Ciad

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(République du Tchad; Jumhūrīyat Tashād). Stato dell'Africa centrosettentrionale (1.284.000 km²). Capitale: N'djamena. Divisione amministrativa: regioni (14). Popolazione: 10.435.000 ab. (stima 2008). Lingua: arabo e francese (ufficiali), dialetti sudanesi. Religione: musulmani 53,9%, cattolici 20,3%, protestanti 14,3%, animisti/credenze tradizionali 7,3%, altri 4,2%. Unità monetaria: franco CFA (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,389 (170° posto). Confini: Libia (N), Sudan (E), Repubblica Centrafricana (S), Camerun, Nigeria e Niger (W). Membro di: OCI, ONU, UA e WTO, associato UE.

Generalità

Esteso dal Sahara fino alla regione sudanese, comprendendo a S i primi lembi della fascia equatoriale (la cosiddetta Africa nera), il Ciad non è uno Stato omogeneo e unitario né dal punto di vista naturale né da quello etnico e culturale. Corrisponde territorialmente a una delle divisioni amministrative dell'ex Africa Equatoriale Francese (Territoire du Tchad), che ha raggiunto l'indipendenza nel 1960. I suoi confini quindi sono il risultato della tardiva suddivisione della parte centrale del continente effettuata dagli imperialismi francese e inglese, e i confini con i Paesi limitrofi sono poco conformi alla geografia umana. Caratterizzato da una situazione geopolitica complicata e da una guerra civile endemica che né gli interventi militari né la diplomazia francese sono mai riusciti a sedare, il Ciad vede la sua unità perennemente minacciata dall'opposizione fra un Nord musulmano e un Sud animista e parzialmente cristianizzato. L'avvenire si prospetta incerto in un Paese in cui i capi delle opposte fazioni continuano ad anteporre il potere personale al processo democratico e al perseguimento di pur vaghi obiettivi di sviluppo economico che ancora all'inizio del sec. XXI appare assai problematico.

Lo Stato

Il Ciad, a causa della poco stabile situazione politica, ha più volte cambiato la sua Costituzione. Secondo l'ultima, approvata nel 1996 ed emendata nel 2005, il Paese è una Repubblica; il presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale ogni 5 anni ed è più volte rieleggibile; il potere legislativo spetta all'Assemblea Nazionale, i cui membri sono eletti per 4 anni. Il sistema giudiziario si basa sul diritto francese e sulle consuetudini locali. La Corte suprema e la Corte d'appello costituiscono i vertici del sistema, sotto i quali sono presenti tribunali penali, tribunali di prima istanza e giudici di pace, le cui sedi si trovano nelle più importanti città. La Costituzione prevede anche la creazione di un'Alta corte di giustizia. É in vigore la pena di morte. Accanto alle forze armate, divise in esercito, aviazione e guardia repubblicana, è presente nel Paese la gendarmeria. Il servizio militare viene effettuato su base obbligatoria e ha durata triennale. L'istruzione è obbligatoria e gratuita per 8 anni, dai 6 ai 14 anni. L'insegnamento primario ha durata di 6 anni; l'istruzione secondaria consta di due cicli, rispettivamente di 4 e 3 anni ciascuno, nonostante questo nel 2007 la percentuale di analfabeti era altissima: 68,2%. Dal 1971 è stata aperta l'Università del Ciad di N'djamena.

Territorio: geografia fisica

Dal punto di vista morfologico il Ciad si presenta come un immenso penepiano lievemente digradante da E a W verso la depressione del lago omonimo, delimitata da rilievi di origine vulcanica, quali il massiccio del Tibesti (3415 m nell'Emi Koussi) a N, a E il massiccio dell'Ennedi e gli altri monti che culminano, già in territorio sudanese, nel Gebel Marra (3088 m) e le alteterre che a SW proseguono, nel Camerun, con l'altopiano dell'Adamaoua. A S la depressione è chiusa da una serie di tavolati che dividono il bacino del Ciad da quello congolese. All'interno dell'orlo montuoso si trovano due aree fortemente depresse: una è il Bodélé, nella parte settentrionale del Paese, l'altra, corrispondente all'odierno Ciad, nella sezione centrale, alimentato dallo Chari, unico vero corso d'acqua del Paese, e dai suoi vari affluenti (Kéita, Salamat e, soprattutto, Logone). Il lago è una larga superficie di acque stagnanti di dimensioni e di livello assai variabili a causa del regime irregolare delle precipitazioni: è profondo solo 4 m, e su una parte estesa della sua superficie affiora una vegetazione palustre di erbe e papiri, tra gli isolotti sabbiosi separati da canali. Per la sua posizione il Ciad ha un clima molto diverso da N a S: si passa da condizioni sahariane con tutti gli eccessi del deserto (sul Tibesti può anche nevicare) alle fasce poco piovose del sahel(500-600 mm a N'djamena) e a quelle più piovose delle aree meridionali (fino a 1400 mm), dove il clima è molto umido e ingrato e si riducono le escursioni termiche, sia annue sia giornaliere: Moundou, nella sezione sudoccidentale del Paese, ha una temperatura pressoché costante sui 26 ºC, mentre a N'djamena, nell'area centrale, si passa da una media invernale di 23 ºC a una estiva di 28 ºC.

Territorio: geografia umana

Alla diversità di ambienti fisici data dalla posizione tra Sahara e Africa, in Ciad corrisponde una notevole varietà etnica. Il gruppo più numeroso è quello dei sara (27,7%), che abitano nella parte meridionale del Paese; sono neri sudanesi e le loro attività principali sono l'agricoltura e la pesca. Altro gruppo importante è costituito dagli arabi (12,3%); seguono i mayo-kebbi (11,5%), i kanem-bornu (9%), gli ouaddai (8,7%), i hadiaraï (6,7%), i tandjilé (6,5%), i gorane (6,3%), i fitri-batha (4,7%) e i fulani (2,4%); altri gruppi sono il 4,2%. Nel semidesertico Ciad settentrionale si hanno popolazioni sahariane, che rappresentano antiche mistioni tra genti “bianche” e genti “nere”. Tra i maggiori gruppi neri più antichi si annoverano gli hadiaraï. Il Paese, per la sua posizione, è sempre stato teatro di scontri tra popoli del Nord e popoli del Sud, tra nomadi e sedentari, tra allevatori e coltivatori, tra animisti e musulmani. Con il colonialismo non si ebbero importanti trasformazioni, perché il Paese, lontano dal mare, offriva poche prospettive di sfruttamento. La crescita della popolazione è stata più significativa nel corso della seconda metà del sec. XX; successivamente e fino agli inizi degli anni Ottanta si è verificata una battuta d'arresto, per poi riprendere. La densità di popolazione, molto bassa, è di 8 ab./km². Circa un quarto vive nelle città, e la popolazione risulta distribuita in base ai condizionamenti del clima: nella fascia sahariana è concentrata nelle oasi, tra le quali la maggiore è Faya-Largeau; nell'area centromeridionale, invece, vive nei villaggi che sono tanto più numerosi quanto più il territorio è sfruttabile in senso agricolo, come lungo il medio corso del fiume Chari. Ai francesi si deve la fondazione dei centri principali, Fort-Lamy (oggi N'djamena), buon porto sul Chari, e Sarh (ex Fort-Archambault), ancora più a S.

Territorio: ambiente

Alla diversa gradazione per fasce climatiche corrisponde la diversa successione delle formazioni vegetali: dal deserto, a N, dove la scarsa vegetazione è costellata da rare oasi in cui cresce la palma da dattero, alla fascia cespugliosa e arbustiva del sahel caratterizzata da piante xerofite, a quella delle savane erbose e arborate a S, che ospitano un gran numero di specie di acacie ed euforbie, per passare infine alle foresta a galleria, che costituiscono la vegetazione tipica dei tratti fluviali. La fauna del Ciad è molto ricca. Nel deserto i principali animali sono il dromedario, usato soprattutto come mezzo di trasporto, la volpe del Ruppell e il fennec, animale notturno simile alla volpe, oltre molti rettili e insetti. Nelle steppe del sahel vivono numerose specie di antilopi, gazzelle e struzzi; ma è soprattutto nelle savane che si trova il maggior numero di specie: qui sono diffusi i grandi mammiferi come il leone, il leopardo, l'elefante, la zebra e l'ippopotamo, cui è legata l'immagine stessa del continente africano. Quattro sono i parchi nazionali del Paese, di cui i più importanti sono quello di Zakouma e di Manda, nella regione del Sudan, mentre le aree protette costituiscono il 9% di tutto il territorio. Il Paese nonostante la grande varietà di specie animali, presenta gravi problemi ambientali e gli sforzi del governo per risolverli hanno sempre trovato ostacolo nella loro realizzazione a causa della guerra civile che si è protratta per circa un trentennio; ne è un esempio la progressiva desertificazione del territorio, causata dall'aumento della siccità e dall'eccessivo sfruttamento del suolo che sta portando il lago Ciad a un lento prosciugamento delle sue acque. Altro problema è il bracconaggio che, debolmente perseguito dalle autorità, ha messo a rischio la sopravvivenza dell'elefante bianco, le cui zanne sono vendute sul mercato dell'avorio.

Economia

Sono ancora assai lontane le possibilità di un pur modesto sviluppo per un Paese che, come il Ciad, alle molteplici difficoltà d'ordine geofisico, umano ed economico ha unito il dramma di una guerra civile: il Ciad con un Prodotto Nazionale Lordo di 8.390 ml di $ USA e un PIL pro capite di 862 $ USA (2008), rimane infatti uno fra gli Stati più poveri del mondo. La difficile situazione economica in cui il Paese si trova è frutto di molteplici fattori: in primo luogo l'amministrazione coloniale francese non apportò che scarsi contributi in termini di modernizzazione delle tecniche colturali, a ciò si aggiunse la guerra civile che fermò per oltre quindici anni lo sviluppo del Ciad, inoltre la posizione geografica interna e la mancanza di un sistema sviluppato di vie di comunicazione impediscono lo sviluppo di traffici interni e internazionali, infine, gran parte del territorio del Paese è afflitto da avverse condizioni climatiche (in particolare lunghi e ripetuti periodi di siccità e conseguente desertificazione). Il Paese non ha potuto quindi impostare alcun autentico programma economico e molte regioni soffrono persino di grave penuria alimentare. § Oltremodo precaria è perciò l'esistenza di una popolazione che, nell'assoluta maggioranza, si dedica a una modestissima agricoltura di sussistenza, in particolare a una cerealicoltura povera, rappresentata quasi esclusivamente dal miglio e sorgo. La principale produzione industriale è quella del cotone: l'area destinata a questa coltura raggiunse la massima estensione nel 1963, per poi diminuire in seguito alla guerra civile riducendosi di ca. un terzo. Importanti stanno diventando le produzioni di arachidi e riso; è invece in calo, nel primo decennio del Duemila, la produzione di manioca. § Se il Nord del Paese è a rischio desertificazione, al contrario il Sud, grazie a programmi di rimboschimento, ha visto crescere in trent'anni (dal 1983) la superficie occupata dalle foreste dal 16% al 25%. § L'allevamento dispone di vasti spazi e viene praticato nella zona centrale del Sahel e si basa sopratutto su bovini e caprini; diffusi anche ovini, cammelli e volatili da cortile. § Durante gli anni Settata del Novecento il Ciad si posizionò fra i maggiori produttori di pesce dell'Africa; ancora all'inizio del XXI secolo, la pesca riveste un ruolo non marginale nella povera economia del Paese e viene effettuata nel lago Ciad e nei fiumi Chari e Logone. La maggior parte del prodotto viene essicato localmente: lungo le rive del lago Ciad e quelle confinanti con il Camerun il surplus di pescato viene essicato, salato e affumicato prima di essere venduto. § La modestissima attività industriale è basata sulla lavorazione dei prodotti agricoli e zootecnici locali (oleifici, zuccherifici, cotonifici, concerie ecc.); essa è concentrata soprattutto nel Sud del Paese e in particolare nella capitale. Lo stato detiene quote di maggioranza in tutte le principali attività industriali; limitate partecipazioni private sono lasciate ai francesi. § La risorsa mineraria più importante è il petrolio: il primo giacimento fu individuato nel 1974 a Sédigi, ma con lo scoppio della guerra civile il suo sfruttamento diminuì e tutti i progetti di estrazione furono interrotti; il secondo giacimento venne scoperto nel 1985 a Doba. Nel 2003 si è cominciato a estrarre greggio anche a Komé, è stata aperta una raffineria e, con i finanziamenti della Banca Mondiale, creato un oleodotto che collega i giacimenti con il Camerun. § La mancanza di ferrovie e la limitatezza della rete stradale (40.000 km nel 2006 di cui meno di 1000 asfaltati) accentua l'isolamento delle diverse regioni e limita il commercio; gli scambi internazionali avvengono principalmente tramite porti esteri; la capitale è dotata di aeroporto internazionale. Il Paese è stato sinora essenzialmente sostenuto dal FMI e dalla Francia, con cui altresì si svolge l'assoluta maggioranza degli scambi internazionali. La bilancia commerciale registra un cronico passivo: le esportazioni sono rappresentate da cotone, seguito da carni, bestiame, pesce ecc.; le importazioni riguardano macchinari e mezzi di trasporto, generi alimentari, manufatti in genere.

Storia

Il territorio fu, fin da tempi remoti, sede di potenti reami come quelli di Kanem (sec. IX) e di Baghirmi (sec. XVI) che, dopo aver subito un diffuso processo di islamizzazione, estesero la loro influenza e il loro controllo su vaste regioni limitrofe dell'Africa centrale subsahariana. La tratta degli schiavi, praticata ai danni delle tribù nere autoctone, costituì (insieme al traffico dell'avorio e delle penne di struzzo) una delle attività più tristemente remunerative ed ebbe come destinazione soprattutto l'Egitto e i Paesi dell'Oriente. Nella seconda metà del sec. XIX la Francia, che perseguiva un ambizioso disegno di espansione coloniale nell'Africa occidentale ed equatoriale, penetrò nelle regioni del Ciad, traendo anche spunto dai conflitti tra potentati indigeni e dall'aggressiva condotta di Rabah Zubair che, dopo aver conquistato il Baghirmi nel 1892, aveva invaso anche il Bornu. Dopo una campagna difficile e non priva di insuccessi, le truppe francesi sconfissero e uccisero Rabah il 22 aprile 1900 a Kousseri. Gli accordi di protettorato conclusi a partire dal 1892 assicurarono in pratica alla Francia tutta l'area del Ciad, con la quale poteva così realizzarsi la saldatura dei territori dell'Africa occidentale con quelli dell'Africa equatoriale. L'organizzazione amministrativa del Ciad, che aveva nei primi tempi carattere militare, subì numerosi mutamenti nei primi decenni del sec. XX fino ad assumere un assetto ben definito nel 1920 allorquando il Paese acquistò lo status di colonia. Durante la seconda guerra mondiale, dopo l'armistizio franco-tedesco del giugno 1940, il governatore F. Eboué si pronunciò per la continuazione della guerra a fianco del generale De Gaulle e il Ciad divenne base importante per le operazioni delle truppe alleate. Nel frattempo, ancora per opera di F. Eboué, vennero attuate una decentralizzazione amministrativa e l'incorporazione di alcune istituzioni native nel regime politico-amministrativo del Paese. Con la Legge Quadro del 1956 fu concessa maggiore autonomia anche al Ciad che, a seguito del referendum istituzionale del 1958, si costituì in Repubblica autonoma nell'ambito della Comunità franco-africana. L'11 agosto 1960 il primo ministro F. Tombalbaye proclamò la piena indipendenza del Paese nell'ambito della Comunità e divenne anche capo dello Stato. Il 28 novembre 1960 il Ciad adottò una Costituzione, sostituita il 16 aprile 1962 da un'altra che istituiva un potere presidenziale e riconosceva il Partito Progressista come partito unico. Nel 1963 iniziarono però nelle regioni settentrionali, orientali e nordorientali movimenti di rivolta determinati dalla pressione fiscale e dalle discriminazioni razziali e religiose, intese a risolvere con la forza le contraddizioni tra il Nord nomade e musulmano e il Sud sedentario e animista. Nel 1966 i partigiani della lotta armata fondarono il Frolinat (Fronte di liberazione nazionale del Ciad), diretto dal dottor Aba Siddik; Tombalbaye in risposta chiese l'intervento dell'esercito francese. Numerosi appartenenti al Frolinat si riaccostarono allora al governo (1970). Successivamente il Frolinat, grazie al sostegno della Libia e approfittando del ritiro del corpo militare francese, intensificò la guerriglia occupando nel febbraio 1973 Am-Timan. Nel novembre 1974 Tombalbaye decise di ristabilire una stretta cooperazione con la Francia. Ma un putsch militare rovesciò nel 1975 il regime civile, uccidendo Tombalbaye e affidando il potere a Félix Malloum. Questi avviò una politica di riconciliazione nazionale, assegnando a Hissène Habré (capo delle Forze armate del Nord, che si erano scisse dal Frolinat) la carica di primo ministro. Nel Paese si scatenò la guerra tra le opposte fazioni e nel 1979 il potere fu assunto da un governo provvisorio di unione nazionale, presieduto da Goukouni Oueddei. Nel 1980 la tensione fra i diversi gruppi provocò aspri scontri fra gli uomini di Habré e quelli di Goukouni, sostenitori questi ultimi di una politica di cooperazione con la Libia che Habré rifiutava. Nel giugno del 1980 le Forze armate del Nord conquistarono a N'djamena il complesso degli edifici presidenziali, ma il 16 giugno dello stesso anno venne data notizia della conclusione di un trattato fra il Ciad e la Libia (che aveva appoggiato le forze guidate da Goukouni). Habré, rifugiatosi all'estero, riorganizzò le sue forze e lanciò una violenta controffensiva; nel giugno 1982 poté rientrare a N'djamena. Goukouni si rifugiò in Algeria e nel mese di ottobre Habré assunse la presidenza della Repubblica; nel 1983 il suo governo fu riconosciuto dall'OUA. Nel 1984 il Paese fu spartito in due lungo la linea del 16º parallelo: la parte settentrionale era retta dal governo di unione nazionale (GUNT) di Goukouni, appoggiato dalla Libia, quella meridionale era controllata dal governo (internazionalmente riconosciuto) di Habré, sostenuto dai parà francesi e poi anche dagli Stati Uniti. Superata nel 1986 la linea del 16º parallelo, Habré riconquistò progressivamente tutto il Nord del Paese; nel settembre del 1987 venne finalmente proclamato il cessate il fuoco. Nell'aprile 1989, dopo un periodo di apparente unità politica, venne sventato un tentativo di colpo di stato guidato dal ministro dell'Interno, dall'ex comandante delle Forze armate e dal consigliere del capo dello Stato, Idriss Déby, che si rifugiò in Libia. Quest'ultimo, data vita in Sudan a un nuovo movimento d'opposizione, riuscì a organizzare nei mesi successivi una robusta attività di guerriglia: radicandosi in rivalità etniche e fra gruppi di potere, nonché sfruttando armi e consiglieri libici, essa poté rafforzarsi fino a conquistare N'djamena fra l'1 e il 2 dicembre 1990, nell'indifferenza del contingente francese, intervenuto invece nel 1983 e nel 1987 in difesa delle forze governative. Fuggito Habré, Déby, leader del Movimento Patriottico di Salvezza (MPS), assunto il potere, si dichiarò favorevole all'introduzione del multipartitismo e di riforme democratiche, pur sciogliendo il Parlamento e sospendendo la Costituzione voluta dal precedente regime (dicembre 1989). Il processo di democratizzazione incontrò tuttavia seri ostacoli nel perdurare di conflitti etnici, con sanguinose azioni di guerriglia scatenate dai ribelli fedeli al deposto presidente Habré. Il periodo di passaggio verso una democrazia multipartitica, iniziato nel Paese nel novembre 1993 e la cui scadenza era prevista per l'aprile 1995, venne prolungato per la seconda volta di un anno dal Consiglio superiore di transizione (CST), confermando le numerose difficoltà implicite nel processo di democratizzazione del Paese. Il CST successivamente nominò un nuovo primo ministro: Koibla Djimasta. Nel giugno 1996 si svolsero le sospirate elezioni presidenziali, rese possibili anche grazie al decisivo sostegno della Francia. Déby ottenne circa il 44% dei consensi al primo turno e il mese successivo, con circa il 70% dei suffragi, fu eletto presidente. Con le elezioni legislative, tenutesi nel gennaio-febbraio 1997 e vinte dal MPS, sembrava concludersi la prima fase del faticoso avvio del Paese verso la democrazia. Il lento processo di rinnovamento democratico era tuttavia minato dai continui scontri armati con i gruppi di opposizione al governo. Nel maggio 1998 il governo e le forze ribelli firmarono un accordo, ma, un anno dopo, gli scontri fra le forze governative e le truppe del Movimento per la Democrazia e Giustizia nel Ciad (MDJT) ripresero nella regione settentrionale e soltanto nel luglio 1999 il governo riuscì a porre fine ai combattimenti, firmando un accordo di riconciliazione con il gruppo di opposizione armata. Nel maggio del 2001 Déby venne rieletto presidente al primo turno in un clima reso turbolento da sospetti di brogli. Nel 2004, a causa della guerra scoppiata in Darfur (Sudan) oltre 95.000 profughi di questa regione invasero il Ciad sollevando gravi problemi di sicurezza ed economici. Nel giugno 2005 un referendum per la modifica della Costituzione riguardante il mandato presidenziale, permise a Déby di presentarsi una terza volta, grazie anche al ritiro dell'opposizione dalla competizione elettorale, e riconfermarsi presidente (2006). A causa della guerra in Darfur e della presenza di forze ribelli sul confine fra Ciad e Sudan i rapporti tra i due stati divenivano sempre più tesi. Nel maggio del 2007 il presidente Déby e il presidente sudanese Bashir firmavano un accordo di pace che avrebbe dovuto garantire il reciproco rispetto della sovranità territoriale. Nel febbraio del 2011 si svolgevano le elezioni legislative vinte dalla coalizione formata dal partito del presidente Déby e dai suoi alleati.

Cultura: generalità

I gruppi di più antico insediamento dell'area sono stati i cosiddetti chado-camiti, rappresentati dagli haussa e dai kotoko, eredi questi ultimi dell'antica popolazione leggendaria dei Sao, della quale la ricerca archeologica ha rivelato resti interessanti nel campo della ceramica e in quello della metallurgia. Successivamente il Ciad fu soprattutto luogo di transito delle lunghe rotte carovaniere, come la Transahariana, dirette a N verso Libia ed Egitto, a W e a E, verso il Sudan. Le merci trasportate erano schiavi, bestiame, oro, avorio, armi e tessuti. Il Ciad risulta un Paese estremamente composito, sia come etnie sia come lingue. Questa diversità si manifesta anche nelle tipologie abitative: la maggior parte della popolazione, quella sudanese delle regioni meridionali, vive in piccoli villaggi dedicandosi prevalentemente alla coltivazione del miglio o di altri cereali, e che è praticata nella savana, dove il terreno viene preparato con incendi circoscritti. Le capanne sono a tetto conico, di paglia, e i villaggi sono cintati da siepi o da palizzate di canne, formando degli enclos comprendenti capanne per l'abitazione, per la cucina, per gli attrezzi, per il pollame, oltre che l'immancabile granaio per i cereali. Nella fascia saheliana si hanno villaggi di capanne recintati presso le coltivazioni; dove invece prevale I'allevamento, si allestiscono sedi temporanee con tende emisferiche di stuoie, tipiche più o meno di quasi tutti i nomadi sahariani. Nel Sahara gli insediamenti sono limitati alle oasi, con case di fango di forma circolare, coperte da tetti di paglia e circondate da piccoli campi, coltivati a ortaggi e cereali. I vari gruppi etnici si diversificano anche per quanto riguarda l'alimentazione; non esiste infatti una 'cultura condivisa' del cibo. Un piatto però, che è comune in tutto il Paese, è una specie di porridge ridotto a granelli, di farina di sorgo o di miglio, servito con salse a base di carne, pesce essiccato, pomodori, cipolle e spezie. Nelle tradizioni culinarie la divisione tra nord e sud è solo apparente: a sud non esiste pesce nella dieta, e si consumano meno derivati del latte degli animali da pascolo. Di contro l'alimentazione della popolazione che vive a sud si arricchisce di diverse varietà di prodotti della foresta, con un buon consumo di tuberi, spezie e frutta. I prodotti principali, oltre il sorgo e il miglio, sono il mais, la manioca, le patate, il riso, il sesamo e alcune varietà di fagioli.

Cultura: letteratura

Il modesto tasso di scolarizzazione ha facilitato il permanere della tradizione orale, in lingue locali. Tale tradizione è oggetto di ricerca e studio da parte di scrittori in lingua francese, come Joseph Seïd Brahim (n.1927), che a essa si è ispirato per il suo volume di racconti Au Tchad sous les étoiles (1962), segna l'inizio della produzione letteraria in francese. L'interesse etnologico è alla base anche delle opere di Joseph e Marie-José Tubiana. Il 1962 ha registrato inoltre il successo della commedia La Dot, di Samuel Palou Bebnone, che si ispira alle fonti drammatiche popolari. Pur rifacendosi al folclore, Bebnone esprime idee progressiste in opere che vanno dalla satira sociale al dramma storico. La rivoluzione culturale del 1969 ha orientato le energie creative verso l'esaltazione della cultura nazionale. In questa ottica si pone il saggio Le refus de l'école (1976) di Issa H. Khayar (che è anche autore drammatico), in cui si tratta lo scottante problema di una scolarizzazione in lingua francese rifiutata in nome della tradizione islamica. Negli anni Settanta e Ottanta si segnala l'attività letteraria di Moustapha Baba (1952-1982), valido autore di commedie di costume, novelle e di un romanzo storico, e di M. Naindouba, scrittore di novelle. Le opere apparse negli anni Ottanta evidenziano le inquietudini e gli squilibri determinati dall'occidentalizzazione e criticano a un tempo i nuovi regimi africani e le antiche tradizioni. Il romanzo e la novella sono rappresentati da A. Bangui-Rombaye, che ha scritto anche l'autobiografia Prisonnier de Tombalbaye (1980), sul doloroso problema della libertà e dei diritti umani violati dalle dittature africane. Citiamo ancora N. Ndjekery e Yves Siamard, entrambi anche autori teatrali. Altri scrittori hanno preferito trattare temi estranei alla vita del proprio Paese, come il poeta G.N. Beng Djan (Il fleurit à Soweto, 1988) e l'autore drammatico M. Naindouba (L'étudiant de Soweto, 1980) che deprecano il regime razzista del Sudafrica. Notevole la saggistica, ispirata alle recenti vicissitudini politiche, con Tchad, guerre civile et désagrégation de l'Ètat (1985) di G. Ngothe Gatta e Tchad, regards sur les élites Ouaddaïennes (1985) di Issa H. Khayar. Sempre ispirate alle vicende politiche del Paese le opere di M. Hassan Abbakar e quelle di A. Kotoro. La nuova generazione di scrittori invece si è in parte affrancata da questo cliché narrativo cimentandosi in generi come la novella, la poesia, il poliziesco. Negli anni Novanta sono emersi in particolar modo N. Bena Djangrang (n. 1959) con Pierre, poussière (1990) e la raccolta di poesie Passage à l'infini (1999) e K. Lanko con Regards dans une larme (1990).

Bibliografia

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