Questo sito contribuisce alla audience di

tatuàggio

sm. [sec. XIX; da tatuare, sul modello del francese tatouage]. Forma di decorazione del corpo realizzata in modo permanente sia inserendo pigmenti colorati sotto pelle sia provocando rilievi cicatriziali. Il tatuaggio, praticato per motivi ornamentali e/o rituali, risale a tempi remoti. Può essere limitato a una o più zone del corpo oppure essere molto esteso, nel qual caso la raffigurazione sfrutta ampiamente il colore della pelle per evitare intossicazioni all'individuo. Il tatuaggio viene effettuato da specialisti che, a volte, realizzano disegni ornamentali assai originali; spesso diventa obbligatorio in alcuni riti iniziatori.

Etnologia

Le prime prove, concrete dell'esistenza del tatuaggio si riscontrano nelle mummie rintracciate in alcune parti del mondo, dalla Nubia al Perù. Sulla mummia Otzi di un uomo dell'Età del Bronzo databile intorno al 3300 a.C., ritrovata sulle Alpi tra i ghiacci è possibile notare distintamente sulla sua pelle dei tatuaggi bluastri, sparsi in varie parti del corpo: gruppi di linee parallele nella regione lombare e sulla caviglia, oltre a una croce nella parte interna del ginocchio. Si ipotizza che potessero servire come riconoscimento etnico e tribale, o in alternativa, come forma terapeutica contro i malanni effettivamente riscontratigli osservando lo stato delle ossa. Risale invece al 2200 a.C. la mummia di una donna egizia, Amunet, sacerdotessa della dea Hathor nel tempio di Tebe, che presenta tatuaggi formati da linee composte da puntini. Secondo gli studiosi le loro posizioni rivelano evidenti richiami di ordine sessuale. I tatuaggi presso le varie popolazioni avevano significati e motivazioni diverse, ma avevano in comune il fatto di essere “messaggi sociali”. Nelle società tribali erano i re e i nobili a tatuarsi o comunque i ricchi; i tatuatori erano trattati con grande rispetto e ricompensati generosamente per la loro opera. Gli egizi, durante le cerimonie funebri, si tatuavano in segno di lutto gli emblemi di Iside e Osiride ed è probabile che gli abrei abbiano ereditato da loro tale usanza quando occuparono la valle del Nilo nel 1750 a.C. Nelle culture della Polinesia tale tecnica è molto diffusa e rappresenta un segno visibile della gerarchia sociale: è un modo per distinguere i capi dalla gente comune, gli uomini liberi dagli schiavi. Questa arte raggiunge la massima elaborazione nella società maori, dove viene utilizzata da specialisti per simbolizzare una stratificazione sociale e per iscrivere nella carne il valore profondo della tradizione: più elevato è il rango, più accurate sono le decorazioni sul corpo. Molto usati i tatuaggi fra i caduveo dell'America Meridionale. I tatuaggi possono anche svolgere, come nella tradizione shan, una funzione terapeutica, simile a quella delle vaccinazioni, proteggendo il corpo. Il tatuaggio è stato diffuso in Occidente dai circhi e dai marinai; adottato dal popolo e dall'aristocrazia, ha avuto momenti di grande espansione durante le guerre. Nel secolo XXI, in particolare in Occidente, i tatuaggi sono un fenomeno di costume generazionale; il corpo è ornato in segno distintivo, portatore di valori artistici e simbolici. Il tatuaggio moderno occidentale è un atto individuale e ha un valore prevalentemente estetico: accanto ai disegni della tradizione classica marinaresca sono comparsi nuovi soggetti, legati allo stile personale dei diversi tatuatori, a un rinnovato interesse per i tatuaggi primitivi e tribali, o alle richieste dei clienti che sempre più scelgono il loro simbolo da farsi tatuare.

Media


Non sono presenti media correlati