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Alessandro I (zar di Russia)

(Pavlovič) zar di Russia (Pietroburgo 1777-Taganrog 1825). Figlio dello zar Paolo I, fu educato dallo svizzero La Harpe da cui derivò un illuminismo astratto. Accusato, quasi certamente a torto, di complicità nell'assassinio del padre (1801), impostò, appena salito al trono, una politica in netto contrasto con quella di Paolo. Circondato da giovani amici liberali, tentò, con risultati più apparenti che reali, la via delle riforme: abolì la polizia segreta, la tortura e la censura preventiva, concesse al popolo il diritto di acquistare terre, al Senato un potere di controllo e creò un Consiglio dei Ministri di tipo occidentale. In politica estera, Alessandro I si schierò contro Napoleone (III e IV coalizione); le sconfitte di Austerlitz, Eylau e Friedland lo costrinsero però a trattare. Venuto di persona a Tilsit (7 luglio 1807) egli abbandonò l'alleanza con gli Inglesi per accostarsi a Napoleone, che gli aveva fatto intravedere il miraggio di una spartizione dell'Europa in due zone di influenza, una russa e l'altra francese. All'interno, tra il 1807 e il 1812, Alessandro I subì l'influenza del ministro M. M. Speranskij che propose una Costituzione liberaleggiante. Caduto però in disgrazia Speranskij, le sue riforme, osteggiate dalla nobiltà reazionaria, non ebbero seguito; continuarono tuttavia a diffondersi le idee progressiste, soprattutto tra i giovani ufficiali che durante le loro campagne avevano avuto modo di conoscere il divario esistente tra l'Occidente e la loro patria. L'alleanza con Napoleone, già incrinata dalla pace di Schönbrunn con cui era stato creato il Ducato di Varsavia, centro di attrazione per i sudditi della Russia, nonché dalla successiva politica dell'imperatore, ebbe termine nel 1812. L'ultimatum dello zar, che chiedeva il ritiro delle truppe francesi dal Baltico e in pratica la rinuncia al blocco continentale, ebbe come conseguenza l'invasione della Russia da parte di Napoleone. La resistenza russa rialzò il prestigio dello zar, che negli anni seguenti fu il capo riconosciuto della lotta antinapoleonica. Al Congresso di Vienna (1814-15) egli si atteggiò a difensore delle rivendicazioni liberali, nazionali e umanitarie e, influenzato e lusingato dalla baronessa von Krüdener, propose ai sovrani vincitori di realizzare la Santa Alleanza, un progetto ispirato a vaghi sentimenti di umanitarismo e misticismo. Sentimenti che dapprima parvero ispirare anche la sua politica interna, con la promessa di una nuova Costituzione parlamentare, ma che ben presto mutarono riportando lo zar sulla strada dell'autoritarismo. Furono i moti liberali italiani del 1821 e la ribellione di un reggimento della guardia, il “Semjenovskij”, a fargli subire sempre più l'influsso reazionario del generale Arakčeev, ma in fondo al cuore Alessandro I avvertiva la posizione antistorica del suo consigliere e fu certo questo senso critico, più che la cupezza mistica delle sue crisi, a fargli sentire l'umanità della sua missione e a suggerirgli di abdicare in favore del fratello Nicola, proponimento che la morte repentina gli impedì di attuare.

Bibliografia

C. de Grunwald, Alexandre 1er, le tsar mystique, Parigi, 1955; idem, Le tsar Alexandre et son temps, Parigi, 1963; H. Troiat, Alessandro I. La sfinge del nord, Milano, 1983.

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