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Antònio (abate)

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Biografia

Santo, eremita e abate (Coma, Egitto, ca. 250-356). Seguendo il consiglio evangelico, a vent'anni si spogliò dei suoi beni e si diede a vita ascetica, rinchiudendosi più tardi in un'antica tomba scavata nella montagna. Risalgono a questo periodo le prime cosiddette “tentazioni di Sant'Antonio”, oggetto di figurazioni soprattutto nei sec. XV e XVI. Aveva ca. 35 anni quando si rifugiò nel deserto in un castello abbandonato, dove, fattosi murare, rimase per un ventennio senza più uscire, vivendo solo di pane e acqua. Divenuto il luogo meta di visitatori ed estimatori, Antonio organizzò nel 305 il primo nucleo di una comunità di tipo anacoretico. Successivamente si trasferì verso il Mar Rosso donde la fondazione del famoso monastero copto di Deir-al-Arab. Il santo trascorse il resto della sua lunga vita pregando e combattendo tenacemente l'eresia ariana. Sant'Atanasio scrisse su di lui una Vita; l'imperatore Costantino gli si rivolse per lettera. Antonio, che all'età di 90 anni incontrò l'eremita Paolo di Tebe (m. forse nel 347), morì centenario, raccomandando ai discepoli di tener segreto il luogo della sepoltura. Festa il 17 gennaio.

Folclore

La ricorrenza del santo è annunciata in più luoghi, la sera della vigilia con l'accensione di falò: manifestazione che si riconnette al potere attribuito al monaco egiziano di guarire dal fuoco sacro o di Sant'Antonio (herpes zoster) e che ha assunto talvolta uno spiccato valore folcloristico (nota la “festa delle farchie”, fasci di canne portati in processione e poi incendiati a Fara Filiorum Petri, in Abruzzo). Il giorno della sua festa è celebrato nel mondo cattolico anche con la benedizione degli animali, soprattutto domestici, di cui Sant'Antonio è ritenuto protettore.

Bibliografia

G. Turbessi, Ascetismo e monachesimo prebenedettino (con bibliografia), Roma, 1961; J. Quasten, Patrologia, vol. II, Torino, 1969.

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