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Negròidi

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Antropologia

sm. pl. [sec. XIX; da negro+-oide]. Gruppo umano, designato anche con il termine Congoide, diffuso in tutta l'Africa che si estende a sud di una linea immaginaria che parte dal Senegal, passa a nord del lago Ciad e si dirige a oriente verso l'Oceano Indiano. Da questa zona si devono tuttavia escludere i territori, circoscritti e isolati, occupati dai Pigmei e la zona del deserto del Kalahari, abitata dai Boscimani. Le caratteristiche principali dei Negroidi sono: cute fortemente pigmentata, dovuta alla melanina diffusa nell'epidermide che produce una colorazione bruno scuro tendente al nero nelle popolazioni stanziali delle aree forestali e nei Bantu, ma che può essere decisamente nera per la presenza di melanina fin nel derma, come si verifica nelle genti della savana (Senegalesi, Nilotidi, ecc.), nelle quali sono abbondanti le ghiandole cutanee che danno un aspetto lucente e untuoso alla pelle; questo è un carattere tipicamente adattativo in quanto fornisce una valida protezione contro la forte insolazione locale, impedendo l'eccessiva sudorazione e quindi la perdita di liquidi interni. Nella maggioranza dei tipi fisici locali la statura varia da quella media dei Sudanesi e dei Paleonegridi, a quella medio-alta dei Bantu, dei Niloto-Camiti e degli Etiopidi, a quella alta o molto alta di vari gruppi Nilotidi fino all'altissima (media 210 cm) dei Tutsi. Generalmente hanno tronco corto, spalle e torace larghi e bacino stretto; insellatura lombare abbastanza accentuata ma regioni glutee poco sviluppate; avambraccio lungo rispetto al braccio e gamba lunga rispetto alla coscia; polpacci poco sviluppati e calcagno sporgente; piedi lunghi a volta plantare poco sporgente; mani lunghe, specialmente le dita (longitipia). I capelli sono neri, crespi e spesso lanosi, ma la disposizione a grano di pepe con capello corto non è frequente; la calvizie è ignota, il corpo è glabro e la barba spesso rada. Il cranio è tipicamente dolicomorfo, stretto e a volta abbastanza alta, con fronte diritta e priva di rilievi sopraciliari e glabellari, e con bozze frontali sporgenti, soprattutto nelle donne. La faccia è dolicoprosopa, con orbite alte, zigomi larghi e, a volte, con spiccato prognatismo alveolare, accentuato sul vivente dalle caratteristiche labbra tumide e rovesciate in fuori. Gli occhi sono neri, in alcuni tipi sporgenti, orizzontali, talvolta a rima piuttosto stretta e palpebre gonfie. Il naso è a dorso in genere depresso, con narici a volte molto dilatate e dirette trasversalmente, e con profilo diritto. Tra le caratteristiche sierologiche, scarsa è la frequenza del gruppo sanguigno A mentre i gruppi M e N sono egualmente distribuiti. In base ai caratteri morfologici comuni, le classificazioni sistematiche distinguono tre tipi fisici principali (Sudanese, Cafro o Bantu, Paleonegride o Silvestre) e quattro tipi metamorfici (Nilotide, Niloto-Camita, Sahariano, Etiopide); non possono essere considerati Negroidi i Pigmei e i Boscimani che costituiscono gruppi a sé stanti.

Preistoria

Le origini dei Negroidi sono ancora oggetto di ampie discussioni: abbandonate le tesi che li consideravano una sorta di “sottospecie” dell'Homo sapiens sapiens, o una “razza” in fase di speciazione, il discorso verte sul grado di “parentela genetica” con una delle componenti, quella protomediterranea, degli Europoidi, come alcuni reperti fossili di Homo sapiens sapiens (Grimaldi, Taforalt, Tamar Hat e altri) sembrerebbero confermare. La mancanza della pelle e dei capelli rende ipotetica ogni tesi, dato che la struttura anatomica dei vari gruppi umani oggi esistenti nel mondo non consente rigide divisioni razziali come nel mondo animale. L'analisi del polimorfismo del DNA mitocondriale (aplotipi beta-globuline: J. S. Wainscoat e altri, 1986) e delle sue sequenze (R. Cann, M. Stoneking, A. C. Wilson, 1987) nelle popolazioni moderne sembrerebbe dimostrare la continuità tra le “razze fossili” di Homo sapiens sapiens e i primi Homo sapiens comparsi in Africa intorno a 250.000 anni fa (la cosiddetta “Eva nera”), ma non si può sapere quale fosse il colore della pelle di queste genti: mentre nel tardo Paleolitico le popolazioni migrate in Asia andavano rapidamente differenziandosi adattandosi all'ambiente, quelle afro-europee mantennero continui contatti, come dimostrato dai reperti culturali litici e ancor più dalla tipologia dell'arte parietale. È certo, comunque, che le peculiarità morfologiche delle ossa facciali e dei segmenti distali degli arti dei Negroidi si riscontrano in reperti fossili databili a partire dal tardo Neolitico (uomo di Asselar, nel Sahara; uomo di Elmenteita, nel Kenya; uomo di Olduvai, in Tanzania, ecc.) che nella struttura delle ossa nasali e mandibolari presentano, però, caratteri europoidi. Tutto ciò fa pensare che la differenziazione tra Negroidi ed Europoidi sia avvenuta in tempi abbastanza recenti, rispetto ai gruppi umani Pigmoidi e Capoidi, favorita dalle grandi variazioni climatiche della fine glaciazione. Tale considerazione ha fatto avanzare un'ipotesi secondo la quale sarebbero da ritenere tipi fisici principali quelli oggi considerati metamorfici e viceversa, essendo proprio i Negroidi “puri” quelli “specializzati” per i nuovi ambienti postglaciali. A rafforzare i sostenitori di tale ipotesi starebbe il fatto che l'espansione dei Negroidi nel continente africano inizia dopo il X millennio a. C., quando nell'area sahariana comincia autonomamente la domesticazione di piante e animali tipici della cultura di queste genti, espansione che portò alla cacciata verso sud degli autoctoni Pigmoidi e Capoidi cacciatori nomadi. Lo studio della tipologia e delle successioni dei reperti litici, pur nelle varietà locali, fornisce elementi di similitudine con quelli coevi dell'Europa e del Medio Oriente, mentre quello degli insediamenti preistorici rivela un lento abbandono della savana sahariana conseguente alla progressiva desertificazione della fine glaciazione. Già nel II millennio a. C. nel sahel, nel Sudan e in Africa nordorientale erano diffuse genti con “pelle nera”, ma solo nei primi secoli dell'era attuale popolazioni Bantu e Niloto-Camite si spostarono lungo le regioni sud-orientali e sud-occidentali del continente, mentre quelle meridionali vennero occupate dai Negroidi in epoca ancor più recente portando allo sterminio delle genti capoidi che si erano qui rifugiate.

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