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Alcèo (poeta)

(greco Alkâios; latino Alcaeus), uno dei maggiori poeti greci (Mitilene, Lesbo, seconda metà del sec. VII-sec. VI a. C.). Rappresenta, con Saffo, sua contemporanea, la lirica eolica. Di famiglia aristocratica, si gettò nella lotta politica, animatrice della sua vita e della sua poesia. Caduto il tiranno Melancro nel 612, gli succedette Mirsilo e Alceo dovette ritirarsi a Pirra, un'altra cittadina di Lesbo; poi anche Mirsilo cadde, vittima di una congiura, con grande gioia del poeta. Ma fu gioia di breve durata, perché il popolo dette il potere a Pittaco, un tempo alleato della fazione nobiliare, e Alceo fu costretto a un secondo esilio. Dall'esilio in Egitto Alceo non cessò di scagliare versi furenti contro i suoi compatrioti e il tiranno, che considerava un traditore; tuttavia fu riammesso in patria dallo stesso Pittaco e là certo il poeta invecchiò con passioni ormai sedate, fra amori e banchetti. Alceo occupa nel canone dei lirici stabilito dai critici alessandrini il secondo posto dopo Alcmane. Le sue poesie costituivano allora 10 libri; se ne conoscono solo ca. 150 frammenti, ricavati in maggioranza da papiri. Le prime della raccolta cantavano, in inni strofici, dei ed eroi; seguivano quelle, assai appassionate, di battaglia politica (Stasiotikà), fra cui celebri l'allegoria della nave dello Stato sballottata dai flutti, il grido di esultanza per la morte di Mirsilo, l'ironico racconto della propria fuga in battaglia con l'abbandono dello scudo, la descrizione della sala d'armi; e infine i canti amorosi e simposiaci per i compagni, i giovinetti amati, il banchetto allietato dal vino. La poesia di Alceo si distingue per la grande spontaneità e la forza passionale. Il suo mondo poetico ruota sui due temi della lotta politica e del banchetto: poesia di casta dunque, ma in cui si affonda tutta la carica vitale di una concezione virile della vita. A lui s'ispirò nel canto della fugacità della vita e del vino inebriante, ma non certo nel tono, assai meno intenso e immediato, Orazio, che riprese anche la strofa di quattro versi (due endecasillabi, un enneasillabo, un decasillabo) detta, da Alceo, alcaica.

Bibliografia

E. Lobel, D. Page, Poetarum Lesbiorum fragmenta, Oxford, 1955; D. Page, Sappho and Alcaeus, Oxford, 1955; C. M. Bowra, Greek Lyric Poetry, Oxford, 1961; F. M. Pontani, Saffo, Alceo, Anacreonte, Torino, 1968.

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