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Saffo

(greco Sapphṓ). Poetessa greca (Lesbo sec. VII-VI a. C.). Nata da nobile famiglia nell'isola di Lesbo, probabilmente nella città di Ereso, visse quasi sempre a Mitilene; attorno al 600 fu in esilio in Sicilia, a seguito di rivolgimenti politici. Sposatasi, ebbe una figlia di nome Cleide. Poche altre notizie si hanno della sua vita, ricavate dai suoi stessi carmi. Partecipe di un tiaso di nobildonne, Saffo ricorda parenti e fanciulle, che essa educava nella musica e nella danza, con cui s'intratteneva in feste e giochi e che saluta nostalgicamente quando partono, sposate, per altri luoghi. Pare sia giunta a tarda età. La leggenda favoleggiò poi dei suoi amori; la si disse suicida in mare, dalla rupe di Leucade, per amore del barcaiolo Faone.

Opere

Gli antichi conoscevano di Saffo una raccolta di carmi, in 9 libri: 8 di liriche e uno a parte di epitalami. Era una delle raccolte più ampie di poesie meliche, di cui le citazioni degli scrittori posteriori ci hanno conservato solo dei frammenti, arricchiti poi dai papiri scoperti in Egitto che ci hanno restituito anche un'ode intera. Nella raccolta sono trattati quasi tutti i generi della lirica monodica, e anche corale, con componimenti strofici in dialetto eolico (canti erotici, inni, epilli mitologici, epitalami, parteni). Il tema dominante della poesia di Saffo è l'amore, o almeno il sentimento, nella sua forma più schietta, nella sua immediatezza. Saffo, pur nell'eleganza e nella musicalità di una tecnica accuratissima, è poetessa istintiva, che tutto assorbe in una sfera soggettiva. Di qui la sua modernità, che ne ha fatto uno degli autori antichi più letti, studiati e tradotti ai nostri giorni. Centro della sua ispirazione è il tiaso, con le relazioni di vita e di affetti. Passano su di esso le stagioni, le ore del giorno, e Saffo è animata dalla gioia della presenza delle compagne e delle allieve, o rattristata dalla loro lontananza o annientata dalla gelosia (famose le sue descrizioni di feste e di occupazioni nel giardino, di notti solitarie, di momenti nostalgici); la sensibilità è sempre vigile, a volte si scatena in vera passione, espressa con spregiudicata schiettezza, una passione che ha dato luogo spesso a severi giudizi moralistici sulla poetessa e sul suo ambiente. Tutto si trasfigura, comunque, sotto la sua penna, in un mondo di bellezza, d'idealità dove l'analisi realistica del sentimento si accompagna a sogni fantastici e a evocazioni musicali di grande fascino. Solo negli epitalami, scritti per le cerimonie nuziali delle amiche, intervengono toni più variati, dal popolaresco al ridanciano, e spunti più concreti. Anima costantemente questa poesia la vivacità del dialetto eolico, con forme epiche ioniche e risaltanti soprattutto nelle parti narrative. La lirica di Saffo influì su quella dei suoi contemporanei: Alceo la conobbe e l'ammirò. Grande la sua fama nell'Atene del sec. V, e la sua ammirazione in età ellenistica. I commediografi invece la dileggiarono, Ovidio riprese la leggenda dei suoi infelici amori con Faone: ma, a Roma, Catullo aveva già dimostrato di apprezzarla imitandone un canto famoso di gelosia e d'amore con la lirica “Ille mi par esse deo videtur...”. § La leggenda del disperato amore della poetessa per Faone e del suo suicidio, raccontata da Ovidio nelle Eroidi, ha ispirato testi teatrali come Sapho and Phao (1584) di John Lyly e Saffo di Grillparzer; il romanzo Avventure di Saffo, poetessa di Mitilene (1780) di A. Verri, le opere liriche Saffo di G. Pacini (1840) e di C. Gounod (1851) e la poesia L'ultimo canto di Saffo (1822) di G. Leopardi.

M. Debrauwer, Sappho, Lovanio, 1942-43; L. Massa Positano, Saffo, Napoli, 1945; W. Schaderwaldt, Sappho, Berlino, 1950; C. M. Bowra, Greek Lyric Poetry, Oxford, 1961; G. Mascioni, Saffo di Lesbo, Milano, 1991.