Lessico

sf. [sec. XIII; dal latino grammatíca, che risale al greco grammatike (téchnē), propr. (arte) delle lettere, dell'alfabeto].

1) Scienza che studia la struttura e la forma di una lingua definendone e descrivendone gli elementi costitutivi (suoni, forme, costrutti, parole).

2) Per estensione, libro, testo scolastico che descrive una lingua o un dialetto in maniera metodica.

3) La conoscenza della lingua e delle norme che la regolano; il saper parlare e scrivere con proprietà e correttezza: parlare, scrivere secondo grammatica, esprimersi correttamente o con purismo pedantesco.

4) Per estensione, gli elementi primi e fondamentali di qualsiasi scienza: apprendere la grammatica della teoria della relatività.

5) Antiq., il latino in contrapposizione al volgare.

Descrizione generale

La grammatica si articola normalmente in tre parti: fonetica, che studia i suoni di cui si compongono le parole; morfologia, che studia le varie forme che le parole assumono nel discorso; sintassi, che studia le parole non isolatamente ma nei loro rapporti reciproci, cioè le modalità secondo le quali le parole si uniscono e si dispongono ordinatamente in modo da formare proposizioni e periodi. Una grammatica può essere: normativa, se stabilisce regole e norme cui si devono attenere gli utenti di un determinato sistema linguistico; descrittiva, se descrive in sincronia una lingua o un dialetto, o anche una loro fase particolare; storica, se descrive in diacronia una lingua, un dialetto o una loro fase; comparata, se studia, sincronicamente o diacronicamente, i rapporti di parentela tra diversi dialetti, lingue o gruppi linguistici; generale, se studia i principi generali che informano la realizzazione dell'espressione linguistica. Uno degli sviluppi della linguistica contemporanea è quello della grammatica generativa, elaborata dal linguista americano Noam Chomsky, che, avvalendosi anche di procedimenti della logica matematica, fissa ed enuncia le “regole” fondamentali che permettono di costruire tutte le frasi di una lingua.

Cenni storici

Molto importante fu nell'antichità la tradizione grammaticale indiana, culminata nell'opera di Pāṇini (sec. IV a. C.) che, nell'analisi e descrizione dei suoni, nella distinzione di radici, suffissi e desinenze all'interno di ogni parola, nel riconoscimento di alternanze vocaliche che, con termine moderno, chiameremmo apofoniche, conseguì risultati superiori a quelli raggiunti dai grammatici greci e latini. I Greci ignorarono gli studi grammaticali indiani e si volsero in un primo tempo allo studio della propria lingua sollecitati da istanze più filosofiche che linguistiche. Ma la riflessione filosofica si avviava a diventare teoria grammaticale già con Aristotele, cui si deve la distinzione delle parti fondamentali del discorso (nome e verbo) e la prima formulazione delle categorie grammaticali. Gli stoici ne continuarono e perfezionarono l'opera, creando anche la terminologia grammaticale che è quella fondamentalmente ancora in uso ai nostri giorni. L'esegesi e la critica dei testi letterari è alla base della multiforme attività dei grammatici alessandrini, e in questo ambiente culturale Dionisio Trace (sec. II a. C.) compilò la prima grammatica greca sistematica. L'opera di Dionisio Trace costituì, direttamente o indirettamente, la base dell'insegnamento grammaticale fino al periodo umanistico e oltre. In stretto rapporto con la grammatica di Dionisio Trace è l'Ars grammatica di Remmio Palemone (sec. I d. C.) che gettò le basi della grammatica latina, i cui maggiori rappresentanti furono Donato (sec. IV) e Prisciano (sec. VI). Le loro opere ebbero una straordinaria fortuna durante tutto il Medioevo e su di esse si fonda la prima grammatica latina scritta in inglese da Aelfric (fine del sec. X). Le prime grammatiche volgari si ebbero solo nel Cinquecento: le Regole grammaticali della volgar lingua (1516) di G. Fr. Fortunio, in gran parte modellate sulla grammatica latina di Prisciano, la Grammatichetta (1529) di G. G. Trissino e numerosi altri trattati grammaticali vedono la luce nei due secoli seguenti. Nel Settecento sotto l'influenza della Grammaire générale et raisonnée di Port-Royal si pubblicano in Italia la Grammatica ragionata della lingua italiana (1770) di F. Soave e il Corso teoretico di logica e lingua italiana (1783) di I. Valdastri. Tutta la prima metà dell'Ottocento è caratterizzata dalla disputa tra i sostenitori della “grammatica ragionata” (che postulano la priorità della ragione sull'uso) e i loro oppositori, primo fra tutti De Sanctis. Sui principi del purismo si fondano le Regole elementari della lingua italiana (1833) di B. Puoti. La produzione grammaticale della seconda metà dell'Ottocento risente invece delle discussioni sulla lingua suscitate dalle teorie manzoniane; il manuale più ricco di quest'epoca è la Grammatica italiana dell'uso moderno (1881) di R. Fornaciari. I principi profondamente innovatori della linguistica storica e della geografia linguistica hanno informato le grammatiche scientifiche della lingua italiana: W. Meyer-Lübke, Grammatica storica della lingua italiana e dei dialetti toscani (1927); A. Castellani, Compendio di grammatica storica italiana (1952); G. Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti (1966-69, 3 vol.); P. Tekavčić, Grammatica storica dell'italiano (1972, 3 vol.).

C. Trabalza, Storia della grammatica italiana, Milano, 1908; R. H. Robins, Ancient and Medieval Grammatical Theory in Europe, with Particular Reference to Modern Linguistic Doctrine, Londra, 1951; F. A. Leoni, M. R. Pigliasco (a cura di), La grammatica. Aspetti teorici e didattici, 2 voll., Roma, 1979; N. A. Chomsky, Forma e interpretazione, Milano, 1980; P. Guiraud, La grammatica, Roma, 1981; J. V. Cook, La grammatica universale: introduzione a Chomsky, Milano, 1986.

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