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Atripalda

comune in provincia di Avellino (4 km), 294 m s.m., 8,53 km², 11.146 ab. (atripaldesi), patrono: san Sabino Vescovo (16 settembre).

Centro della conca avellinese, situato sulle due rive del fiume Sabato. Sorse, in un'area abitata fin dall'Età del Bronzo, tra i sec. VIII e IX nei pressi della Abellinum Vetus, di cui sono stati trovati notevoli avanzi. Deve il proprio nome a Truppualdo Racco, che ebbe in feudo la parte orientale della Contea di Avellino (sec. IX). Possesso di signori locali nel sec. XII, nel 1232 andò in feudo alla potente famiglia Capece, alla quale venne confiscato da Carlo d'Angiò. Compreso tra i castelli regi, nel 1564 passò ai Caracciolo, che lo tennero fino all'abolizione della feudalità. Fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1980. § Sul vecchio nucleo urbano restano tracce di un castello di età longobarda. La collegiata di Sant'Ippolito, nella cui cripta sono custoditi i corpi del santo e di altri martiri, fu eretta su una catacomba di età romana e subì vari rifacimenti. § La cittadina fonda la propria economia sull'agricoltura (cereali, uva, ortaggi, frumento, tabacco e nocciole), sull'allevamento bovino e sulle attività di sfruttamento dei boschi (castagne e legname). L'industria è attiva nei settori enologico, alimentare (dolci e formaggi), conserviero, dell'abbigliamento, della pelletteria e della lavorazione del tabacco e del legno. § In località Civita sono le architetture superstiti di Abellinum, con tratti di un lungo circuito murario (2 km) in opera reticolata (sec. I a. C.); i resti delle terme di età imperiale; quelli di un grande complesso residenziale di tipo pompeiano, che conserva un ampio peristilio con colonne in laterizio e numerosi affreschi; e di un'abitazione con pavimentazione musiva (sec. III-V d. C.).