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Batracomiomachìa

poemetto burlesco greco in esametri (il titolo significa “battaglia delle rane e dei topi”), attribuito nell'antichità a Omero, ma che la critica moderna colloca tra il sec. V e il III a. C. Con i toni solenni dell'epica narra come il re dei Topi, Rubabriciole, è portato attraverso uno stagno sul dorso del re dei Ranocchi, Gonfiagote, che a un certo momento, spaventato dall'apparire di una biscia, si tuffa sott'acqua e lo lascia annegare. Di qui la guerra dichiarata dai Topi alle Rane: come in Omero, Zeus convoca gli dei; ma Atena, interpellata, non appoggerà né gli uni né le altre; è Zeus che con i suoi fulmini e l'invio dell'esercito dei Granchi provoca la fuga dei Topi. Della Batracomiomachia esistono varie traduzioni. La più importante e più conosciuta è quella di Demetrio Zeno, letterato cretese, pubblicata a Venezia nel 1539. G. Leopardi lo tradusse in versi e ne scrisse una sorta di continuazione, i Paralipomeni alla Batracomiomachia (postumi, 1842) in otto canti in ottava rima, in cui, sotto l'allegoria degli animali protagonisti della vicenda, satireggia la società contemporanea e le sue lotte politiche, soprattutto la poliziesca tirannide austriaca dal 1815 al 1835 e le illusioni dei liberali italiani.

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