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Abcàsia o Abkhazia

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Generalità

Repubblica autonoma (8600 km²; 516.800 ab., stima del 1993; capoluogo Soxumi, già Suhumi) della Georgia, che si estende dalla catena del Caucaso fino al Mar Nero. Prevalentemente montuosa e ricoperta di foreste, presenta minori rilievi verso sud dove vi sono aree piane e paludose. Lungo la costa la vegetazione è di tipo mediterraneo (alberi da frutta, agrumi, vite, fiori), mentre più all'interno crescono mais, frumento, tabacco, tè, gelso, prodotti che, insieme a quelli dell'allevamento (soprattutto bovini e cavalli), sono alla base dell'economia della Repubblica. Gli abitanti sono distribuiti in prevalenza lungo la costa dove, oltre a Soxumi, sorgono i centri di Gagra e Očamčire. Le industrie, che sono in gran parte concentrate nel capoluogo, sono volte soprattutto alla lavorazione dei prodotti agricoli (complessi conservieri, manifatture di tabacco) e zootecnici, sfruttando le riserve di energia idroelettrica e di carbone (Tkvarčeli) locali. La sanguinosa guerra tra separatisti abcasi, insorti nell'autunno 1993, e forze georgiane ha avuto pesanti conseguenze sia sul piano etnico sia su quello economico: infatti, sul piano etnico, nella primavera 1995 è stato calcolato che i Georgiani presenti nella Repubblica, che nel 1989 costituivano ancora il 45% della popolazione, erano ridotti ormai a solo 35000, in parte vittime delle persecuzioni attuate dagli Abcasi, in parte profughi di fronte al clima di violenza. È emblematica di questa situazione la conquista di Soxumi, il capoluogo, all'inizio dell'ottobre 1993 da parte delle forze abcase con la complice neutralità delle truppe di interposizione della Comunità di Stati Indipendenti (CSI), che aveva determinato la fuga degli ultimi Georgiani ancora residenti in città, parte via mare, parte profughi lungo i sentieri di montagna vicini al confine russo. Sul piano economico il Paese è coinvolto in una grave crisi, che costringe la popolazione a vivere ben al di sotto della soglia di povertà, dipendendo spesso in larga misura dagli aiuti umanitari. In seguito alla crisi dell'agosto 2008 in Ossezia meridionale, veniva riconosciuta formalmente come provincia autonoma dalla Federazione Russa.

Storia

La costa nordorientale del Mar Nero vide nell'antichità l'insediamento di un popolo caucasico, gli Abasgi. Questi, chiamati poi Abcasi, costituirono un regno indipendente (sec. VIII-X); più tardi entrarono a far parte, pur restando autonomi, del regno di Georgia. I Genovesi ebbero su questa costa qualche scalo commerciale (sec. XIII-XVI), finché i Turchi si impadronirono del Paese. Nel 1864 la regione dell'Abcasia fu annessa all'impero zarista e rimase legata al mondo russo anche dopo la rivoluzione del 1917, divenendo, in quanto regione della Georgia, parte dell'Unione Sovietica. La disgregazione dell'Unione Sovietica e la conseguente indipendenza della Georgia (1991) facevano emergere in Abcasia fermenti fino ad allora sopiti. Le difficoltà politiche del nuovo corso georgiano, caratterizzato da una lotta cruenta tra oppositori e sostenitori del presidente Zviad Gamsakhurdia, nella quale si inseriva anche il movimento indipendentista osseto, favorivano lo scatenarsi (luglio 1992) di una decisa attività secessionista in Abcasia. Sostenuti da volontari ceceni e con il favore degli stessi Russi, gli Abcasi riuscivano a conquistare tutto il loro territorio (novembre 1993) obbligando il nuovo presidente georgiano Eduard Ševardnadze a una mediazione con la Russia. Ciò portava a un accordo tra le parti e alla creazione di una zona smilitarizzata (dicembre 1993-gennaio 1994). Alcuni mesi dopo, l'impegno veniva perfezionato con la definizione di una zona cuscinetto, il cui controllo veniva affidato a una forza della CSI e quindi, di fatto, ai militari russi. Tale soluzione, d'altra parte aveva l'effetto di galvanizzare gli indipendentisti che, nel novembre 1994, mettendo in difficoltà la stessa Russia, dichiaravano la sovranità dell'Abcasia eleggendo come presidente Vladislav Ardzinba. In realtà il movimento secessionista aveva fatto gioco ai Russi, che se ne erano serviti per condizionare la politica georgiana, ma, proprio per questo, essi non potevano accettare l'idea di un nuovo Stato indipendente. Sta di fatto che gli Abcasi mantenevano rigidamente le loro posizioni accentuandole anche con azioni esecrabili come il massacro di molti Georgiani che erano rientrati in Abcasia. L'obiettivo della completa indipendenza veniva ribadito anche nell'agosto 1995 con il rifiuto di accettare la nuova Costituzione che trasformava la Georgia in uno Stato federale. Si determinava, in tal modo, una situazione di stallo, dagli esiti molto incerti, mentre ancora nel marzo 1996 nella zona cuscinetto controllata dalle truppe della CSI perdeva la vita un osservatore dell'ONU. Il 24 novembre 1996 si svolgevano le elezioni legislative dell'autoproclamata Repubblica di Abcasia, non ritenute valide, peraltro, dalla stessa ONU. Il tentativo, operato dal presidente Ševardnadze e dal leader dei separatisti Ardzinba (agosto 1997), di porre fine agli scontri mediante una dichiarazione di pace non portava però ad alcun risultato positivo: sul territorio continuavano infatti a scontrarsi l'esercito e i separatisti. Nel 1999 è stata approvata, attraverso una consultazione elettorale, la Costituzione del 1925, in cui veniva affermata la sovranità della regione.

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