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Aquilònia

comune in provincia di Avellino (91 km), 750 m s.m., 55,62 km², 2074 ab. (aquilonesi), patrono: san Vito Martire (15-16 giugno).

Centro dell'alta valle del fiume Ofanto. Abitato in età sannitica e poi romana, il borgo è menzionato come Carbonara nel sec. XI, quando Roberto il Guiscardo ne distrusse il castello. Fu dal sec. XV a lungo feudo dei Caracciolo, passando poi nel sec. XVII ai Carafa e agli Imperiale. Acquisì il nome di Aquilonia nel 1862 e fino al 1865 conobbe il fenomeno del brigantaggio. Distrutto nel 1930 da un terremoto, fu interamente ricostruito a poca distanza e nuovamente danneggiato dal sisma del 1980. § Nelle rovine del vecchio borgo, a 2 km dall'attuale abitato, si intravedono case con elementi decorativi in cotto e il portale della chiesa di Santa Maria Maggiore (1611). Poco più a N è l'abbazia di San Vito, del sec. XIV ma pesantemente rimaneggiata nei sec. XVIII-XIX. § L'agricoltura (cereali, legumi, olive e uva) e l'allevamento costituiscono le principali risorse economiche. Sono attive imprese edili.