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spècchio¹

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Lessico

sm. [sec. XIII; latino specŭlum, da specĕre, guardare, osservare].

1) Superficie liscia che riflette in modo regolare i raggi luminosi e, per estensione, nel linguaggio scientifico, superficie atta a riflettere qualunque tipo di radiazione, nella quale le irregolarità hanno dimensioni dell'ordine della lunghezza d'onda della radiazione per cui lo specchio è utilizzato. Gli specchi di uso comune sono generalmente costituiti da una lastra di vetro la cui faccia posteriore è stata metallizzata, per lo più con un amalgama di stagno o di argento: uno specchio perfetto, difettoso; specchio deformante, a superficie concava o convessa, che riflette immagini deformate. In particolare, lastra di specchio di varie dimensioni, per lo più incorniciata, usata per specchiarsi: guardarsi allo o nello specchio. Frequente in espressioni fig., per indicare superficie perfettamente pulita e lucida, tanto da riflettere più o meno nitidamente le immagini: il pavimento, il mobile è uno specchio; tirare una superficie a specchio, lucidarla in modo che rifletta le immagini; la sua casa, la sua camera è uno specchio, perfettamente pulita e in ordine; il lago, il mare è uno specchio, liscio come uno specchio, senza onde, perfettamente calmo; specchio d'acqua, distesa non molto grande di mare o di lago; a specchio del mare, del lago, di cosa che si trova o sorge sulle sue rive in modo da riflettersi nelle sue acque: una casetta a specchio del lago; scrittura a specchio, che segue un modello riflesso nello specchio e che quindi appare diritta se la si riflette in uno specchio.

2) Fig., ciò che riflette, che lascia trasparire qualcosa, che dà l'immagine di una realtà spirituale: la crisi della scuola è lo specchio della crisi sociale. Per estensione, modello, esempio perfetto: quel ragazzo è uno specchio di virtù, di onestà; farsi specchio di qualcuno, prenderlo a esempio.

3) Nome generico di arnesi o strutture che presentino una superficie riflettente o semplicemente liscia e piana, reale o immaginaria. In particolare: A) in falegnameria, pannello inserito nel telaio di battenti di porte, finestre, mobili. B) Cilindro di lamiera con fondo di vetro trasparente, usato dai pescatori per osservare il fondo del mare in tratti dove l'acqua non è molto profonda. C) In geologia, specchio di faglia, superficie liscia solcata da sottilissime striature rettilinee e parallele che si forma durante lo sfregamento di due lembi di un piano di faglia che si spostano. In idrogeologia, specchio freatico, superficie di una falda freatica, in genere non regolare a causa delle risalite di acqua per capillarità. D) Nelle vecchie motrici a stantuffo, piano sopra il quale scorre il cassetto di distribuzione del vapore. E) Sulle navi, specchio di poppa, il quadro di poppa; sulle imbarcazioni, lo schienale. F) In vari giochi della palla e in particolare nel calcio, la superficie frontale della porta dove deve entrare la palla. Nella pallacanestro, il pannello verticale di legno duro su cui è fissato il canestro per mezzo di anelli di ferro.

4) Oggetto o strumento che serve a riflettere raggi diversi da quelli luminosi: specchio elettrico, sonoro.

Fisica

Gli specchi sono caratterizzati dal tipo di onda incidente per la quale sono usati; vi sono quindi specchi per onde elastiche e per onde elettromagnetiche; si hanno anche specchi per onde materiali associate al moto di particelle (specchi elettronici). Gli specchi di maggior importanza sono quelli per cui la riflessione riguarda onde elettromagnetiche luminose (specchi ottici). I dati caratteristici più importanti di uno specchio ottico sono il fattore di riflessione r (rapporto fra l'energia riflessa e l'energia incidente) e la forma geometrica. Il fattore di riflessione r dipende dalla natura dei due mezzi, in particolare dalle conducibilità elettriche e dalla regolarità della superficie che, nel caso di strumenti ottici importanti (per esempio telescopi), può raggiungere gradi di finitura superficiale dell'ordine di 0,05 μm, cioè di 1/8 della lunghezza d'onda nella zona centrale dello spettro luminoso. Nei casi migliori il fattore r può raggiungere 0,98-0,99. La forma geometrica degli specchi può essere piana, sferica, cilindrica, paraboloidica, ellissoidica, iperboloidica, conica o ancora più complessa. Negli specchi piani la superficie riflettente è uno strato di metallo (argento o alluminio) che viene fatto aderire a una delle due facce piane di una lastra di vetro a facce parallele. Se lo specchio serve a scopi scientifici (strumenti ottici), lo strato metallizzato è anteriore e il vetro serve solo come supporto; in tal caso si preferisce l'alluminio all'argento, anche se il fattore di riflessione è minore (0,92), per la maggior durata; l'alluminatura viene eseguita mediante proiezione molecolare nel vuoto. Se invece si tratta di specchio di uso casalingo, lo strato molecolare è d'argento ed è posteriore al vetro, anche se la riflessione principale sulla superficie di separazione vetro/argento è disturbata da una prima riflessione sulla superficie vetro/aria (r=0,04). L'uso di tali specchi è determinato dal fatto che il vetro protegge l'argento dalle alterazioni meccaniche (abrasioni) e chimiche (ossidazione). Dal punto di vista ottico, la riflessione su uno specchio piano produce un'immagine virtuale simmetrica dell'oggetto rispetto alla superficie speculare, esente da aberrazioni sia geometriche sia cromatiche. Per specifiche applicazioni si usano specchi semiriflettenti, il cui fattore di riflessione viene regolato a ca. 0,5 dosando opportunamente lo spessore dello strato molecolare metallico depositato sotto vuoto. Gli specchi sferici, ottenuti da calotte sferiche, possono essere concavi o convessi, secondo che la riflessione avvenga sulla superficie concava o su quella convessa. Tali specchi sono esenti da aberrazione cromatica; inoltre si può dimostrare che la distanza focale FV è pari a R/2, essendo R il raggio di curvatura. Lo specchio dà un'immagine reale di un punto sull'asse ottico a distanza dal vertice maggiore della focale; se invece il punto è a distanza dal vertice minore della focale l'immagine è virtuale. Per gli specchi sferici valgono le approssimazioni di Gauss: le immagini sono con buona approssimazione stigmatiche per raggi poco inclinati rispetto all'asse ottico e per angoli α minori di 1º,5. L'immagine data da uno specchio sferico convesso è sempre virtuale, diritta e rimpicciolita. Oltre agli specchi sferici vengono in pratica utilizzati specchi nei quali le superfici riflettenti hanno forma di paraboloidi di rivoluzione, di ellissoidi di rivoluzione e di iperboloidi di rivoluzione. I primi, detti specchi parabolici, sono utilizzati nei proiettori di autoveicoli; i secondi, detti specchi ellittici o specchi a ellissoide, vengono utilizzati nei telescopi riflettori (nei telescopi riflettori è anche comune l'uso di specchi a iperboloide). Gli specchi a ellissoide sono anche usati nei proiettori cinematografici e negli strumenti di proiezione in genere, nei quali hanno funzione di condensatore. Altri specchi sono quelli sonori, per onde sonore, usati per esempio nella misurazione della velocità del suono. Nella tecnica degli ultrasuoni sono usati degli specchi, detti anche riflettori per ultrasuoni, che sono sostanzialmente dei dispositivi analoghi a specchi parabolici; servono per concentrare l'energia ultrasonora in una zona ristretta di spazio. Nel campo delle onde elettromagnetiche non luminose si hanno specchi per radioonde, nei quali la superficie riflettente è costituita da lastre o reti metalliche, usati per esempio nei radiotelescopiNel campo delle onde materiali si hanno specchi elettronici, che sono superfici sulle quali arrivano elettroni, oltre alle quali il campo elettrostatico è tale da arrestare gli elettroni e invertirne il moto. Nella fisica del plasma si hanno infine specchi magnetici, che sono zone ben localizzate dove il campo magnetico ha una configurazione tale che le particelle elettricamente cariche che si avvicinano a esse sono costrette a invertire il loro moto.

Cenni storici: l'Europa

Negli antichi esemplari in metallo (oro, argento, rame, bronzo, leghe), a iniziare da quelli rotondi a uso rituale egiziani e minoico-micenei, lo specchio portatile assunse ben presto configurazione di oggetto artistico. Tale proprietà si accentuò e si affinò con la produzione degli specchi cretesi, greci, etruschi e quindi romani, tutti caratterizzati, pur nelle variazioni dovute alle differenze di tempi e di gusto, dalla parte strutturale espressa nella forma del manico (modellata a immagine umana o fantastica) e dalla parte decorativa svolta, con le tecniche dello sbalzo e dell'incisione, sul rovescio della lastra metallica riflettente, secondo esperienze che erano state proprie dei più antichi prodotti egiziani. Anche se già nei primi secoli dell'era cristiana nell'area del mondo romano erano apparsi tipi di specchi con lastra vitrea resa riflettente mediante apposizione di piombo o stagno sulla parete posteriore, quelli metallici furono in uso, con forme e convenzioni ereditate dall'antichità, per tutto il Medioevo (età in cui l'interesse di varie categorie dell'artigianato artistico del tempo, prima fra tutte l'oreficeria, trasformarono spesso questo oggetto in vera e propria opera d'arte), non mancando tuttavia, dal sec. XIII, ricerche e soluzioni varie per rendere riflessa l'immagine su una superficie di sostanza vitrea (vetri e quarzi incolori, come per esempio il cristallo di rocca) con parete posteriore ricoperta da placche di argento o di piombo (esperienze che si svilupparono nel sec. XIV in Germania e in Inghilterra; molto più tardi anche in Francia). Fu con il Rinascimento che venne realizzato lo specchio, nei tipi portatile e da muro, con lastra di vetro ricoperta da amalgama (stagno e mercurio), soprattutto per il contributo determinante di Venezia che per prima introdusse questo tipo di specchio, concedendo, ai primi del Cinquecento, il brevetto per la fabbricazione di vetri per specchi alle vetrerie dei Dal Gallo a Murano, l'isola lagunare in cui erano state concentrate (fine sec. XIII) tutte le vetrerie della città, che iniziarono la produzione degli specchi in vetro a forma quadrangolare, destinati a essere montati sia su cornice sia su tavoli e altri piccoli mobili per toeletta (restello), esportati tra il sec. XVI e il sec. XVII in tutta l'Europa. Da questo ruolo primario nella fabbricazione e diffusione degli specchi Venezia decadde nella seconda metà del Seicento a causa dell'emigrazione di molti dei suoi valenti maestri vetrai e “specchieri”, alcuni dei quali portarono le proprie esperienze in Francia, dove nel 1665, su idea di J.-B. Colbert, prese vita a Parigi la Manufacture Royale des glaces à miroir (un'altra manifattura era attiva a Orléans), i cui prodotti, avvantaggiati dall'applicazione di nuovi procedimenti tecnici di lavorazione (per esempio l'uso dell'argentatura, anziché dell'amalgama di stagno e mercurio), s'imposero su tutti i mercati europei. La produzione francese andò famosa per i vari tipi di specchio da mano, montati su raffinati supporti di varie materie, spesso preziose e arricchite dall'incastonatura di gemme; per quelli integrati dentro e fuori dei mobili (consoles, tavoli, trumeaux ecc.), che diedero corso così allo sviluppo delle specchiere; per la varietà di quelli da muro (miroirs d'applique, glaces de cheminée ecc.) inseriti entro cornici, per lo più in legno dorato, la cui ricchezza ornamentale era armonizzata con lo stile di altri elementi dell'arredamento (per esempio le spalliere di sedie e di poltrone); infine per i vasti specchi destinati a rivestire intere pareti per adornare gli interni e insieme moltiplicare gli effetti di luce. Nel Settecento inoltrato Venezia superò la crisi delle sue vetrerie con la produzione degli splendidi lampadari di quest'epoca, sulla spinta dei quali riconquistò fama e prestigio nella fabbricazione degli specchi, ora intonati a un'originale versione del gusto classicheggiante che improntò di sé un ricco assortimento di tipi: da quelli da mano montati in argento alle piccole specchiere, dalle luci da camino a quei tipici specchi che, oltre alla decorazione sui margini esterni della lastra riflettente, presentavano raffigurazioni (immagini allegoriche) anche al centro della luce, fino ai grandi specchi racchiusi entro fastose cornici in legno dorato coronate da complesse ed elaborate cimase. Come per i mobili, anche l'arte degli specchi iniziò la sua decadenza nel sec. XIX, interrotta brevemente con l'avvento dell'Art Nouveau.

Cenni storici: la Cina

Tra le antiche civiltà extraeuropee fu la Cina a sviluppare una superba e millenaria tradizione dello specchio metallico, tra i prodotti più alti dell'arte bronzistica del periodo Chou e delle epoche successive, fino ai preziosi, irripetibili raggiungimenti del grande periodo T'ang (sec. VII-X). Fin dagli esemplari arcaici (prima del sec. VI-V, epoca in cui l'arte degli specchi metallici fiorì anche tra gli Sciti), lo specchio cinese appare definito nella struttura (due lastre sovrapposte e saldate, una a superficie levigata per riflettere l'immagine e una di supporto destinata ad accogliere l'opera di decorazione) e nelle sue due forme base, quadrangolare e rotonda. Valore primario dello specchio cinese fu quello di oggetto portafortuna e di amuleto (così anche per gli Sciti), al quale sembra corrispondere anche il particolare carattere della decorazione, accentrata su raffigurazioni e motivi geometrici di complessa simbologia connessa a significati cosmologici. Famosi sono gli specchi di epoca Han caratterizzati da motivi a forma di lettere T, TL, TLV.

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