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Avignòne, Scuòla di-

scuola pittorica creata ad Avignone, al tempo a contatto con il gotico d'oltralpe, tra il 1330 e il 1370. Alcuni pittori senesi vennero chiamati dai papi, quali portatori delle più avanzate conquiste della pittura italiana, costituendo una premessa fondamentale dell'ultima fase “internazionale” dello stile gotico. Intorno al 1336 giunge ad Avignone, insieme al fratello Donato, Simone Martini, che vi muore nel 1344. Le scarse testimonianze di questa estrema attività del pittore senese (affreschi dell'atrio della cattedrale, ora nel palazzo dei papi; frontespizio miniato con scena pastorale per la copia del Virgilio, annotata da Servio, appartenente a Petrarca, ora a Milano, Biblioteca Ambrosiana; Ritorno di Gesù fanciullo dopo la disputa coi dottori, a Liverpool, Walker Art Gallery) illustrano un nuovo interesse naturalistico che si esplica nel gusto del ritratto e nella tendenza alla rappresentazione narrativa e umanizzata del fatto sacro. Questi elementi si ritrovano in tutta la schiera di collaboratori e seguaci di Simone. Nella Camera del Papa le pareti sono interamente coperte di tralci di vite e di quercia che simulano un pergolato, mentre nei vani delle due finestre sono dipinte finte logge aperte a cui sono appese gabbie di uccelli in prospettiva. Questa ricerca di illusionismo spaziale ha i suoi precedenti negli affreschi di Giotto ad Assisi e a Padova e denuncia l'intervento di pittori senesi della seconda metà del Trecento o dello stesso Matteo Giovannetti di Viterbo. La Camera del Cervo (o del Guardaroba), affrescata con scene di caccia e pesca su fondi compatti di verdura, è opera di artisti francesi e italiani, tra cui il già citato Matteo Giovannetti. Questi due cicli fondamentali di pittura profana, tra i primi della pittura europea, si spiegano con la particolare interpretazione, insieme stilizzata e nutrita di osservazioni dal vero, che della natura davano negli anni intorno al 1340 Petrarca e Simone Martini. Nei venticinque anni successivi Matteo Giovannetti, coadiuvato da una folta équipe di pittori francesi e italiani, decora gran parte del palazzo dei papi. Di questa imponente attività rimangono solo gli affreschi della cappella di S. Marziale (1343-45), della cappella di S. Giovanni (1347) e di parte della Sala dell'Udienza (1352-53), mentre della più tarda decorazione della certosa di Villeneuve presso Avignone (fondata nel 1356) restano gli affreschi della cappella di Innocenzo VI. In questi cicli Matteo Giovannetti elabora un linguaggio nuovo e complesso, che non è più solo toscano, ma ormai pienamente “avignonese”. Nelle Storie di San Marziale l'aulico linguaggio senese, al contatto con la cultura gotica d'oltralpe, è tradotto in uno stile più vivace e corsivo, caratterizzato da una grande libertà compositiva, dal gusto fastoso dei costumi, da un vivace realismo ritrattistico. Invece nelle Storie di San Giovanni della cappella di S. Giovanni, nei Profeti dell'Udienza e nelle Storie di San Giovanni della cappella della certosa di Villeneuve prevalgono composizioni chiare e ordinate, in cui le figure hanno l'eleganza mondana e la squisitezza lineare di quelle di Simone, le architetture accentuano l'illusionismo spaziale con effetti di trompe-l'œil e i paesaggi sviluppano il naturalismo della Camera del Cervo. Così, mentre a Siena e a Firenze la pittura si inaridisce nel manierismo, ad Avignone le più alte conquiste della pittura toscana si evolvono senza soluzione di continuità nell'arte del gotico internazionale. Al di là delle influenze dirette sulla pittura boema, francese e catalana del Trecento, gli affreschi di Avignone costituiscono un punto di riferimento essenziale per gli sviluppi successivi della pittura europea. § Col termine di Scuola di Avignone si intendono talvolta anche la pittura tardogotica di derivazione francese di Jacques Iverny (attivo 1411-38) e il successivo rinascimento provenzale (ca. 1440-1500), ma siamo di fronte a fenomeni del tutto diversi sia come premesse politiche e sociali sia come risultati figurativi (vedi provenzale). "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 5 pp 370-372" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 5 pp 370-372"