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Baghirmi

(francese Baguirmi), nome improprio, in quanto non corrisponde ad alcun gruppo etnico, con il quale vengono comunemente designate le genti negroidi della regione omonima del Ciad. I Baghirmi, noti anche con i nomi di Barma e di Bagrimma, derivano dal meticciamento fra paleosudanesi, paleonegriti, sudanesi e anche sahariani. È difficile definire la loro cultura originaria in quanto hanno assimilato largamente i costumi islamici fondendoli con i vari elementi tradizionali dei singoli gruppi. La regione, che sarà poi sede dello Stato Baghirmi, era infatti abitata verso la metà del sec. XV da popolazioni dedite all'agricoltura. Essa fu successivamente invasa da tribù Bulala e Kenga, provenienti dall'est, che nei primi decenni del Cinquecento fondarono, sotto la guida di Dokkenge o Birni Besi (1522-36), un regno che assunse il nome di Baghirmi e nel quale si amalgamarono i vari ceppi etnici. Nei primi anni del sec. XVII, durante il regno di ʽAbd Allāh (1568-1608), la popolazione, sotto l'influenza dei mercanti haussa e dei missionari fulbe, subì un processo di islamizzazione. Nei suoi audaci tentativi di espansione il Baghirmi entrò più volte in conflitto, nei sec. XVII e XVIII, con i regni del Bornu e del Waday. Dopo un breve periodo di dipendenza dal Bornu (1740-51) i sultani Baghirmi tentarono, con ʽAbd ar-Rahmān Givarang (1784-1806), la conquista del Waday: l'esito della campagna fu disastroso e il sultano stesso fu ucciso. Noto agli Europei attraverso la permanenza e le esplorazioni di D. Denham (1823), H. Barth (1855) e G. Nachtigal (1872), il sultanato di Baghirmi venne a contatto con la colonizzazione francese nel 1897 e, dopo la sconfitta di Rabah (1900), finì col perdere progressivamente larga parte della sua autonomia con gli accordi del 1903 e del 1912.

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