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Luciano Gallino Torino 1927 sociologo italiano

Studioso dei problemi del mondo del lavoro e delle relazioni industriali, ha offerto importanti contributi di ricerca in tema di effetti sociali dell’automazione e di nuova qualità della produzione. Di rilievo sono anche i contributi allo studio del fenomeno dell’ingovernabilità nella società italiana in una stagione di crisi. Tra i suoi lavori, Personalità e industrializzazione (1968), Della ingovernabilità (1987), L’incerta alleanza (1992), sui rapporti tra scienze umane e della natura, e Il costo umano della flessibilità (2001).

Harold Garfinkel Newark, New Jersey, 1917 sociologo statunitense

È considerato il padre dell’indirizzo sociologico della etnometodologia, che si configura come una specificazione della sociologia della conoscenza, poiché il suo interesse si concentra sulle modalità con cui gli attori sociali attribuiscono significati alle azioni proprie e altrui nell’ambito delle molteplici situazioni di interazione sociale. L’etnometodologia parte dal presupposto che l’ordine con cui la vita sociale si svolge sia il prodotto delle azioni co-ordinate dei partecipanti, basate sulle conoscenze di senso comune che essi condividono in quanto membri di un medesimo contesto culturale. A differenza della sociologia tradizionale, l’etnosociologia non cerca di fornire spiegazioni astratte e generali del funzionamento della società, né cerca di garantire i propri risultati con il ricorso alla scientificità dei metodi, ma propone di concentrarsi sui singoli episodi di interazione sociale e di osservare i metodi concretamente usati dai membri di una società per definire in modo comune ciò che sta accadendo nell’interazione in corso. Garfinkel, in particolare, ritiene che le comunicazioni fra individui e gruppi sociali, dal linguaggio al sistema delle norme e delle obbligazioni, non siano mai esplicite e di decifrazione intuitiva come l’apparenza suggerirebbe. Il compito del sociologo sarà quello, perciò, di svelare le regole non dichiarate che presiedono ai nostri comportamenti della vita quotidiana. Particolare interesse viene così rivolto ai linguaggi non verbali, dalla mimica all’abbigliamento, dalle strategie di seduzione o di competizione al gioco, sino alla costruzione di situazioni (happening) in cui il normale andamento delle relazioni di gruppo viene artificialmente sconvolto. È allora possibile svelare, dalla reazione dei soggetti interessati all’evento imprevisto che destruttura la routine, la trama sotterranea che regola il nostro sistema di valori e di convenzioni. Tra le sue opere principali, Studi di etnometodologia (1967, aggiornato nel 2002).

Anthony Giddens 1938 sociologo britannico

Ha elaborato la teoria della strutturazione, che considera le mutue relazioni tra struttura sociale e azione evitando l'accento preminente sul ruolo della struttura, come nel caso del funzionalismo da Durkheim a Parsons, o dell'azione, come nella sociologia di derivazione weberiana. Ha successivamente studiato la società contemporanea e le sue trasformazioni, mettendo in luce gli elementi di debolezza delle teorie del postmoderno e vedendola piuttosto come una radicale, e talvolta paradossale, realizzazione della "tarda modernità", alla cui base starebbero la trasformazione del modo di concepire il tempo e lo spazio, la sfera delle relazioni intime e della sessualità, nonché delle forme di costituzione dell'identità individuale. Tra le sue opere: Nuove regole del metodo sociologico (1976); Le conseguenze della modernità (1990); La trasformazione dell'intimità (1992); La terza via (2001).

Erving Goffman Manville, Alberta-Canada, 1922 - Filadelfia 1982 sociologo statunitense

Critico di tutte le teorie sistematiche, in particolare del funzionalismo statunitense del secondo dopoguerra, ha privilegiato nella sua produzione scientifica l'osservazione dei fenomeni e dei comportamenti collettivi, attribuendo un ruolo privilegiato alla vita quotidiana. Esponente dell'interazionismo simbolico, concepisce la vita sociale come uno scenario in cui si agitano ruoli e interpretazioni di ruolo che, se correttamente indagati, gettano luce sulla più complessa e sotterranea trama delle relazioni sociali, rivelandone spesso la latente violenza. I risultati della sua ricerca sul campo nelle isole Shetland, tra il 1949 e il 1951, sono stati raccolti nel suo primo libro, La vita quotidiana come rappresentazione, in cui presentò un approccio drammaturgico allo studio dell'agire sociale: le interazioni sono descritte come rappresentazioni teatrali svolte da un'équipe di attori a beneficio di un pubblico. Successivamente condusse studi sulla vita quotidiana all'interno di ospedali psichiatrici, considerati istituzioni totali; gli esiti di queste ricerche, pubblicati in Asylums, influirono sulle teorie dell'antipsichiatria. Quindi concentrò l'interesse sulle situazioni quotidiane di interazione faccia a faccia, cercando di mettere in luce quali regole esplicite e implicite governino tali comportamenti. Le ultime ricerche asssumono come oggetto di analisi le varie forme di comunicazione umana. Opere principali: La vita quotidiana come rappresentazione (1959), Asylums (1961), Stigma (1963), Analisi di frame (1974), Forme del parlare (1981).

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