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Tokugawa

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Storia

Famiglia di shōgun giapponesi e nome del periodo storico durante il quale si esercitò la loro egemonia. Nel sec. XVI Tokugawa Ieyasu, che si era battuto al fianco di Oda Nobunaga prima e di Toyotomi Hideyoshi poi, divenne, alla morte di quest'ultimo, uno dei daimyō più potenti del Paese e conseguì il predominio assoluto battendo gli altri daimyō coalizzati a Sekigahara (1600). Nel 1603 legittimò questo potere assumendo per sé e per i suoi discendenti il titolo di shōgun. Iniziava, così, il periodo detto appunto Tokugawa (o Edo, dal nome della capitale, l'odierna Tōkyō) che durò per oltre due secoli e mezzo (1600-1868). Questo importante periodo della storia giapponese fu caratterizzato dall'attuazione di una politica nazionale unificata e centralizzata, imperniata attorno a un complesso quanto delicato rapporto di equilibri tra il potere centrale (Bakufu) e le autonomie locali dei feudi dei daimyō (han). Con l'avvento dei Tokugawa al potere, il neoconfucianesimo fu elevato a dottrina ufficiale dello Stato e contemporaneamente il Paese, a opera soprattutto del terzo shōgun Iemitsu (1622-51), fu chiuso alle influenze esterne in modo pressoché completo dalla politica di isolamento protrattasi fino agli ultimi decenni del sec. XIX, quando le potenze occidentali ottennero l'apertura dei porti. In campo economico, il notevole sviluppo del commercio interno e la nascita della piccola imprenditoria spinsero il Giappone verso un'economia più aperta. Il regime dei Tokugawa entrò in crisi sul finire del sec. XVIII, quando le sue istituzioni non poterono ulteriormente sopportare la spinta di rinnovamento che scaturiva dai settori più progressisti della società. L'ultimo dei Tokugawa fu Yoshinobu (15º shōgun) che nel 1868 rimise spontaneamente il potere nelle mani dell'imperatore. La restaurazione imperiale aprì la via alla modernizzazione del Paese.

Arte

Nel periodo Tokugawa lo svolgimento dell'arte giapponese fu improntato, per la determinazione di fattori ben precisi (il sistema feudale, l'indirizzo confuciano e la chiusura del Paese a ogni contatto con l'Occidente), all'affermazione di autentici caratteri nazionali. La civiltà artistica Tokugawa tuttavia, benché costretta a specchiarsi nel ricordo delle più antiche tradizioni, seppe evolversi, specie per ciò che riguarda gli sviluppi dell'arte figurativa e delle arti minori, favoriti dall'ascesa della classe dei ricchi mercanti, per le esigenze dei quali la produzione artistica fu feconda e di qualità raffinata. Riflesso immediato di questa condizione fu la ricercatezza degli interni delle dimore; particolare incremento ebbe l'architettura delle case (cha-shitsu) create per la cerimonia del tè (cha-no-yu). La fusione degli stili cha-shitsu e shoin diede origine al nuovo stile sukiya (ville imperiali di Katsura e di Shūgakuin). Tuttavia le manifestazioni di maggiore interesse più che nell'architettura (va segnalata la comparsa di un tipo di tempio-mausoleo, come il Toshogu di Nikkō) e nella scultura, si realizzarono nella pittura, che ebbe i suoi due maggiori centri a Edo (attuale Tōkyō) e a Kyōto, con l'attività degli artisti delle scuole Kanō e Tosa. Ma fu attraverso altre scuole (Nanga, “pittura di stile meridionale”, Nan-p'in di influenza cinese, Shijō e Maruyama, poi fuse in Maruyama-Shijo) che la pittura giapponese attuò i suoi maggiori sviluppi, soprattutto con la scuola Ukiyo-e, che dominò tutto il periodo Tokugawa prima con le sue pitture poi con la produzione delle stampe, uno dei capitoli nuovi dell'arte giapponese. Nelle arti minori si realizzò una perfetta rispondenza di qualità tecniche e di finalità estetiche, come si nota negli oggetti di lacca, nei netsuke, negli okimono, nelle varie creazioni della porcellana, nelle decorazioni per armi e armature, la cui fabbricazione fu quanto mai ricca nei due secoli e mezzo del periodo Tokugawa.