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tarantìsmo

sm. [sec. XVIII; da tarant(ol)ismo]. Nome dato in Puglia a un complesso di fenomeni attribuiti tradizionalmente al morso di un ragno, la tarantola, per cui è detto anche tarantolismo. La morsicatura è di regola un fatto puramente immaginario, e la tarantola ha caratteri spiccatamente mitici; l'accesso di tarantismo ha in realtà i caratteri di una crisi psichica, rientrante nel quadro generale dell'isterismo, che si incanala in forme particolari riconosciute dalla tradizione popolare.

Etnologia

Il fenomeno del tarantismo è iscritto in un sistema ideologico complesso e antico, presente sino a pochi decenni fa in diverse regioni dell'Italia meridionale, particolarmente in Puglia (nel Salento) e in Spagna. La manifestazione dei “sintomi” del tarantismo in un soggetto (frequentemente giovani nubili) era seguita da un complesso rito terapeutico domiciliare a cui prendevano parte un gruppo di persone. Con l'utilizzo di uno specifico apparato ritmico (danza), musicale e cromatico, oltre che di oggetti e ambientazioni rituali, si riusciva a ristabilire la guarigione e la reintegrazione di una persona sofferente. Il malato mentre ballava instancabilmente ripeteva cicli di movimenti che alludevano simbolicamente alla particolare specie di ragno da cui sarebbe stato morsicato. Ciclicamente ogni anno, generalmente all'inizio dell'estate e per molti anni di seguito sino a guarigione completa, il soggetto veniva colto da una specifica forma di grave malessere interiore ed esteriore che poteva essere curata, mediante tale rito. Il tarantismo si connotò come fenomeno storico religioso che caratterizzò l'Italia meridionale e in particolare la Puglia fin dal Medioevo; visse un periodo felice fino al XVIII secolo, per subire nel XIX secolo un lento e inesorabile declino. Le vittime più frequenti del tarantismo erano le donne, in quanto durante la stagione della mietitura, le raccoglitrici di grano erano maggiormente esposte al rischio di essere morsicate da questo ragno. Come spesso accade per i rituali a carattere magico e superstizioso, anche a questa tradizione si cercò di dare una "giustificazione" cristiana: così si spiega il ruolo di San Paolo, ritenuto il santo protettore di coloro che sono stati “pizzicati” da un animale velenoso. Fenomeno di grande complessità, il cui interesse sul piano etnografico e su quello psicologico è stato messo in luce da E. De Martino nella monografia La Terra del Rimorso (1959). Il tarantismo sopravvive nel secolo XXI soltanto in forme ormai disgregate, in provincia di Lecce.

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