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Còpti

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Definizione

Denominazione (dall'arabo el qubt, trascrizione del greco Aigýptioi, Egiziani) invalsa in Europa per indicare gli abitanti dell'Egitto rimasti fedeli al cristianesimo dal tempo della dominazione araba del 641 a. C.

Storia

La costituzione della Chiesa copta risale al sec. V, nell'ambito del processo storico che condusse alla separazione di numerose Chiese orientali dalla Chiesa cattolica a seguito della condanna del monofisismo (Concilio di Calcedonia, 451). Causa principale della separazione fu però il conflitto politico e, conseguentemente, ecclesiastico, che vedeva opposta, in Egitto, la popolazione autoctona alla classe dominante bizantina: l'adesione di quest'ultima all'ortodossia (i cui seguaci furono soprannominati melchiti) provocò il passaggio degli autoctoni al monofisismo. I melchiti assoggettarono i Copti a continue persecuzioni, ma dopo la conquista arabo-musulmana dell'Egitto vennero a loro volta sopraffatti, e in modo pressoché definitivo, dai Copti, che si distinsero dai coevi connazionali anche per l'assunzione dell'alfabeto greco, cui si limitarono ad aggiungere sette lettere per rendere altrettanti suoni ignoti alla fonetica greca, abolendo dopo millenni l'uso della grafia egizia. La Chiesa copta egiziana è organizzata in massima parte in Chiesa nazionale dipendente dal patriarca di Alessandria e da 25 tra metropoliti e vescovi; un piccolo numero di Copti è invece unito alla Chiesa cattolica, ma con rito proprio. I preti possono sposarsi, mentre i monaci e gli alti dignitari ecclesiastici devono rispettare il celibato. La Chiesa copta si diffuse anche in Etiopia, dove però nel 1937 si staccò da quella egiziana, or,ganizzandosi anch'essa in Chiesa autocefala, con 12 vescovi e un metropolita facenti capo all'Abouna (patriarca). Nell'età contemporanea i Copti hanno avuto un ruolo importante nella nascita dell'Egitto moderno partecipando alla rivoluzione che nel 1919 condusse all'unificazione del Paese contro l'occupazione britannica. Negli anni Sessanta, tuttavia, la politica del presidente egiziano Nasser non realizzò le legittime aspettative d'integrazione politica e culturale dei Copti, che anzi si videro esclusi dalle maggiori cariche politiche. Ciononostante il termine “minoranza” fu considerato una sorta di tabù sia dalla classe dirigente egiziana sia dagli stessi Copti, desiderosi di minimizzare le discriminazioni di cui pure erano fatti oggetto. Nei decenni successivi la crescente islamizzazione di tutto il Medio Oriente, e in particolare l'affermarsi dell'Islam più conservatore, portò la comunità copta a una progressiva affermazione della propria diversità culturale e religiosa. Alla fine del Novecento la strisciante tensione religiosa, sfociata in alcuni sanguinosi scontri tra cristiani e musulmani egiziani, ha suscitato crescente preoccupazione tra i Copti, che costituiscono la più numerosa minoranza cristiana del Medio Oriente, rappresentando il 55% della popolazione etiopica e circa il 10% di quella dell'Egitto, dove però, pur avendo un'incisiva presenza nell'economia, costituiscono ancora solo l'1,5% della classe dirigente. Piccole comunità di Copti esistino inoltre a Gerusalemme, nel Sudan, negli Stati Uniti, in Canada, in Europa e in Australia. I Copti hanno un calendario che inizia la datazione a partire da Diocleziano (nel 284 d. C.), detto Calendario dei Martiri.

Letteratura

La maggior parte della produzione letteraria copta consiste in traduzioni dal greco, che spesso si riferiscono a opere il cui originale è andato perduto. Della produzione precristiana ben poco si è conservato; di grandissima importanza è stata a questo proposito la scoperta avvenuta a Nag ʽHammâdi nel 1945 di un'intera biblioteca gnostica, contenente 46 opere prima sconosciute, preziosissime per la soluzione di numerosi nodi della storia dell'antica gnosi. Accanto alla vasta attività di traduzione (Antico e Nuovo Testamento, apocrifi giudaici e cristiani), si afferma a partire dal sec. III la produzione delle biografie dei grandi monaci e delle raccolte di apoftegmi (o detti) dei santi Antonio, Macario e Pacomio. Nel periodo bizantino la letteratura copta perde di originalità e diventa pedissequa imitazione di quella bizantina. Con il sec. X il dialetto bohairico ha il sopravvento sugli altri dialetti e dà origine a una produzione assai modesta, che ha avuto il suo centro nel convento di S. Macario a Wadi el-Natrûn. Il sec. XIII segna la fine della letteratura copta; l'arabo ha ormai soppiantato il copto nell'uso comune ed esso non sopravvive che nell'uso liturgico e nei documenti ufficiali del patriarca di Alessandria.

Arte

L'arte copta si svolse entro i limiti approssimativi del sec. III e del sec. VIII. Affermatasi inizialmente nell'ambito di un intenzionale ritorno alla tradizione artistica locale, come resistenza, specie da parte dei centri monastici dell'Alto e Medio Egitto, alla cultura ellenistica dei grandi centri come Alessandria, l'arte copta risente a sua volta di numerose componenti: lo stesso ellenismo, l'arte di Bisanzio, della Siria e anche, in misura diversa, della Persia e della Mesopotamia, nonché, in un secondo tempo, di quella araba . Caratteri tipici sono l'accentuata stilizzazione e il severo rigore compositivo : piante architettoniche di grande semplicità, sovente con triplice abside (Convento Rosso a Deyr el-Ahmar); frontalismo delle sculture , dapprima morbidamente plastiche, poi più rigidamente stilizzate (numerosi esemplari nel Museo Copto del Cairo), e delle pitture decorative delle chiese, nelle quali appare un originale accostamento di colori puri (azzurro, rosso, giallo), riprodotti anche nelle stoffe, uno dei settori più lungamente attivi e documentati dell'arte copta . Importante fu la produzione degli avori, in cui sono frequenti le figurazioni pagane; caratteristici esemplari sono stati ritrovati in Egitto (pettine di Antinoopoli; Il Cairo, Museo Copto). Interessanti rilievi su osso sono nei musei di Alessandria e del Cairo, oltre che al Victoria and Albert Museum di Londra.

Musica

Il canto liturgico della Chiesa cristiana d'Egitto è di carattere esclusivamente monodico e non ammette accompagnamento vocale o strumentale (tranne in qualche caso l'uso di campanelli, cimbali e altri strumenti affini). Nonostante alcuni antichi tentativi di notazione, sempre ecfonetica, il canto copto è trasmesso oralmente e ciò rende ancor più difficile lo studio del repertorio. Gli studiosi hanno ravvisato in questa tradizione influenze faraoniche, siriaco-ebraiche, bizantine e arabe, senza poterne ancora determinare con sicurezza il peso e la funzione svolta. Il rito copto, di estrema lunghezza (una messa solenne può durare anche 5 o 6 ore), presenta grande varietà di forme, con prevalenza dell'orazione e delle forme litaniche e responsoriali; è inoltre caratterizzato da una larga partecipazione del popolo, pur essendo organizzato secondo rigorose gerarchie e lasciando una funzione importantissima al cantore solista. Le lingue liturgiche sono il copto, il greco e l'arabo, che possono essere usate e alternate con molta libertà.

Bibliografia

Per la religione

R. Strothmann, Die koptische Kirche in der Neuzeit, Tubinga, 1932; J. P. Trossen, Les relations du Patriarche copte Jean XVIe avec Rome (1676-1718), Lussemburgo, 1948.

Per la letteratura

H. G. Kosak, Die Legende im Koptischen, Untersuchungen zur Volksliteratur [Agyptens, Bonn, 1970; T. Orlandi, Elementi di lingua e letteratura copta, Milano, 1971; D. M. Scholer, Naǧ Hammadi Bibliography 1948-1969, Leida, 1971; G. M. Browne, Michigan Coptic Text, Roma, 1979.

Per l'arte

C. Duthuit, La sculpture copte, Parigi, 1931; E. Breccia, Le Musée greco-romain, Bergamo, 1932; A. Badawy, L'art copte, les influences égyptiennes, Il Cairo, 1949; A. J. Festugiere, Les Moines d'Orients, culture et sainteté..., Parigi, 1961; A. Grabar, L’Age d'or de Justinien, Parigi, 1967; P. Du Bourguet, L'Art copte, Paris, 1968; H. J. Mayer, S. F. Graber, Coptic Art and Archeology, New York, 1981.

Per la musica

R. Ménard, Notation et transcription de la musique copte, in “Les Cahiers coptes”, n. 3, Il Cairo, 1953; idem, Une étape de l'art musical égytpien. La musique copte. Recherches actuelles, in “Rivista Musicale Italiana”, 1954.