per il seno del semiangolo di apertura dell'obiettivo, sen ϑ. A un'alta apertura numerica corrisponde un buon potere risolutivo. Gli obiettivi a più alto ingrandimento sono gli obiettivi a immersione, nei quali l'apertura numerica viene aumentata immergendo l'oggetto in un liquido ad alto indice di rifrazione a contatto anche con l'ultima lente dell'obiettivo. La necessità di grandi aperture angolari implica, negli obiettivi per microscopio, un altissimo grado di correzione delle aberrazioni, non solo assiali, ma anche extrassiali. Questi obiettivi sono, a questo scopo, formati da molte lenti tra le quali la prima è generalmente una lente emisferica (lente o menisco di Amici). A seconda del grado di correzione dell'aberrazione cromatica, si hanno obiettivi acromatici e obiettivi apocromatici; di grado intermedio tra questi due tipi sono gli obiettivi semiapocromatici, o alla fluorite, in cui alcune lenti sono di fluorite. Qualunque sia la correzione dell'aberrazione cromatica, questi obiettivi presentano sempre una curvatura di campo spesso intollerabile per i lavori fotografici. Gli obiettivi corretti anche per questa aberrazione sono detti obiettivi planari e sono suddivisi in obiettivi planacromatici e obiettivi planapocromatici. Sono in uso anche obiettivi speciali per la microscopia in contrasto di fase, in luce polarizzata e in interferenza. Altri obiettivi speciali sono quelli per l'osservazione in luce riflessa.

Obiettivi fotografici: generalità

Le caratteristiche principali di un obiettivo fotografico sono la focale e la luminosità. La focale è strettamente legata all'angolo di campo e all'ingrandimento, per cui a valori alti della focale corrispondono bassi valori dell'angolo di campo e alti valori dell'ingrandimento. In base al valore della focale, gli obiettivi fotografici vengono definiti come obiettivi normali, obiettivi a lunga focale e obiettivi grandangolari. Un obiettivo fotografico, generalmente progettato per dare, in condizioni ottimali, un'immagine di dimensioni determinate (formato del fotogramma), è considerato normale se la sua focale è ca. uguale alla diagonale del fotogramma. È detto, invece, a lunga focale se la sua focale è maggiore e grandangolare se minore di tale diagonale. Spesso gli obiettivi a lunga focale vengono chiamati indiscriminatamente teleobiettivi, ma questo termine deve essere riservato agli obiettivi la cui focale sia maggiore dell'ingombro, cioè della distanza tra la lente frontale dell'obiettivo e il suo piano focale. Quest'ultimo coincide con il piano della pellicola quando in esso si formano immagini di oggetti posti a grande distanza, cioè all'infinito. Negli obiettivi grandangolari la focale è molto corta e pertanto l'obiettivo si troverebbe quasi a ridosso della pellicola impedendo l'introduzione dello specchio mobile, parte essenziale delle macchine reflex. In queste macchine si usano pertanto grandangolari speciali, detti obiettivi retrofocali, o retrofocus, sostanzialmente teleobiettivi invertiti (cioè messi al contrario), che lasciano spazio sufficiente per l'introduzione dello specchio. Nelle macchine a obiettivi intercambiabili, al posto di un corredo di obiettivi di diversa focale, viene usato sempre più spesso un obiettivo, attualmente di qualità analoga a quella degli altri obiettivi, detto obiettivo transfocatore, o zoom, la cui focale può essere fatta variare con continuità entro limiti prefissati. L'altra caratteristica di primaria importanza degli obiettivi è la luminosità, in pratica la massima quantità di luce che in un determinato periodo di tempo può passare attraverso l'obiettivo; essa è misurata dall'apertura relativa, cioè dal rapporto tra il diametro utile dell'obiettivo e la focale dell'obiettivo stesso. Obiettivi simili in tutto, tranne che per la luminosità, hanno costi e prezzi molto differenti. Per usi specialistici esistono obiettivi particolari, detti appunto obiettivi speciali. Sono tali gli obiettivi per distanza ravvicinata (obiettivo macro); gli obiettivi con angoli di campo estremi, superiori anche a 180º (obiettivi fish-eye, o a occhio di pesce); obiettivi decentrabili, in cui una parte dell'obiettivo può essere fatta traslare rispetto a quella fissata al corpo macchina, utilizzati per correggere effetti prospettici che si hanno quando si inclina l'asse dell'obiettivo rispetto a linee parallele; obiettivi a ottica di quarzo per fotografare nell'ultravioletto; obiettivi per arti grafiche, con altissima correzione delle aberrazioni; obiettivi per aerofotografia o per fotografia da satelliti artificiali; ecc.

Obiettivi fotografici: cenni storici

La storia degli obiettivi fotografici è parallela alla storia della teoria e della tecnologia ottica. Il primo obiettivo di qualche validità fu realizzato da W. H. Wollaston nel 1812, prima dell'invenzione della fotografia. Costituito da una lente a menisco accoppiata a un diaframma in posizione opportuna, è ancora usato nelle macchine economiche. Il menisco di Wollaston fu perfezionato nel 1821 da C. L. Chevalier che sostituì la lente semplice con un doppietto acromatico. Nel 1841 J. Petzval introdusse l'obiettivo, detto da ritratto, formato da 4 lenti distribuite in 2 gruppi. Questo obiettivo era più luminoso di tutti i precedenti e abbreviava enormemente le esposizioni, rendendo così più facile l'esecuzione di ritratti. La correzione contemporanea della curvatura di campo e dell'aberrazione di sfericità fu ottenuta nel 1890 con l'obiettivo Protar di P. Rudolph. Nel 1893 H. D. Taylor, della casa Cooke, progettò un sistema ottico a 3 lenti (tripletto Taylor o Cooke) il cui principio è ancora alla base di molti obiettivi in produzione. Nel 1900 C. P. Goerz produsse il primo grandangolare (ben 140º) con distorsione limitatissima: l'obiettivo simmetrico Hypergon. Questi obiettivi sono ancora alla base delle scoperte più recenti, per quanto lo sviluppo delle nuove capacità di calcolo automatico stia oggi iniziando a modificare la filosofia della ricerca nel campo della progettazione degli obiettivi. I ritrovati più recenti sono basati soprattutto sullo sviluppo di tre settori: l'uso sempre più generalizzato degli elaboratori elettronici nella progettazione; la produzione di nuovi vetri ottici con altissimo indice di rifrazione e bassa dispersione; l'uso di nuovi prodotti e procedimenti per il trattamento antiriflesso delle singole lenti. In particolare, l'uso sistematico degli elaboratori ha permesso di progettare nuovi schemi ottici, più semplici e quindi meno costosi di quelli tradizionali. Tra gli sviluppi più recenti della tecnologia meritano un cenno particolare gli obiettivi autofocus: la messa a fuoco automatica si ottiene facendo traslare un gruppo di lenti per mezzo di un micromotore incorporato nello stesso obiettivo, e controllato da un sofisticato sistema elettronico contenuto nel corpo macchina. Il collegamento elettrico tra l'obiettivo e il corpo macchina è dato da una serie di contatti, situati sull'attacco a baionetta dell'obiettivo al corpo, che rende possibile lo scambio di informazioni. La luminosità e la nitidezza degli obiettivi sono state incrementate, oltre che dall'uso di vetri speciali a bassa dispersione, dalle nuove tecnologie, che hanno consentito la produzione di lenti asferiche a costi ragionevoli. Poiché le lenti stampate in materia plastica hanno un'eccessiva sensibilità alle variazioni di temperatura, si è giunti a stampare, direttamente sulla superficie di lenti in vetro ottico, un sottilissimo strato di materiale plastico, realizzando così con facilità superfici asferiche ben difficilmente ottenibili con le lavorazioni tradizionali. Nei primi anni Novanta del sec. XX si è avuta anche una notevole evoluzione degli obiettivi (24×36 mm) destinati alle macchine di piccolo formato. In particolare gli zoom hanno avuto un sensibile miglioramento della qualità e del rapporto fra la focale minima e quella massima. Tutti i fabbricanti di macchine fotografiche e i produttori dei cosiddetti obiettivi universali (cioè che possono essere applicati alle reflex più comuni) offrono una gamma più o meno completa di obiettivi zoom; molte reflex ora sono vendute non più col classico obiettivo da 50 mm di focale, ma con uno zoom 35-70 o 28-80 mm, e molte macchine compatte sono corredate con zoom di dimensioni incredibilmente ridotte. Lo sviluppo, di varie tecnologie per ottenere lenti asferiche a costi sempre più ridotti ha reso possibile la fabbricazione di obiettivi apocromatici e di grandangolari molto luminosi, di ottima qualità e di prezzo non eccessivo.

Bibliografia

Per l'ottica

P. Fleury, J. P. Mathieu, Immagini ottiche, Bologna, 1966; V. Ronchi, Storia della tecnica ottica, Firenze, 1972; H. G. Zimmer, Geometrical Optics, New York, 1972; S. Caprotti, Lenti e obiettivi, Padova, 1981.

Per la fotografia

H. M. Brandt, The Photographic Lens, Londra, 1968; O. F. Ghedina, Ottica fotografica, fotometria, illuminazione, Milano, 1970; A. Cox, Photographic Optics, Londra, 1971; M. T. Contini, Gli strumenti fotografici, Roma, 1990.