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samurài

sm. inv. [sec. XX; dal giapponese samurai, da samurau, essere al servizio di qualcuno]. In Giappone, la classe dei guerrieri del periodo feudale. I samurai si svilupparono a partire dal sec. IX, quando l'aristocrazia delle province si trasformò in un'élite militare che aveva anche poteri amministrativi. La rigida disciplina cui i samurai si sottoposero sviluppò in loro le virtù della lealtà, dell'onore, del coraggio e della sobrietà, finché, con l'apporto di elementi tratti dal confucianesimo, si giunse nel sec. XVII a una vera e propria codificazione di questo sistema etico col Bushidō (la via del guerriero o samurai). Le vicende storiche del Giappone coinvolsero sempre più i samurai nelle responsabilità di governo. Nel sec. XVI l'accentramento dell'autorità nelle mani del daimyo rese inutile la funzione amministrativa locale dei samurai, ma fu solo verso la fine di quel secolo che i samurai si separarono definitivamente dalla cura diretta dei loro possedimenti terrieri. Il periodo Tokugawa (1600-1868), era di pace, vide la trasformazione dei samurai da guerrieri di professione in élite burocratica che amministrava il potere politico. In questo periodo i samurai furono classificati, secondo gli schemi confuciani, come la classe preminente nel contesto sociale e iniziarono un processo di acculturazione che li portò a essere dei raffinati letterati e uomini di cultura. Dopo la Restaurazione Meiji lo sforzo teso a modernizzare il Paese portò all'abolizione della classe dei samurai (1871), ma ancora per degli anni il nuovo Giappone fu guidato da uomini di origine samuraica.

Bibliografia

R. F. Benedict, Il Crisantemo e la Spada, Bari, 1968; H. P. Varley, Samurai, New York, 1971; Kozo Yamamura, A Study of Samurai Income and Entrepreneurship, Cambridge (Massachusetts), 1974; A. Boccazzi Varotto, J. Eracle, La civiltà dei samurai, Torino, 1991.

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